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mercoledì 1 agosto 2012

Mare d'ombra

Il sole splendeva sul mare turchese, calmo e profondo; dardeggiava ricami di luce sulle bianche scogliere, dove battevano ritmicamente ondate solenni.
Lui guardò il respiro della risacca, e l'orizzonte, limpido e sgombro.
Assaporò l'aria salmastra insieme con la solitudine totale di quel luogo.
Sedette e attese.

Il sole tramontava in un pozzo di fuoco, tingendo il cielo come un'immensa tavolozza di toni cangianti, sempre più cupi.
Quindi lei giunse, appena prima della notte.
Lui si alzò in silenzio.
Lei fece scivolare il cappuccio del mantello e sciolse i capelli corvini.
Era molto bella; gli avevano detto questo, ma qui era diverso.
Forse per tutta la strada che aveva fatto, o per il tempo passato a cercarla - sapendo di doverla incontrare, alla fine.

Lei parlò.
"Non è questa l'ora."
Aveva gli occhi bianchi. Completamente. Era difficile guardarla.
"Va'. Non puoi restare."



Lui non si mosse. Era stanco di andare, stanco del cammino. Di quello fatto e più ancora di ciò che gli restava da percorrere.
"Resterò". Rispose, fissando lo sguardo a terra. Un minuscolo paguro trascinava la sua casa verso la risacca.
Lei fissò quegli occhi impossibili verso i suoi, e un'ondata di gelo lo avvolse, annichilando il calore lasciato dal sole e la tiepida brezza che gli sfiorava la pelle.
"Sarai solo qui"
"Fin quando verrai." replicò lui, rabbrividendo fino all'anima.

Lei annuì. Abbassò lo sguardo, si volse e si incamminò verso il mare.
Il gelo che lui sentiva si allontanava insieme alla nera figura di donna, mentre un senso di oppressione gli cresceva nell'anima ad ogni passo che la portava lontano.

Lei volse di nuovo, come per un ultimo saluto. "Qui eterna è l'attesa" disse.
E svanì in un refolo di brezza, come uno spruzzo di spuma che sprofonda di nuovo nel mare.




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