Privacy

Questo sito fa uso dei cookies utilizzati dalla piattaforme blogger per garantire una migliore esperienza di fruizione dei contenuti e per raccogliere statistiche anonime sugli accessi e sulla visualizzazioni di pagina. Visitandolo ne accettiutilizzo secondo quanto previsto dalle norme specifiche di Google Inc. relative alla propria politica sulla privacy.

mercoledì 31 ottobre 2012

Fuori di zucca

Sembra incredibile, ma giuro che è vero. Ho scoperto che il 31 ottobre è la festa di Halloween quando ero all'università, guardando i Simpson.
Fino ad allora, il 31 ottobre rappresentava il giorno prima della festa di tutti i Santi, che è seguita da quella dei morti. Tradizioni della mia infanzia.
Di solito si ricordavano gli uni e gli altri andando alla Messa, e poi tutti nella casa in montagna della nonna. Ci si metteva a tavola e si facevano scomparire molte creature (commestibili) del Signore. Gli unici mostri che ricordo sono quelli che sognavo la notte, dopo tre piatti di cinghiale in umido e porcini fritti.
Altri tempi, ma neanche lontani, non son mica vecchio.
Oggi comunque ci son altre robe. Le Zombie Walk,  i ragazzini per strada che strillano "dolcetto o scherzetto" (mentre tutti si domandano che cavolo vuol dire).
Chi si veste da mostro, chi da scheletro, belle figliole che girano in succinti abitini (e ci vuol fantasia a vederci le streghe).
Noi invece, da ragazzini, si stava a vedere solo quando maturavano le zucche.

E poi, quale che fosse il giorno, senza saper che ce n'era uno prescritto, si prendeva una zucca grossa dal campo. Si tagliava quasi in cima, poi ci si dava da fare per svuotarla e comporre la classica testa ghignante.
Ci si metteva la candela dentro, si accendeva.
Dopo poi, con addosso vestiti normali, senza gridar fesserie, anzi in silenzio religioso, si andava a cercare un incrocio buio.
Si prendeva un lenzuolo e si stedeva in mezzo alla strada, un po' rigonfio perché sembrasse un uomo steso per terra. Andava posizionato dove si vedesse proprio male, magari sbucando dalla curva.
La zucca fungeva da testa, e forniva quel poco di chiarore perché la sagoma risaltasse bene.


Dopo di che si attendeva il passaggio di una macchina, sperando che piovesse un po', che lo scherzo veniva meglio.
Si aspettava, fremendo d'eccitazione infantile al primo bagliore di fanale. Il rumore si avvicina, la striscia gialla di luce irrompe da dietro la curva e illumina il finto morto in mezzo alla via.
E dopo eran frenate, sbandate e tanti smoccoli toscani, gridati dal finestrino abbassato in fretta e furia, ma perfettamente comprensibili. C'erano anche alcune zucche sfracellate. Mica son tutti piloti!
Ma insomma, con qualche zucca di riserva, si passava volentieri una serata d'ottobre.

Non lo so se le tradizioni di oggi sian migliori o peggiori delle nostre. Sicuramente meno scriteriate. Come ho titolato, noi si era abbastanza fuori di zucca.
Ma una cosa buona di quegli anni è che le nostre cretinate non ce le insegnava nessuno. Non si apprendevano da youtube e dopo non si postavano su facebook.
Eravamo noi, e le nostre cazzate. Idea nostra, colpa nostra.

Veniva sempre il momento in cui qualcuno dei grandi chiedeva "chi è stato?" oppure "di chi è l'idea?"
E il colpevole saltava fuori sempre, senza errori giudiziari, al primo e unico grado del processo.
Pena eseguita sul posto.
Insomma le zucche a noi ci hanno insegnato tante cose sulla responsabilità, e oggi me ne ricordo spesso.
Chissà se Halloween ha portato di meglio. Speriamo di sì.
Qui intanto piove, com'è giusto in una serata di fine ottobre.
E mi vien da pensare ai morti, quelli che il 2 mattina dovrò visitare davvero, per lavoro.
Sarà un modo di ricordarsi di loro nella loro festa. Con rispetto, che va sempre bene.