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mercoledì 12 dicembre 2012

Quattro stagioni magiche



Lo ammetto, mi ci ero abituato.
Dal primo giorno del secolo ad oggi, che è l’ultima volta, i giorni così li ho sempre aspettati, e me li sono goduti. Sono dodici anni, in cui sapevo che ogni tredici mesi sarebbe arrivato un giorno speciale.
Quanti come me, a partire da quel primo gennaio del duemilauno, non si son sentiti almeno una volta in attesa della magia del 2.2.2?
Non vi ha consolato pensare che dopo ci sarebbe stato un 3.3.3, seguito da un 4.4.4 e via così?
Ogni anno un giorno speciale; che, per di più, capitava nel mese successivo a quello in cui era caduto  l’anno prima. Così si è composto una specie di calendario a sé stante, un  flusso di giorni magici che si snoda di stagione in stagione. Un rivolo parallelo al grande fiume del tempo...

A me tutto questo faceva pensare con curiosità al futuro, mi aiutava ad essere ottimista.

Son stati belli quei momenti. Quando in un giorno d’inverno, all’inizio del duemila, ti fermavi a domandarti come sarà la prossima primavera.
E che sensazione che dava,  fra i prati di maggio del 2005, immaginarsi l’estate dell’anno successivo!
Dolce l’autunno di fine decennio, a sognare il novembre di un altro anno, l’ultimo baluardo contro l’incedere baldanzoso del fiero inverno.

Oggi è alle porte, quel gigante di ghiaccio.Soffia le sue avanguardie impietose sulle ultime foglie, dimenticate morte sui rami già spogli. Sferza le nordiche pianure annunciando battaglia.
E’ alle porte, ma oggi, 12.12.12, non è arrivato. E’ ancora autunno per un soffio, anche se si tratta di un soffio gelato.

Ma girando il foglio del mio calendario immaginario, quello con i soli giorni magici, ci dovrebbe essere un improbabile 13.13.13. Un giorno d’inverno che oggi dovrei sognare, pensando dove sarò e cosa vedranno i miei occhi. Invece l’illusione si spezza, perché quel giorno non arriverà.

E il prossimo tredici gennaio, che secondo logica dovrebbe candidarsi ad essere il successivo “giorno magico”, non ha alcun fascino.
Guardate: 13.1.13
E’ banale anche solo a vederlo scritto. E poi è così vicino, così prevedibile... No, la magia non funziona più. Per quella data, so già chi sarà in turno in ufficio. Quanto dovrebbe pesare mia figlia. Le bollette che dovrò pagare. Si può anche indovinare che tempo farà, nuvola più o goccia meno.

E’ finito il calendario magico, si è seccato il ruscello parallelo nel fiume del tempo. L’incantesimo è giunto al termine.

Che rimpianto! Ve li ricordate i messaggini nel cuore della notte, con cui ci si invitava a brindare tutti insieme alle 1.23 del 4.5.6?
Si puntò la sveglia per saltar giù dal letto alle 2.34 del 5/6/7.  E dopo il brindisi, alle 4.56 del 7/8/9, si andò a far colazione con i cornetti, dandosi appuntamento al prossimo caffè, alle 8.09 del 10/11/12.

Roba passata, che non tornerà, per lo stesso motivo.
Dicembre è l’ultimo mese, con cui inizia l’ultima stagione.
La primavera che verrà non contiene giorni speciali. Allegoria, quanto mai puntuale, di ciò che ci aspetta.

Avevamo dodici mesi, quattro stagioni speciali, e poi basta.
Vien da chiedersi che ne abbiamo fatto.

Ma nell’ultimo giorno speciale forse c’è ancora una scintilla di magia. Basta per un guizzo in avanti nel tempo, uno svolazzo attraverso ottantasette anni e diciannove giorni.

Tanti ne mancano per averne altre quattro, di stagioni speciali. Bello sforzo, immaginarsi lì!

Ma in qualche modo, fra una cosa e l’altra, senza impegno, all’alba del prossimo 1.1.1, con chi può ci si ritrova, va bene?  


parole chiave: 12-12-12, racconti, numeri