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venerdì 23 novembre 2012

Il pelo nell'olio



Ho letto di una linea di prodotti di cosmetici a base di olio d’oliva. IGP Toscano.  
Creme viso, latte corpo, perfino shampoo. Con l’indicazione geografica tipica. Come se fosse Morellino di Scansano o prosciutto di Parma.
Roba per il consumatore attento, illuminato, eco-sensibile. Capace di apprezzare l’impiastro spalmabile che coniuga l’innovazione con la tradizione, promuovendo le eccellenze del territorio.
Il mio corpo è diverso. Davvero.

Non tollera che gli si spalmi niente sopra; le creme, anche quelle solari, reagiscono con i miei peli generando un effetto nutria infeltrita.
Il fatto è che qui, di Toscano IGP, c’è anche la mia carcassa. Che infatti riconosce l’olio d’oliva come proprio. Lo adora, ne abbisogna, ne abusa. Ma alle giuste condizioni.

Avete presente le calamite, che si attraggono amorevolmente se avvicinate per il verso giusto, mentre si respingono con violenza se per sventura sono accostate al rovescio?
Ecco, avviene così per il mio corpo e l’olio. Il lato giusto è l’interno del corpo. Non l’esterno.

Fuori, sulla pelle, ci vanno i vestiti, l’acqua (pochina), un non niente di vento leggero d’estate, un caldino dolce e costante d’inverno.
L’olio invece va dentro.
E’ una guida, un viatico, un esperto compagno di viaggio che sa condurre splendidamente a destinazione il tragitto del pane fresco, delle minestre, zuppe, ribollite, verdurine di stagione, pentolate di legumi cotti a puntino, zuppiere debordanti di pastasciutte memorabili, teglie di lasagne, distese di tortelli, spianate di funghi trifolati, soffritti, stufati e, perché no, crudi e profumati.  
E’ l’invito, il cartellino di riconoscimento, il passaporto per le succose e tenere porzioni di carni molto rosse e punto cotte (e Dio ne guardi, non “cotte al punto”), di spuntature, ritagli, animelle, costine, punte di cimalino, carpacci, involtini, polpette, braciole, rosette, bocconcini, e naturalmente monumentali bistecche con l’osso, ciclopici tagli di filetto, domestici cosciotti di pollame accostati ai primitivi brani di bestie boschive.

L’olio si aggiunge quando manca del sapore così  come quando un gusto eccede e sovrabbonda.
Se ne mette un filo se un piatto langue, o non soddisfa. E si versa ancora se invece, al contrario, la pietanza è gradevole ma manca quel “non so che”.
Lui sfrigola sulle griglie, ribolle nelle piagnatte, sfibra e stufa le scorze e le fibre nelle padelle, nei tegami, nei pentolini. Ovunque gorgoglia, scalda, brucia, tempera, ammorbidisce, impregna, insapora, accompagna, allunga, arricchisce.

Ma è sempre all'interno, che si compie l'incantesimo. Che si allaccia il legame indistricabile fra il prezioso liquido dorato e le più intime profondità del mio essere.
Solo lì dentro le calamite fanno clack!
La bocca è l'unica porta d'accesso per questo misterioso luogo d'incontro, dove si compone la fragile, mistica alchimia fra la carne e il succo d'oliva, fra l'animale e il vegetale.

È una magia preziosa e va preservata.
Per questo mi rivolgo a voi, esponenti della muliebre falange che porta il giogo di pelli essiccate e convive con sottocutanee invasioni di liquidi e fibre. Voi che subite la disobbedienza dell'adipe sfrontato, che diserta i luoghi del vostro corpo dove sarebbe più desiderato per radunarsi in antiestetici e malposti ammassi che gravano, debordano e sballottano.

Voi che sperate di alleviare i vostri tormenti usando in maniera perversa e invertita il prezioso succo, il più pregiato che la natura produce. Che vorreste distoglierlo dalle fauci che lo bramano per imbrattarci la pelle che lo rifugge.

Ravvedetevi!

Prendere il pane e fate quel che si deve. Ungete fragranti fette, assaporatele e oliate nel modo corretto le vostre cellule!
Prendetevi tutto il resto: il carotene, il germe di grano, le fave di fuca, i ribosomi, i flavonoidi, il collagene. Fatene scempio, cospargetivi, imbrattatevi, sommergetevi.

Ma lasciate l'olio a chi ha voglia di aver, fra i peli unti, solo quelli della bazza.


Parole chiave: cosmetici, olio IGP, creme, costume, società