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mercoledì 27 marzo 2013

Cristalli di pensiero - stilografiche e parole

Adoro le stilografiche. Penso che sia perché mi ricordano che le parole hanno un prezzo, ed implicano un’eternità.
Le parole, quelle buone, non si costruiscono con artificiosa tecnica produttiva, né si colgono distrattamente ai margini delle comode strade maestre. Spuntano invece di  nascono, in luoghi impervi e difficili, verso i quali è ardua la strada. Spuntano seguendo lo stesso silenzioso lungo cammino per il quale, da notte a mattina, sboccia un fiore.  Inondate dell’argentea luce della luna attraversano il varco sottile fra il mondo del possibile e quello della realtà.

Là, dove tutto ha origine, i pensieri che ne sono il seme galleggiano in un mare di fluida onnipotenza, liquidi principi di idee ed emozioni che scorrono libere da ogni forma, capaci di contenere ogni tutto.
E’ solo quando varcano quello stretto confine, il bocciolo che separa il loro mondo dal nostro, che l’essenza impalpabile si condensa in verbo, sedimenta in significato, cristallizza in una gemma netta, dal taglio preciso e definitivo.

Di questo, la stilografica è simbolo e paradigma.
L’inchiostro fluido, che si agita nella cartuccia, è ancora colore puro, metafora del pensiero. E’ segno, ma ancora in potenza, eppure capace di attraversare il varco fra i due universi stillando lentamente dalla punta del pennino. E solo allora, in quel suo fissarsi nella carta, diviene soluzione di continuo nel bianco, simbolo e senso, formando un cristallo che si asciuga e si fissa in perenne, immutabile parola.   

E del prezzo, della finitezza di quel fluido prezioso che goccia a goccia fissa e rende reale il mutevole nostro mare di dentro, ne diventa consapevole chiunque, scrivendo, sa che prima o poi mancherà l’inchiostro.