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sabato 28 luglio 2012

Domani perché?

La domanda era rimasta sospesa nell'aria, tremula nelle onde di caldo che salivano dal piazzale di cemento.
La bambina guardava all'insù, cercando nel volto della sua mamma l'indizio di una risposta. Che non giungeva.
Gli occhi della donna invece cercavano qualcosa nell'orizzonte; lo trovarono.
In parte nascosto dalla foschia, ma luminoso nel riverbero del tramonto, il simbolo della Compagnia si stagliava sull'enorme fiancata di acciaio della nave.
La mano libera della donna, quella che non stringeva dolcemente il polso della bambina, scivolò sotto l'orlo della maglietta e si fermò sulla cicatrice che aveva sul fianco destro.
Era guarita bene. L'intervento, era andato bene. Ciò che restava dei suoi organi vitali si stava riprendendo.
Lei lo sapeva; ogni giorno riusciva a stare in piedi più a lungo. Oggi, per la prima volta, si era sentita abbastanza in forze da accompagnare sua figlia fino allo Spazioporto.
"Papà e Patrick sono lassù" le aveva detto indicando la luminosa capocchia di spillo che si stagliava contro il cielo screziato di rosa.
Venere... la Colonia. La salvezza.

Abbassò lo sguardo, e lo girò intorno. Decine di donne e bambine, sole o a piccoli gruppi, erano sparpagliate nella spianata di cemento, osservando ciò che guardavano loro. Provando le stesse sensazioni.
Mille maledizioni si levavano contro quel cielo, e ricadevano tutto intorno come un'invisibile pioggia velenosa d'odio.
I militari, l'industria della ricerca, il governo... Dio stesso, forse.
Qquel virus era la scoperta del secolo, e nessuno si prendeva il merito di averlo inventato.
DNA-killer, l'avevano chiamato. Niente cura, niente prevenzione. Nessuna immunità. Colpiva chiunque, dovunque.
Purché fosse maschio.
Un virus che si replicava distruggendo selettivamente il DNA umano; ma solo quello del cromosoma Y.
Erano morti a milioni prima che qualcuno capisse di che si trattasse.
Dopo il primo miliardo di vittime, i maschi superstiti iniziarono ad imbarcarsi per le Colonie.
Nel giro di una settimana i prezzi del biglietto e dei permessi di lavoro costavano più di un appartamento di lusso.
La vendita di organi sani era una possibilità per racimolare abbastanza da pagare la salvezza. Non la possibilità peggiore.
Solo organi di donne, ovviamente. Cellule XX.
La loro famiglia aveva resistito più a lungo di tante altre. Lui non voleva saperne.
Se non avessero avuto Patrick, lei non sarebbe mai riuscita a convincerlo.
Il ragazzo era troppo piccolo per cavarsela da solo, per cui i biglietti da comprare erano due.
Per fortuna, lei era una donna giovane. Forte.
I medici rimasero comunque molto sorpresi quando si risvegliò dopo l'intervento. Ancora di più quando uscì dalla clinica con le proprie gambe, un mese dopo, sorretta dalla sorella e stringendo la manina della figlia.
I ricordi si interruppero, una sensazione di freddo dentro allo stomaco la scosse.
Farlo ancora... il pensiero le tornò di nuovo alla mente, controvoglia.
Negli ultimi giorni non riusciva a respingerlo.
Non all'ospedale. Non le avrebbero mai dato il permesso.
Ma c'erano altre vie, naturalmente. Era molto facile, e molto pericoloso.
E sapeva che non sarebbe sopravvissuta comunque.
La bambina ripeté la sua domanda.
"Domani perché? Andiamo oggi!"
"Oggi non si può." rispose. "La nave non è ancora pronta"
Era una piccola bugia, ma dolce come un fiocco di neve sulla pelle bruciata dal sole.
"Domani quando?"
Domandò la piccola con tono piagnucoloso.
La sua generazione sarebbe stata l'ultima sulla terra.
Sarebbero morte sole. Tutte loro. Qui non c'era domani.
"Presto, amore". E strinse più forte la sua piccola mano.
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