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mercoledì 28 novembre 2012

Il misfatto

Questo racconto è stato scritto per un esercizio di scrittura creativa dal titolo "racconta un quadro", nel bel forum di "inchiostro e patatine".
Il gioco consiste nel descrivere una serie di personaggi di un quadro.
Il mio personaggio è quello sotto la scritta "wererabbit78", di cui si vede solo la testa e il cappello color senape.



Il ragazzo continuava a ripetersi che non avrebbe mai voluto farlo. Sapeva di essere una brava persona; se  avesse avuto una scelta, le cose sarebbero andate diversamente.
Una parte di lui attendeva comunque di vedere quel che sarebbe successo. Il fatto era compiuto e non poteva annullarlo, questo lo sapeva. Ma ciò non gli impediva di coltivare un ambiguo sentimento, un miscuglio di rimorso e di curiosità verso le conseguenze del suo gesto.
Perciò anziché fuggire, come avrebbe fatto chiunque altro si trovasse nelle sue condizioni, il ragazzo restava nei pressi del parco. Passava da un tavolo all’altro, mescolandosi nei gruppetti che conversavano, unendosi ai cori di chi levava i calici e intonava strofe di buon auspicio per gli sposi novelli.

Qualcosa in lui doveva apparire fuori posto, stonato. Gli altri invitati se ne accorgevano subito; se si univa ad una conversazione, nessuno ascoltava veramente ciò che aveva da dire; se si intrufolava in un capannello,  ben presto questo si scioglieva, per tornare a riunirsi altrove, dopo averlo escluso.
Naturalmente nessuno poteva sapere, ma nel suo intimo si faceva strada la convinzione che tutti sospettassero, che qualcuno avesse intuito il suo segreto prima del tempo.
Attanagliato da questo dubbio, il ragazzo indugiava sul luogo del misfatto, cercando conferme in ogni gesto apparentemente casuale dei convenuti.
Se qualcuno rifiutava del vino, o si allontanava improvvisamente dal banco delle libagioni, e nel farlo incrociava casualmente il suo sguardo, ne concludeva immediatamente di essere stato scoperto. Seguiva con trepidazione l’ignaro ospite, osservando dove si stesse dirigendo, nel timore di vederlo dar l'allarme al padrone di casa, o al mastro di tavola.
Il panico gli serrava il petto, la vista si annebbiava, mentre lui si sentiva sul punto di crollare, di tradirsi definitivamente.
Ma poi quello si fermava a parlare con una bella ragazza, o con uno dei marinai che si concedevano una pausa dal servizio sul traghetto. E allora una gioia insensata lo invadeva, fugando il timore di un attimo prima. Si sentiva al sicuro, l’angoscia cedeva il posto all’euforia, e il suo piano gli sembrava perfetto e infallibile.
Trascorse così buona parte del pomeriggio.
La festa era molto ben riuscita, la conversazione vivace, il cibo eccellente.
Gli sposi comparivano qua e là, deliziando i convenuti con il loro aspetto radioso. Lei era bellissima, notò il ragazzo con qualcosa di più che una punta d’invidia e desiderio.
Tutti si servivano abbondantemente e il vino scorreva a fiumi. Soprattutto il pregiato rosso di Borgogna.
Il padre della sposa, il Decano della facoltà di chimica, ne andava particolarmente fiero. Girava per i padiglioni con una bottiglia del suo vino ricercato, offrendo a tutti un assaggio del prezioso nettare. Per le nozze della figlia aveva tirato fuori le perle della propria cantina, rinomata in tutto il Paese.
Successe all'improvviso, non se ne accorse quasi nessuno. Ma il ragazzo lo vide, eccome. Si era appostato proprio nel punto giusto.
Una giovane donna, che si stava intrattenendo in conversazione con un distinto signore, portò distrattamente alle labbra un calice colmo di vino, e ne sorbì un piccolo sorso.
Il ragazzo lesse sul suo viso di lei il disappunto e la sorpresa. La giovane donna abbassò il calice, ci guardò dentro ed emise un gridolino di spavento.
"Ma... Come?" Gettò via il contenuto del bicchiere, che cadde a terra con uno scroscio e un tintinnio metallico.
Il ragazzo si guardò intorno. Stava succedendo in tutto il parco.
Ciascuno guardava nel proprio bicchiere, i camerieri sollevavano le bottiglie, esaminandole perplessi in controluce. I domestici corsero alla cantina, ne uscirono pallidi. Il padre della sposa fu avvertito, anche se gli bastava guardar la bottiglia che portava orgogliosamente in trionfo.
Il vino era mutato.
La sua essenza era svanita, lasciando al suo posto della chiara e trasparente acqua di fonte. Ed in fondo ad ogni calice, ad ogni bottiglia, ad ogni tino si era formata una piccola perla rossa. Un'inutile sassolino scarlatto dove si era sedimentata la misteriosa magia che faceva la differenza fra l'umile acqua ed il nobile frutto della vite.
Ce l'aveva fatta. L'esperimento aveva funzionato.
Il ragazzo finalmente si decise ad allontanarsi dalla festa. Godersi la sua vendetta non gli interessava granché. Gli bastava sapere che la sua formula funzionava.
Trasformare il vino in acqua.
Certo, non c'era nessuna utilità pratica. Ma bastava a dimostrare la sua grandezza come chimico.
Il Decano ora stava urlando, se la prendeva con il maestro di tavola. Ma lui non c'entrava, il ragazzo lo sapeva. Era lui solo il responsabile.
Non gli piaceva quel che aveva fatto, ma non c’era stato un altro modo di parlare con quell’arrogante barone. Se l’era cercata.
Era stato facile intrufolarsi fra la folla dei lavoratori il giorno prima del rinfresco, e aggiungere la sua formula al grande tino preparato per il banchetto.
Ora avrebbe dovuto solo scrivere al Decano, dichiarare la propria responsabilità per l'accaduto, ed  essere finalmente riconosciuto per quel che era. Un genio.
Quel pallone gonfiato! Un'altra volta ci avrebbe pensato due volte prima di bocciarlo all'esame di chimica, insultandolo davanti a mezza facoltà.