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venerdì 8 febbraio 2013

Primo Ultimo

Anche questo post è stato scritto per il Carnevale della matematica numero 58, che sarà ospitato nel Blog dei rudi matematici
È dedicato alla scoperta del quarantottssimo numero Primo di Mersenne, di cui Annarita Ruberto tratta qui in modo affascinante:


Quando si scoprì il Numero, questo era tanto immensamente grande che in nessun modo si poteva scriverlo. Così gli scenziati presero in considerazione il Suo posto nell'ordine dei primi di Mersenne e lo chiamarono il Primo Ultimo.
Era avvenuto infatti che matematici, filosofi e i più grandi fra i teologi, unendo i lumi delle proprie menti, avevano stabilito senza ombra di dubbio che i Primi di Mersenne esistevano in quantità finita. E che quell’enormità, quel numero tanto grande da trascendere ogni notazione ed ogni possibilità di scrittura, era l’ultimo di loro. Il Numero completava la corona dei preziosi gioielli che il nobile matematico aveva teorizzato secoli e secoli prima.
Custodiva Egli, pertanto, le porte dell’infinito.
Al di là di Lui procedevano, certamente, illimitati altri numeri. Ma non ci sarebbe mai stato un altro Primo di Mersenne. Né, in conseguenza di ciò, alcun altro Numero Perfetto.
Era Egli dunque la massima perfezione concepibile e, come tale, scoprendo il Numero l’uomo aveva svelato lo stesso volto di Dio.

L'uomo dunque e nessun essere vivente, in tutto l’universo, era giunto a conoscere il custode dell’infinito, sebbene la comprensione fosse avvenuta nella forma imperfetta e limitata a cui poteva si poteva giungere attraverso l’arte della matematica.
Grande fu la magnificenza del compiacimento che invase l'umanità. Era giunta la pienezza dei tempi, in cui cuore e ragione venivano, mano nella mano, al cospetto del limite supremo.
Ma benché il cammino fosse compiuto, c'era ancora qualcosa su cui interrogarsi.
"Cosa c'è adesso, per noi?" Domandò quindi un uomo. "Dove possiamo dirigere la nostra ricerca? Cosa ci aspetta oltre?"
L'umanità ammutolì, perché fu compreso che scoprendo il Numero, la scienza aveva trovato il confine della gabbia invisibile in cui poteva muoversi ogni mente. Certo, si poteva riprendere il cammino verso un'altra direzione. Ci sarebbero state ancora immense distese da colmare e sconfinati orizzonti da esplorare. Vi era una moltitudine di vette imacolate e abissali silenzi in cui cercare la verità. Ma c'era dunque un confine. E benché si trovasse tanto lontano da non potersi quasi concepire, un giorno un'altra mano d'uomo avrebbe toccato nuovamente la parete di quella non infinita prigione.
"Andiamo dunque." Disse qualcuno, ma senza un vero entusiasmo. "La via ricomincia alle nostre spalle."

Rimasto solo nel silenzio, il Primo Ultimo distese le sue immense numerosità nel buio susseguirsi di secoli e millenni. Sondò gli sterminati abissi delle sue cifre, vi cercò per un tempo inconcepibilmente lungo, ma non eterno. E quando ebbe finito non aveva trovato altro che sé stesso.
Era l'Ultimo, avevano detto gli uomini. Il compimento del proprio universo. Gli altri numeri guardavano a Lui come all'Assoluto, lo veneravano, cercavano senso e risposta.
L'immenso numero proiettò fuori di sé la propria essenza, tendendosi disperatamente oltre, nell'infinita compagine di quelli che venivano dopo di lui.
Doveva esserci, fra la schiera di numeri inconsapevoli, Chi era ancora più grande di Lui. L'uomo era in errore, non era lui l'ultimo numero di Mersenne. Non poteva essere lui l'assoluto, perché non vi era in sé stesso alcunché di infinito.
Chiamò a lungo, piangendo. "Ti prego. Dove sei? Ho bisogno di Te."
Ma la sua preghiera , riecheggiando nell'infinita distesa di cifre, si affievoliva fino a sfiorare il nulla.




http://www.lanostra-matematica.org/2013/02/scoperto-il-48esimo-numero-primo-di.html