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giovedì 28 febbraio 2013

Diritti di lavoratore


La notte era piena di cristalli.
Schegge purpuree, acuminate come aculei, che guizzavano ovunque nel buio. Le incontrava a sciami, vorticanti e mortali. Gli sfrecciavano ad un palmo dal viso, mancandolo di un soffio, per poi rituffarsi nel vuoto senza fine.
Pensava sempre che la sua vita era legata a quelle cose quanto lo era la sua morte.
Sapeva di non poterle evitarle in eterno, prima o poi lo avrebbero fatto a pezzi. E cominciava a capire che non sarebbe mai riuscito a raccoglierne abbastanza per tornare a casa.
Il suo zaino era di nuovo pieno. La spia si accese e il cargo arrivò in meno di un minuto.

Recuperò il carico di cristalli e si allontanò in fretta. Il pilota lo salutò con la mano: anche loro, appena potevano, se la davano a gambe.
I minatori d’acqua, invece, restavano sempre in orbita. Specialmente durante le  tempeste solari, e questa era pure bella forte.
In mezzo a quel maledetto inferno i cristalli di ghiaccio si formavano a miliardi. Potevano raccogliere diverse tonnellate d’acqua in un turno di otto ore, ma era come farsi frullare in una granita cosmica.

Un grumo di cristalli gli venne incontro ad una velocità ragionevolmente bassa. Dovevano essere un bel mucchio. Agì rapidamente sui jet-pack. Spruzzo, giroscopio. Spruzzo,  giroscopio. Dopo un po’ diventava facile. Sfruttare l’inerzia, calcolare bene la quantità di moto, prevedere le traiettorie. Roba che si imparava in fretta. Purtroppo alcune traiettorie non si potevano prevedere, ed erano quelle che ti facevano finire frullato.

Guardò in basso. La vecchia Terra, grigia come non mai, si arrotolava su sé stessa mostrando i suoi deserti, le distese di polimeri abitativi, i mostruosi abissi di roccia scura, là dove una volta c’erano gli oceani.
Pensare che quella era la  culla della civiltà gli dava sempre una sensazione strana, qualcosa di simile alla nausea.
Eppure vi erano nate le Corporazioni, i loro primi sindacati. In quella palla accartocciata di rifiuti radioattivi erano stati scritti i Diritti dei Lavoratori Meccanizzati. Conquiste storiche, gli avevano detto. Una cosa di cui essere fieri, un motivo per svolgere il proprio lavoro a testa alta.
Sarà. Intanto lui era lì, a girare come un dannato meteorite, rischiando ogni volta di venir fatto a pezzi. 

Si concentrò. Aveva affiancato lo sciame dei cristalli di ghiaccio. Con un fremito di soddisfazione vide che aveva una velocità relativa molto piccola.
Era ancora in gamba, dopo tutto.  
Cinquecentoventisette anni nello spazio erano tanti, anche per un robot.