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martedì 15 gennaio 2013

Il balsamo

Leggo la lettera ancora una volta. Ormai l'ho osservata tanto che le singole parole sono impresse nel mio occhio, come una luce guardata troppo a lungo.
C'è contenuta una speranza che non mi appartiene. Una via di fuga dalla mia prigione di dolore, il cui accesso mi è impedito.

Non sono riuscito a smaltire nemmeno un granello del veleno che mi è sceso nell'anima. Ogni giorno corrode il mio spirito e si insinua più a fondo nella parte viva della mia coscienza.

Nella lettera è narrata tutta la storia.
Gli eventi sono riportati fedelmente, come li ho vissuti io insieme ad altri milioni di persone.

Il linguaggio del funzionario, burocratico e formale, non riesce a rendere meno vivide le immagini che balzano alla memoria. Il testo stampato scompare, sostituito dalle scene di terrore, le fughe disperate dalle case, la gente che si riversa per le strade, per sfuggire alle Ombre. Lo sento ancora, spesso. L’odore del panico, delle gocce di orrore che trasudano dalle menti impazzite, per confluire e sfociare nell’oceano in cui siamo annegati tutti.

La lettera, sebbene porti la speranza, è impietosa. Riferisce ogni dettaglio e non nasconde nulla.
Racconta di chi inventò il farmaco, di chi lo autorizzò. Studi, valutazioni, errori. Della chimera che tutti inseguivamo, la presunzione e follia a cui gli uomini diedero il nome di libertà.

Ai ricordi del passato si appiccicano le immagini del presente, come un sudario gelido sulla carne morta.
Il suo letto vuoto, il suo armadio chiuso, rimasto come lei l'ha lasciato quel giorno. I quaderni, i diari, i suoi disegni.

Eppure la vista di queste vestigia avrebbe dovuto darmi solo gioia. Il pensiero mi fa contorcere lo stomaco di rabbia e un brivido mi accappona la pelle.

Ma all’epoca della diffusione del farmaco chiamato Balsamo, pensavamo davvero di poter drenare ogni pozzanghera di dolore e di paura. Un canto di sirena che ipnotizzò l'uomo e lo condusse alla rovina.

Un altro brivido lungo la schiena interrompe i miei pensieri.
Ma stavolta, lo so, non è per i ricordi tristi.
Laura è tornata. A volte sento quando lei è vicina.
Passa una manciata di secondi, poi mi travolge.

Anche stavolta è diverso dalle altre, ed è per questo che sono terrorizzato.
Non so cosa aspettarmi. A volte la stanza diventa buia e gelida. Altre ho la sensazione di essere chiuso in un anfratto roccioso, appena più largo del mio corpo, incapace di muovermi.

Il primo segno di Laura sono le sue dita attorno al collo, all’improvviso.
Il suo urlo è un canto di morte che mi spacca il cervello, soffocandomi la mente almeno quanto le sue mani mi stanno serrando la gola. So che non è reale ma non fa alcuna differenza. E nessuno è mai riuscito a spiegare perché dove le Ombre ti toccano rimangano i lividi.

Laura urla, alternando le parole alle grida belluine. Il suo tono alterato, cupo e stridulo al tempo stesso, è la voce della follia che vive nella mia mente. Mi vomita addosso rabbia, disprezzo, accuse orribili.
Poi spalanca la bocca, grande come l’apertura di un sepolcro, e mi inghiotte.

Affogo nel liquame marcio che vive in lei, che è lei. Vorrei che fosse reale, vero quanto è autentico il terrore che mi spappola lo stomaco. Che lei mi prendesse la vita, una buona volta e mi punisse per quello che ho fatto.
Ma non succederà. Saperlo non allenta il morso del terrore che sto provando, ma distrugge la speranza che tutto abbia fine.
Come sempre, un attimo prima che il cuore mi ceda, lei scompare. Sono a terra, tremante, i pantaloni pieni di quello che mi sono fatto addosso in preda al panico.

Anche stavolta per i primi minuti non ricordo bene dove sono e cosa sia accaduto. Ma sono certo che Laura tornerà. Forse fra un minuto, fra qualche ora oppure fra una settimana; ad un tratto senza preavviso mi salterà addosso, comparendo dal nulla, cercando di uccidermi senza riuscirci.

E’ così da vent’anni, per me e per gli altri. E va sempre peggio. La mia Ombra è ogni volta più aggressiva e oscura, ed ho sentito che è così per quasi tutti. Come se stessero crescendo, divorando giorno per giorno la gioia che doveva nascere dalle loro ceneri.

Sì, perché questo ci era stato promesso.
Era quella la chimera, la canzone delle sirene, il sogno di Prometeo dei nostri tempi.
Cancellare i morti, distruggerne il ricordo. E al posto del ricordi dei propri cari perduti, si diffondeva un euforico senso di libertà ed estasi senza confronto. Mille volte meglio della più raffinata delle droghe.

Chi non avrebbe barattato la felicità allo stato puro con il triste simulacro di coloro che erano comunque perduti? Facemmo tutti la stessa scelta. Una dose singola bastava, per sempre.

Le Ombre comparvero dopo circa tre mesi. I morti, che pensavamo dimenticati, tornavano dall’oblio in cui li avevamo relegati, sotto forma di violente apparizioni. Erano il frutto delle menti irrimediabilmente avvelenate dal Balsamo.

E fino ad oggi, non si è mai trovato un rimedio.
Oggi, il giorno in cui una lettera, scritta da un anonimo funzionario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, propone la sperimentazione di una cura. Un altro farmaco, in grado di distruggere definitivamente le Ombre, cancellarle per sempre dalle nostre menti.

Ripulitura completa.
Ho la fortuna di essere stato scelto per il primo gruppo. Ma come ho già detto, non posso farlo.
E’ domani l’ultimo giorno utile per rispondere, ma so già che non lo farò.

Ti aspetterò invece qui, come ogni volta. Il terrore è assoluto, ma ciò che mi fa più male è il rimorso.

Perché io so di averti amato, Laura. Lo vedo nelle cose che sono rimaste di te. Nei tuoi scritti, nei tuoi dipinti in cui si sente ancora l’eco di un amore totale, incondizionato.
Di quell’amore, che tu respiravi come se fosse aria, io non ricordo nulla.

Ed è questa mancanza, l’ombra oscura che mi sta distruggendo.