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venerdì 18 gennaio 2013

Il mare d'inverno



Mi risveglia la pioggia, un fruscio ovattato dalla barriera del parabrezza.
Apro gli occhi. Le gocce colano lungo il vetro, lacrime che nessuno asciuga.
Scivolano lentamente via, come la mia vita.
Ho di nuovo passato la notte in macchina.

L’alba è livida, il cielo ingombro di nuvole scure, che trasudano questa pioggia densa.
Esco dalla macchina. Una folata di aria gelida irrompe in quella viziata dell’abitacolo.
Da quanto sono chiuso qui dentro?
Sul sedile è accartocciato il sacchetto di un fastfood.
Mi assale un conato. Ho bisogno di camminare.
La pioggia è meno intensa ora. Sgocciola triste lungo le falde del cappotto. Il molo è deserto.
L’orizzonte, ripulito dalla pioggia, schiude allo sguardo sconfinate distese di cupi azzurri.
Per qualche minuto navigo con gli occhi, al largo; maestosi toni d’indaco si stemperano in un viola struggente, un rigo sottile che fa da cornice al mare e segna il confine con il grigiore del cielo.
Poi le lacrime ripartono, ogni cosa precipita nella pozza incolore che ho dentro.

C’è un bar, aperto d’inverno.
Dentro, l’odore fragrante di paste sfornate da poco. Lo stomaco si contorce in risposta.
Non ho fame, ho solo bisogno di mangiare.
Mi serve una ragazza: è scialba e insignificante.
So che se la guardassi veramente la troverei  bellissima; ma gli occhi dell’anima sono velati da un filtro grigio, che annebbia i sentimenti e attenua la luce interiore.  
All’inizio dell’inverno nel mio spirito è sceso un lunghissimo tramonto; precede la notte senza fine.

Uscendo dal bar mi incammino lungo il molo.
Gli spruzzi gelidi lambiscono i miei passi, come se volessero afferrarmi e trascinarmi giù. L’acqua scura e tumultuosa mi ipnotizza e mi attira. Il mare è un dolce sepolcro in cui spegnere le fiamme del rimorso.
Stringo più forte fra le dita, l’anello di Laura.
Lo guardo; brilla anche in quest’alba cupa.

Splende di luce propria, come faceva lei.
Ed in questa luce, innaturale e dolcissima, capisco che è ora.
Le acque gelide si richiudono subito dopo il passaggio; è incredibile come non si noti il minimo segno di quel che è avvenuto.



Indietreggio lentamente.
Poi mi giro e cammino di nuovo lungo il molo, verso la terraferma.
Non sono naufragato, anche se avrei voluto.
Laura, il mare custodisce ora il tuo anello; in cambio ho trattenuto il tuo amore.
Non ero con te in quel maledetto autobus e non posso seguirti dove sei ora.

Respiro.
L’aria scende nei polmoni e finalmente li sento aprirsi.