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lunedì 10 settembre 2012

Ninna-bot

Ted fece qualche passo sul suolo coperto di cenere, attento ad evitare i detriti nascosti.
Avanzò cautamente verso l'ingresso di un edificio ancora in piedi, l'unico che avevano individuato in mezzo alle rovine.

"Ted, mi ricevi?"
"Ciao Mario. Dove sei sceso?"
"Duecento metri a nord del punto di ritrovo."
"Sei sulla mia sinistra. Accendi il segnalatore".
"Ok."

Ted si voltò, e strizzò gli occhi. Un bagliore violaceo era visibile nella penombra, oltre la cortina di polvere radioattiva.
"Ti vedo" disse con sollievo.

Pochi minuti dopo erano vicini. Si salutarono con un breve contatto delle mani attraverso le tute antiradiazioni.
L'edificio era quasi completamente crollato, sbriciolato e soffiato via dall'onda d'urto delle esplosioni, ma un'ala era rimasta in piedi fin quasi a tutto il secondo piano. Forse era stata protetta da qualche edificio più alto. L'ingresso era ancora integro.

Vi si diressero, con Mario che si dava da fare con lo scanner portatile.
Ted superò con qualche difficoltà una scala in rovina, e trovò un varco fra i battenti fracassati del portone. Si trovò in un ampio atrio.
Sullo sfondo, il fascio della torcia illuminava l'inizio di uno scalone, dalla balaustra in ferro battuto semifusa. Le pareti erano di marmo scuro, quasi completamente eroso dalla polvere.
Doveva essere stata una palazzina di lusso, da borghesia agiata.

"Ehi, c'è qualcosa qui". La voce di Mario all'auricolare sembrava eccitata.
"Arrivo". Il compagno era fermo a pochi metri dall'ingresso.


"Cosa hai trovato?"
"Attività elettrica."
"Sei sicuro?"
"Impossibile sbagliare.  Dietro quella parete c'è un'apparecchiatura in funzione."
Ted sentì il cuore sobbalzare in petto.
"Mario ti rendi conto? Se hai ragione..."
"Stavolta svoltiamo."

Ted respirò a fondo.
"Quant'è lontano?"
"Meno di cinque metri".
Cinque metri! Appena al di là della parete di cemento. Doveva esserci una stanza.
Iniziò a guardarsi intorno, in cerca di un meccanismo di apertura.

Era difficile tenere sotto controllo l'emozione.
Lui e Ted avevano fatto sette viaggi nelle Rovine negli ultimi tre anni. La maggior parte dei cercatori non arrivava oltre il terzo.
Crepacci nascosti dalla polvere, sacche di radiazioni, tempeste di vento che ti strappavano prima le tute di dosso, poi la carne dalle ossa.
C'erano diversi modi di morire sulla vecchia Terra.
Ma c'era anche tutta quella tecnologia da recuperare. Apparecchiature di prima della guerra, che nessuno dopo cinquant'anni di conflitto nucleare era capace di produrre. Roba che avrebbe reso la vita molto meno dura alla gente delle Colonie sugli asteroidi.
Per scoperte importanti, il governo era disposto a pagare un Cercatore abbastanza da sistemarlo per due vite.
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