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venerdì 15 febbraio 2013

Il Furto


Questo post è dedicato alla Giornata Nazionale del Gatto (ne ho appreso da questa divertente disamina della questione sul blog di Skip). E' un vecchio racconto che rispolvero volentieri! 

 

Quando successe, Marcello si trovava esattamente all’incrocio fra via Verdi e la sopraelevata, e si accingeva a svoltare su quest’ultima.
Naturalmente non si accorse di niente, come chiunque altro, e continuò a camminare.
Nel foglietto che portava in mano una singola parola tracciata a penna scomparve. Non si cancellò, ma sparì senza traccia, come se non fosse mai stata scritta.
Fu solo uno degli innumerevoli eventi che accaddero in quel momento in tutto il globo. Molti di essi passarono quasi completamente inosservati: etichette che si scolorivano, spot pubblicitari che si azzittivano per una frazione di secondo, furgoni alimentari che improvvisamente presentavano un vuoto oblungo nelle succulente illustrazioni che li adornavano.

Ben presto la gente si accorse che qualcosa era capitato.
Passi una figura o una scritta, ma nei minuti successivi si cominciarono a notare fenomeni di ben maggiore importanza.

Gianni Rosignol, operaio metalmeccanico in pausa pranzo, si trovò a mordere due insipide metà di rosetta non più farcita. Masticò due o tre volte la mollica spugnosa e osservò il restante mezzo panino con sospettoso disgusto.
“Stasera l’aggiusto io quella donna!” bofonchiò rivolto alla moglie, prima indiziata dell’increscioso ammanco, e gettato ai numerosi piccioni il pasto indesiderabile, supplì la carenza dell’affettato con una generosa sorsata di vino.

Ben più scioccante fu per Saverio Torri, direttore del supermercato di Via Giolitti, la scoperta di un intero scaffale di prodotto in promozione completamente vuoto. L’uomo rimase a lungo in piedi esterrefatto, gli occhi spalancati dietro le spesse lenti, mentre la fronte pelata gli si imperlava di sudore.
Ladri? In pieno giorno? Impossibile. Era passato di lì pochi minuti prima, a guardare lo scaffale pieno zeppo. Nemmeno sotto Natale i clienti ne facevano manbassa con tanta rapidità, figuriamoci a mezzogiorno di un mercoledì di luglio.

Non fu il primo né l’ultimo a trovarsi sconcertato quella mattina; di lì a poco, l’intera comunità internazionale sarebbe stata sconvolta dalle imprevedibili conseguenze dell’evento, e l’umanità tutta avrebbe appreso due realtà incontrovertibili e inattese. Entrambe molto spiacevoli.

Per il momento tutto questo era di là da venire, e quando l’inconsapevole Marcello entrò nel supermercato del Sig. Torri questi era l’unico uomo in città in parte consapevole  della catastrofe.
Ma il Torri era in immobile contemplazione dello scaffale suddetto e Marcello, a causa della parola scomparsa dalla lista della spesa, non si avvicinò al luogo del misfatto.

Nel tempo in cui Marcello acquistò: sei uova, due etti di pancetta, due confezioni di ricotta e un ananas, il Torri non si mosse di un millimetro.
Mentre Marcello varcava la porta di uscita del negozio, salutando educatamente l’attempata cassiera, il Torri si scosse dal suo torpore e cominciò improvvisamente a urlare.
Marcello non l’udì perché era già in strada, e si avviò spensieratamente verso casa.

Centoventiduemila chilometri più in alto, un essere alieno composto in prevalenza di azoto e silicio (che per comodità chiameremo Gull) si rivolse ad una entità analoga di nome Roll, che sedeva accanto a lui nella plancia della loro navetta.
“La prima fase è terminata con successo.”
“Sicuro?”
“Senza dubbio. Il raggio lo ha prelevato tutto, e il campo ha cancellato le tracce semantiche e la simbologia ad esso relativa. Non esiste più traccia del loro cibo su tutto il pianeta.”
Roll assentì con un gesto difficile da spiegare a lettori umani.
“Ci sono già le prime reazioni?”
“Non ancora; diamogli tempo.”

Alle 13,30 dello stesso giorno, una edizione straordinaria del TG1 fermò tutto il Paese.
La notizia stava rimbalzando su tutte le emittenti del globo, e seguendo il pigro girotondo del sole intorno al mondo l’allarmante messaggio seminava lo sgomento in città e villaggi.
Quando Marcello entrò in casa dopo la lunga passeggiata era inconsapevole, ma la sua ignoranza stava per finire bruscamente.
Aprì la porta fischiettando, spinse avanti la borsa della spesa e varcò la soglia del soggiorno.

L'intera famiglia era accampata davanti alla televisione, completamente assorta nella visione di quello che dal tono sembrava un allarmato comunicato ufficiale. Ognuno dei suoi familiari era stato catturato dal piccolo schermo al punto da rimanerci bloccato dinanzi nella postura del momento.
La moglie di Marcello si era paralizzata di profilo, con un braccio alzato e allungato in avanti a sorreggere una zuppiera colma di pastasciutta fumante. Nel gesto di compiere il prossimo passo verso la sala da pranzo sembrava un pittogramma egizio.
Il figlio minore e sua sorella erano splamati sul pavimento nella loro abituale posizione di lunga permanenza davanti al televisore, ma avevano la bocca spalancata e non davano segni di vita. Li osservò per mezzo minuto e fu sicuro che avevano smesso persino di battere le palpebre.

Alquanto allarmato si avvicinò alla moglie e la scosse dolcemente per una spalla. Non ottenendo risposta, le sottrasse la zuppiera colma con l'intento di salvare almeno il pranzo.
“...azie!” bofonchiò lei, dimostrando di essere almeno in parte cosciente.
“Luana, che succede?” domandò l'uomo approfittando dell'attimo di lucidità.
“E' scomparso. Da tutto il mondo.”
“Ma cosa?”

Nessuna risposta. La donna si era richiusa nella muta contemplazione dell'edizione speciale del Tg1. Marcello comprese che la risposta era nelle parole concitate del giornalista in onda, e si concentrò su di esse:
“...già da diversi minuti. In questo momento giunge in redazione una notizia dell'ultima ora, che riportiamo così come pervenuta. Sarebbe stato avvistato dal Centro Spaziale Europeo in orbita attorno alla terra un oggetto artificiale di origine sconosciuta. Dall'oggetto sembrano provenire segnali radio  ed è in corso un tentativo di decifrazione. Non siamo in grado di confermare o smentire la notizia, e nemmeno di dirvi se quest'ultima è in relazione con i gravissimi fatti che si stanno verificando in tutto il mondo. Ma ecco che è finalmente pronto il collegamento con il Quirinale, dove il capo dello Stato sta iniziando l'attesa conferenza stampa.”

Marcello sudava freddo, mentre la scena sullo schermo cambiava e veniva inquadrata una lucida poltrona di pelle circondata da corazzieri e bandiere tricolori. Il volto solenne del Presidente era insolitamente pallido, e quando parlò la sua voce incerta e tremolante.
Fu un messaggio breve e coinciso, il cui sunto era questo: qualcuno l'aveva rubato, annientato, sottratto alla collettività sia come forma che come concetto. Ed erano arrivati gli alieni. Era logico presupporre che i due eventi fossero collegati, ma non era ancora certo. Il Presidente invitava tutti a mantenere la calma, e a rimanere in casa. La situazione era sotto controllo.

Il comunicato finì bruscamente e andò in onda la pubblicità di una nota marca di detersivi: la vita continuava. Marcello si scosse e spense il televisore.
“Ma cosa hanno rubato, in nome di Dio?”
La moglie, libera dall'attrazione magnetica dell'apparecchio, si limitò a guardarlo in faccia con un espressione mista di stupore e disgusto. Non rispose e continuò ad apparecchiare la tavola.

Il pranzo si svolse in una atmosfera surreale. Nessuno parlò se non per comunicazioni di servizio, e quando la signora Luana portò in tavola la sua famosa torta millefoglie fatta in casa mancarono persino le consuete acclamazioni di giubilo dei bambini.
Più tardi, usciti i figli, i  coniugi si trovarono a fissarsi dalle sponde opposte del desco, ognuno davanti al proprio caffè.
“Luana, ma che succede?”
“Zitto Marcello, per carità. Non ne voglio sentir parlare”
“Come sarebbe a dire? Hai sentito la televisione? E' una cosa grave, tutta la Nazione...”
“Stai zitto ti ho detto. Ho mal di testa.”

“Siamo alle solite” pensò il poveruomo, ma non disse nulla. Si alzò invece da tavola, indossò il cappotto e uscì in strada, avviandosi verso il centro.
Il pensiero della moglie e della sua nevrosi lo abbandonarono gradualmente mentre proseguiva per le vie del quartiere fino all'isola pedonale.
Che fosse un giorno particolare si vedeva lontano un miglio: nessuno dei numerosi commissari tecnici cittadini teneva una conferenza stampa sulla veranda del “Caffè Sport”, e nessuno lo rimbeccava rumorosamente. Vi era un innaturale silenzio: nessuno a passeggio, le saracinesche dei negozi tirate  giù frettolosamente.

Con un senso crescente di  irrealtà, Marcello giunse in Piazza Dante, centralissimo punto nevralgico della vita medio borghese. Finalmente l'oasi affollata di un capannello davanti ad un bar apparve, e l'uomo vi si diresse.
“Roba da matti” fu il primo commento che colse.
“Per me” dichiarò un omone ben vestito con una voce che sovrastò tutte le altre, e si conquistò quindi immediatamente la ribalta “è tutta colpa dell'oggi emme. E' chiaro: tutta roba artificiale, e poi succedono le cose strane.”
“Ma che O.G.M.!” gli fece eco un giovane dai capelli lunghi. Le controverse sillabe furono pronunciate con la spocchiosa protervia di un accademico rampante.
“Sono arrivati, ragazzi. E' cinquant'anni che ce li tengono nascosti, ci imbrogliano! Adesso dovranno ammettere ogni cosa, da Roswell al Triangolo delle Bermuda!”
“Finiscila, sciroccato!” gli fece eco una giovane, trascinandolo per la manica della maglietta.

Marcello non si fermò e continuò a girellare per il centro della sua cittadina in preda all'euforia che solo gli eventi importanti e incomprensibili sapevano scatenare. Per ogni bocca che avesse voglia di lavorare, non mancavano orecchie in ascolto, e molta gente non andò al lavoro per paura di perdersi la grande occasione.

Con il passare delle ore il numero degli oratori non accennava a diminuire per le strade, e Marcello dopo aver ascoltato le ipotesi più strampalate ma nessuna informazione certa, si riavviò verso casa, ancor più perplesso e preoccupato di quando ne era uscito.
Trovò la moglie e i figli al loro posto, accoccolati scomodamente davanti alla TV. Un nuovo speaker aveva sostituito quello del giorno, ma la sostanza era la stessa: si confermavano le notizie da tutto il pianeta. Il prezioso prodotto era scomparso dalla faccia della terra, e gli alieni se ne stavano sempre lì, svolazzando fra un satellite e l'altro, e trasmettevano sempre lo stesso incomprensibile messaggio. La comunità scientifica e gli istituti di ricerca di tutto il mondo stavano collaborando per fornire una almeno interpretazione preliminare del...

Marcello spense la TV con un gesto brusco, suscitano l'indignazione dei propri familiari.
“Che fine ha fatto la cena?” domandò alla moglie con tono scontroso.
“La cena?” ripeté lei. “Ma ti sembra il momento di pensare a mangiare?”
“E che dovrei fare? Digiunare perché ci sono gli alieni?”

Marcello non poteva sapere che gli stessi in quel momento erano in preda ad una febbrile attività. Quello che rispondeva al nome di Roll armeggiava con gli arti superiori su un complesso pannello, dal quale proveniva uno scricchiolio intermittente che faceva pensare più ad un macino da pepe che ad un computer.
Gull nel frattempo si spostava su e giù per la plancia della navicella, consultando ogni tanto uno strumento che teneva davanti a sé
Dopo un po' Roll si girò verso il compagno:
“Credo che stiano valutando  il nostro ultimatum.”
“Non era abbastanza chiaro?”
Roll fece un gesto che fra gli alieni della sua specie era l'equivalente di una alzata di spalle.
“Dobbiamo sbrigarci, Roll. L'Imperatore ha ordinato chiaramente di mandare il primo milione di schiavi prima della prossima decade.”
“Non so che farci. Pare quasi che ignorino l'ultimatum.”
“Ma come è possibile?”
“Non lo so. Forse non hanno paura di noi.”
“O forse gli abbiamo sottratto la cosa sbagliata”.
“Questo non è possibile. Hai visto anche tu quanto è importante per loro!”

Gull annuì.
“Questo è vero. Tuttavia mi aspettavo una reazione di panico collettivo. Come potranno vivere senza la loro fonte di cibo?”
“Forse hanno delle riserve strategiche.”
“Non potevano sfuggire al campo molecolare polarizzato!”
“Come puoi dirlo? E se avessero studiato una contromisura?”
“Pensi che ne sarebbero capace?”
“E chi può dirlo? Sappiamo così poco di loro. Certo il comportamento collettivo è strano.”

Gull non rispose subito, ma si rimise a trafficare con il suo piccolo apparecchio; dopo un minuto guardò il display luminoso del calcolatore e annunciò:
“L'analisi strobofrattale della struttura socio-culturale condotta sulla base dello stimolo e delle reazioni rilevate non è incoraggiante.”
“Ciò è grave.” Fece Roll con tono costernato.
“Dobbiamo avere una conferma. Se i terrestri sono così tranquilli deve esserci un grave motivo.”
“Pensi ad un contatto diretto?”
“Non c'è altro modo”. Disse Roll, e Gull si dichiarò d'accordo.



Un improvvisato sandwich al prosciutto e una bottiglia di vino rosso era il massimo che le attitudini culinarie di Marcello potevano frapporre fra lui e la fame totale.
Per un po' girellò in cucina addentando il succoso panino e tirando sorsate dalla bottiglia; si sforzò di rilassare la mente, ma le voci concitate della tv che era stata prontamente riaccesa gli impedivano di pensare ad altro.
Infilò quindi la porta di servizio e dalla cucina uscì nel giardino della sua abitazione.
Mook il gatto captò all'istante l'odore del prosciutto e gli si avvicinò miagolante, iniziando a strofinrglisi contro le caviglie.
“Col cavolo!” biascicò Marcello fra un boccone e l'altro. “Stasera ci si arrangia amico, la cuoca è in sciopero.”
L'animale  non si rassegnò; dopo vari minuti di sinuose moine e lamentosi miagolii Marcello si arrese, e staccato un pezzetto di grasso dalla sua cena, si chinò verso Mook.
“Ecco. Duecentomila anni di evoluzione e per avere la cena dovete ancora rompere le ----”


Un raggio azzurro esplose nel giardino di Marcello, brillò intensamente per una frazione di secondo e poi scomparve, portandosi via lui, il gatto, il prosciutto e un pezzetto di giardino.

“--- scatole a noi!” concluse Marcello, rimaterializzandosi con un accuratezza del 99,8% all'interno dell'astronave, del tutto inconsapevole di essere il primo uomo ad aver sperimentato il teletrasporto.
Mook masticò il pezzo di prosciutto e ricominciò a miagolare.
Marcello addentò un morso del panino, sbattè  le palpebre due volte, iniziò a masticare e poi si bloccò.
Lentamente aprì la bocca piena a metà, sgranò gli occhi e osservò le lucide pareti di uno strano metallo cangiante che avevano sostituito la magnolia e il tiglio.
“Porca....” imprecò Marcello. Non imprecava dall'età di ventitré anni, quando era stato assunto in banca. Fino ad ora non aveva ripreso il vizio, nemmeno dopo la pensione.
Tuttavia – pensò – date le circostanze questa non la conto.
Mentre posava lo sguardo sulle due creature palesemente aliene che aveva davanti, con un angolo della mente si trovò a constatare che i pensieri più imbecilli gli venivano in mente sempre nelle circostanze più drammatiche.
Senza riflettere, si portò la bottiglia di vino alla bocca e ne ingoiò il contenuto fino all'ultima goccia. Poi svenne.


“Che sta facendo?” chiese Gull
“Non saprei. Sembrava nutrirsi, ma adesso credo che stia dormendo.”
“Come nutrirsi? Con che cibo? E poi perché dovrebbe dormire? L'abbiamo rapito!”
“Non so risponderti” disse Roll molto perplesso.

Anche Mook si era accorto che qualcosa non andava. Vide i due alieni, annusò il loro odore sconosciuto, e nel dubbio si inarcò, rizzò coda e pelo e scoprendo i denti soffiò la sua sfida falina alla inaspettata minaccia.
“Quello che cos'è?”
“Per lo spazio! Non ho mai visto un essere del genere.”
“Guarda. Sta cercando di comunicare. Dev'essere dunque intelligente.”
“Senza dubbio”. Roll estrasse il suo computer tascabile da una tasca del suo abito, e cominciò a batterne freneticamente i tasti.
Il gatto nel frattempo continuava il suo show, emettendo una serie di sordi brontolii e muovendo minacciosamente le fauci.
Gull alzò un arto nel segno universale di pace.
Mook si spaventò e fece un balzo di un paio di metri all'indietro, miagolando sinistramente.
L'alieno abbassò l'arto, perlpesso.
“Ha rifiutato la nostra offerta di parlamentare.”

Roll mise via il computer.
“E' senza dubbio intelligente, mentre il terrestre non sembra interessato a quello che succede intorno a lui.” Indicò Marcello, che si era mosso nel sonno per rannicchiarsi in posizione fetale ed abbracciare la bottiglia vuota.
Un delicato suono armonico attirò l'attenzione di Gull, che si diresse verso un pannello del computer.
“Accidenti!”
“Cosa c'è?”
“Il computer ha analizzato l'altro essere, e ci sono dati sorprendenti.”
I due compagni si misero a guardare il monitor, distogliendo l'attenzione dal gatto, che si calmò, e cominciò ad interessarsi al resto della cena di Marcello abbandonato sul pavimento dell'astronave.
“Sono una razza molto antica.”
“Sì, di più dei terrestri a due gambe.”
“Guarda la struttura interna: è fisicamente molto vantaggiosa.”
“Qui dice che vivono spesso in simbiosi con i bipedi.”

Roll si girò verso Gull.
“Sai cosa penso?”
“Credo di sì.”
“Gli studiosi sono stati tratti in errore da questa simbiosi. Non sono i bipedi la specie dominante.”
“E' evidente, non può esserci dubbio.”
“Quindi è per questo che il nostro piano non ha funzionato. Abbiamo rubato il cibo sbagliato!”
“E' possibile. Non sappiamo di cosa si nutrono.”

Mentre i due alieni discutevano,  Mook  aveva mangiato tutto il panino di Marcello, e si era accoccolato accanto al padrone, leccandosi soddisfatto le zampe anteriori.
“Guarda, sta di nuovo comunicando qualcosa.”
“Forse chiede del cibo.”
“Proviamo a dargli quello che abbiamo rubato ai bipedi”
“Ne ho un po' qui.”
Gull estrasse da uno scomparto della navicella un oggetto allungato di colore rossastro, e subito si sparse nell'ambiente un delizioso profumo di salame toscano stagionato, puro suino.
Rabbrividendo per il terribile odore, l'alieno ne strappò un pezzo e con la massima cautela lo fece rotolare verso il gatto.

Mook però aveva la pancia piena, ed era abituato alle crocchette. In più era un gatto diffidente e non accettava cibo dagli sconosciuti. Si leccò i baffi uno o due volte, ma non si mosse.
“Visto? Non gli interessa neanche un po'”.
“Che cosa mangeranno?”
“E come posso saperlo? Ci vorrebbero moltissimi studi, attrezzature di ricerca, sonde.”
“E' impossibile. Non abbiamo il tempo di condurre una indagine approfondita. L'impero ha bisogno di schiavi.”
“Hai ragione. Credo che la missione sia fallita, Gull.”
“Eh sì. Speriamo che l'altra squadra abbia avuto più fortuna con i gastropodi andurliani.”
“Speriamo. Che facciamo adesso?”
“Non ci resta che liberarci degli alieni, e soprattutto di tutto quel cibo terrestre. Le stive puzzeranno per milioni di decadi!”
“Rimandiamo tutto sul pianeta, che se li mangino loro quei cilindri schifosi.”
Così dicendo Roll premette alcuni tasti sul proprio computer, e il raggio azzurro balenò di nuovo.



Marcello si svegliò con la schiena indolenzita e il sedere bagnato di umida rugiada. Mook gli si era accoccolato sulla pancia, e ronfava soddisfatto tirandogli con le unghie i fili del maglione.
La porta della veranda si aprì, e la figura della moglie si stagliò nella cornice luminosa della cucina.
“Che diavolo fai lì per terra? Hai bevuto?”

Visto che non otteneva risposta, la donna se ne andò scuotendo il capo.
“Spegni la tv prima di venire a letto!” la sentì dire mentre si allontanava.

Marcelo si alzò barcollando, mentre il gatto si metteva in salvo con un agile balzo. Raggiunse la cucina e crollò sulla sua poltrona.
La voce della TV stava dicendo qualcosa sulla inaspettata conclusione della crisi. Il salame era tornato al suo posto in tutto il mondo, e il misterioso oggetto inizialmente interpretato come una astronave aliena era scomparsa nello spazio profondo. Gli esperti parlavano di una probabile tempesta elettromagnetica,  che aveva provocato la misteriosa e temporanea scomparsa, suscitando un ingiustificato allarme.
Il Brent era di nuovo salito sopra gli 80 dollari al barile a causa della spaventosa crisi, ma ci si attendeva una reazione favorevole del mercato per il cessato allarme.

“Un malore, senz'altro.” Disse Marcello fra sé e sé.  “Tutta quell'agitazione, bere a stomaco vuoto... devo essere caduto, e poi la suggestione della televisione, e ho fatto quello strano sogno.”
Richiamò alla mente l'immagine delle due creature azzurre dal tozzo corpo piramidali, così incredibilmente vivide nel ricordo del suo sogno.
Poi scosse la testa, si alzò e aprì il frigo.
Tirò fuori il salame fresco della Garfagnana che gli avevano regalato la settimana scorsa, e si mise a tagliarlo a fette spesse, come piaceva a lui.

“Buono 'sto salame” fece con la bocca piena.
Mook era entrato dalla porta della veranda e si era fiondato immediatamente sulla poltrona lasciata libera, stiracchiandosi soddisfatto e facendo le fusa.
Sapeva che non era il suo posto, ma in qualche modo si era convinto di potersi concedere qualcosa in più d'ora in poi.
Dopotutto, aveva salvato la razza umana.


 
Dedicato ad Anna Laura Costa,
senza la quale ci sarebbe meno salame per me
e meno gatti per salvare il mondo.
E poi, senza la sua idea non l'avrei scritto.