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mercoledì 17 ottobre 2012

Messaggio in bottiglia



Al fortunato viandante,
che ha trovato il mio messaggio: anzitutto, di cuore vi auguro che possiate morir di malattia.
Lunga, e dolorosa, se possibile.  
Se domandate il motivo di tanto livore, sappiate che a chi vi scrive è appena toccata una brutta morte.
E la colpa è soltanto vostra.
Anche se non mi credete, aprendo la bottiglia avete preso la mia vita, e dovete sapere perché.
Quanto ho scelto di arruolarmi, avevo tre sole ragioni: ero giovane, povero e sciocco. Ma mentre scrivo, dopo vent’anni nella Marina di Sua Maestà, sono fiero di quel che ho fatto. Mentre servivo su questa nave, gente migliore di voi e di me ha versato il proprio sangue per l’Impero.
E oggi, intrappolati con me in quest’assurdo vortice, conto più fratelli che semplici amici.
A lungo la gloriosa “Crusader” ha pattugliato i confini, rintuzzato ogni attacco, messo in fuga i vascelli nemici con indomito coraggio.

Ma né il valore del Comandante, né la perizia degli uomini, hanno potuto evitare che l’Ammiraglia della Flotta finisse incagliata in questo scherzo della natura.
Sono mesi che lottiamo contro questo risucchio, e con tutti gli sforzi a malapena riusciamo a mantenere una rotta che ci permette di non venir trascinati dentro. Gli uomini sono allo stremo, le risorse scarseggiano.
Non c’è modo di comunicare con il Comando, né di chiedere aiuto.

In casi come questi, la Bottiglia è l’unica speranza. Sappiamo tutti come funziona, ma finché non arriva il momento, nessuno ci pensa sul serio.
Si dà il consenso al momento dell’arruolamento, pensando che non capiterà mai di farlo davvero. E invece a me è capitato. E se volete saperlo, non sono un eroe. Sono stato estratto a sorte. Ma ora ne sono orgoglioso.

Sappiate dunque che vent’anni fa, nella Bottiglia che avete aperta, fu messo un foglio bianco. Esso è collegato con quello che ora io tengo fra le mani, e dove ho scritto il mio messaggio. La bottiglia fu ancorata in mare, al largo del porto di Londra.
Nell’istante in cui inserirò il mio nel Comunicatore, i due fogli si scambieranno, e la corda che trattiene la bottiglia si spezzerà. In breve essa giungerà a riva, dove voi la troverete.
Non mi intendo di meccanica quantistica, perciò non sono in grado di spiegare perché, nell’esatto momento in cui leggerete il mio messaggio, gli atomi del mio corpo inizieranno lentamente a separarsi, portandomi una morte terribilmente dolorosa.

Ma né io né voi possiamo farci niente. Perciò addio, mio sconosciuto e involontario assassino. Per quel che avete fatto, io vi perdono.
Ora correte. Dietro al foglio vi sono le nostre coordinate sub-spaziali.
Portate il messaggio al Comando della Flotta Stellare del Secondo Impero Britannico; loro sapranno come venirci in aiuto

Sergente J. D. Ros,
Nave da Battaglia “Crusader”, della Flotta di Sua Maestà la Regina.
12 ottobre 2642


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