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domenica 31 marzo 2013

Dopo il deja vù

Allora c'è questo concorso ispirato al mondo di Matrix che va avanti da un po' e non trovano abbastanza racconti che vanno bene.  Allora il coniglio ne ha mandato un sltro un po' sfigato sperando che faccia ridere.  

So che molti di voi pensano che siano tutte sciocchezze. E forse sareste sorpresi di sapere che, all'inizio, lo credevo anche io.

Sono uno che ha sempre vissuto alla giornata, senza badare troppo ai fatti del prossimo: quelli come me lo fanno tutti. Non dico che gli altri mi evitassero; semplicemente, non facendo caso alle coincidenze, la maggior parte di loro mi ignorava. 

In verità, non facevo alcuno sforzo per risultare simpatico alla gente: non me ne è mai importato niente. Figurarsi poi avere un legame stabile! Se mi avvicinavo a qualcuno, era sempre per un interesse immediato. Far parte di una famiglia, avere un posto mio... Queste cose non mi interessavano.
Per fare dello spirito, si potrebbe dire che ero solo come un cane. 

Così ci misi parecchio tempo ad accorgermi che certe cose succedevano davvero, ed erano tutt'altro che sciocchezze. La prima volta capitò ad un colletto bianco che lavorava nella banca in fondo alla strada. Passava tutte le mattine per andare al lavoro, completo blu scuro e ventiquattr'ore. Mi piaceva starlo a guardare, mentre camminava. 
Quell mattina ricordo che lo incrociai, attraversai il semaforo pedonale poco prima di lui. Si gettò dal venticinquesimo dopo la pausa pranzo. Non colsi la coincidenza, non subito. 
Ma cominciai a pensarci quando successe ad un altro paio di tizi. Uno si buttò dal ponte sul canale e l'altro scelse la metro, per farla finita.
Successe ancora, tutta gente che vedevo raramente e sempre in incontri casuali che loro non avranno nemmeno ricordato.

Mi misi in testa di studiare il fenomeno. Feci qualche prova: funzionava sempre. Ci mettevano ventiquattro, al massimo trentasei ore, poi la facevano finita.
Gli attraversavo la strada, a volte senza farmi nemmeno notare. Non era importante che mi vedessero. 
La cosa buffa è che, ne sono sicuro, prima non succedeva. Intendo dire, prima di quella volta del deja-vu, quando Lo incontrai in quel palazzo pieno di Agenti.
Ero solo un gatto. Bè sì, certo: il programma di un gatto. Nero, per essere precisi. Ma dopo tutto quel casino, evidentemente, qualcosa era cambiato in Matrix. 
Alla fine ne fui certo. Era successo che avevo incontrato l'Eletto, e adesso portavo sfiga.