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mercoledì 6 marzo 2013

Quando i fuochi, nella notte...


Questo post è dedicato alla Città della Scienza di Napoli, distrutta il 4 marzo 2013 da un rogo su cui è impossibile chiudere gli occhi. 

Quando i fuochi si levano nella notte, a nessuno è concesso il sonno.
Le lingue di fiamma che si avventano contro il buio fanno breccia nel velo del torpore, inceneriscono la quiete sospesa dei sensi e l’oblio delle coscienze.

I fuochi nella notte svelano la realtà che, nel buio, può esistere in uno stato indistinto e sovrapposto di bene e di male, di giusto e sbagliato, autorizzandoci a coltivare una sorta di indeterminazione quantistica nell’intimo delle nostre vite.

Qualcosa che chiamiamo inconsapevolezza, ma è ipocrisia.

I bagliori di un rogo irrompono in ogni sonno e separano chiaramente ciò che era quieto ristoro della mente da ciò che invece è perdita di consapevolezza.

Chi è desto, nella notte, improvvisamente vede ed è visto. E alla luce della fiamma si stagliano nitide le figure di chi  veglia sul sonno degli altri, lottando per impedire che vengano sopraffatti, accanto alle sagome sinistre di chi nel buio striscia, ghermisce, irretisce, avvelena.

Chi lotta perché il sonno non sia eterno, accoglie ogni bagliore, anche il più sinistro, come il sussulto di una speranza che ovunque può celarsi, sapendo che la luce vera, quella del giorno, non potrà tardare in eterno.
Altri maledicono quelle fiamme, non perché rimpiangano la distruzione di ciò da cui scaturiscono, ma perché si accorgono come a nulla valga il rogo dei simboli che rischiarano le coscienze e le vite degli uomini.

Queste cose bruciando emettono più luce, si stagliano nelle tenebre e le lacerano, producendo nel nostro torpore ferite che non si rimarginano.

Quando i fuochi si levano nella notte, non è più possibile continuare a dormire.