Privacy

Questo sito fa uso dei cookies utilizzati dalla piattaforme blogger per garantire una migliore esperienza di fruizione dei contenuti e per raccogliere statistiche anonime sugli accessi e sulla visualizzazioni di pagina. Visitandolo ne accettiutilizzo secondo quanto previsto dalle norme specifiche di Google Inc. relative alla propria politica sulla privacy.

giovedì 25 aprile 2013

Il bambino curioso nel mondo frattale

Mi capitava di pensarci da piccolo, durante i lunghi viaggi in macchina con la famiglia, interminabili tragitti autostradali che ci portavano verso i luoghi di riposo estivo.
A volte la meta era un posto di mare, più spesso ci arrampicavamo verso le vallate alpine, qualche volta visitavamo una città.
In tutti i casi era frequente osservare le grandi arterie stradali che penetravano le periferie cittadine innestandosi nel contesto urbano come il picciolo in una mela, inserendosi in profondità e ancorandosi alla città, dopo essersi sfrangiate in una ramificazione successiva di svincoli, incroci, deviazioni, gemmazioni successive di raccordi, viali, strade urbane, viuzze e vicoli. 

La cosa mi incuriosiva da sempre, ma diventò davvero affascinante quando iniziai a sfogliare i libriccini divulgativi sul corpo umano che mi regalavano i miei genitori. In epoca precedente al "siamo fatti così", c'erano comunque a disposizione validi strumenti pensati per i ragazzini delle elementari, pieni di illustrazioni divertenti, ricchi di particolari curiosi e di esempi ben comprensibili.
Imparai alcune cose sul sistema circolatorio, i globuli rossi con l'emoglobina e il loro ruolo nel ciclo dell'ossigeno. Compresi qualcosa sull'organizzazione della complessa rete venosa e arteriosa, scoprendo che l'immagine del sistema sanguigno era stranamente simile a quella della rete viaria sull'atlante stradale del babbo, oggetto delle dispute cartografiche famigliari che l'avvento del navigatore ha solo in parte estinto. Scoprii anche che il sangue era pieno di svariati elementi: c'erano le cellule del sistema immunitario, l'esercito del corpo umano, invariabilmente vittorioso nella narrazione di quei libri, ma anche strutture dalle funzioni variegate e complesse, deputate al trasporto delle sostanze, alla riparazione dei danni, allo smaltimento delle tossine.



Gradualmente mi resi conto che c'era più di una similitudine fra la struttura di base dell'apparato arterovenoso e l'urbanistica delle grandi vie di comunicazione. L'impressione si rafforzava, man mano che le mie semplici nozioni di bambino curioso si accumulavano, e mi sembrava di scoprire sempre più di frequente analogie sorprendenti. 
Iniziai a lavorare di fantasia, fortunatamente non ho mai smesso di farlo. 
Nel piccolo mondo della nostra automobile, i passeggeri si trasformarono in molecole di emoglobina cariche di prezioso ossigeno. La macchina era un globulo rosso che scivolava per le grandi arterie spinto dal flusso di pressione generato da un enorme e lontano cuore pulsante. 
Accanto a noi incrociavano altri globuli rossi, carichi a loro volta di molecole simili a noi, che non mancavano di salutare la mia faccia spiaccicata contro il finestrino (parete cellulare trasparente?).
Oltre alle automobili superavamo i grandi camion, che nella mia similitudine corrispondevano a grosse molecole di trasporto delle materie prime. Attraversando un cantiere, popolato di strani mezzi e macchinari, pensavo alle strutture del sistema della coagulazione, complessi e affascinanti meccanismi che provvedevano a mantenere in ordine le arterie, impedendo che un danno alla parete facesse fuoriuscire il prezioso sangue. 
Se poi capitava di essere superati da una volante della polizia, agile saetta blu lampeggiante, spesso io, in preda alla più viva eccitazione, gridavo "mamma, mamma, un linfocita!", destando sorrisi perplessi.

Quando giungevamo in prossimità di una città immaginavo di fare il nostro ingresso dentro un organo complesso in cui le arterie si innestavano, portandovi nutrimento e materie prime, provvedendo a rimuovere rifiuti e tossine (ricordo il momento preciso in cui mi resi conto che in questo gioco si inserivano perfettamente anche i camion della nettezza urbana).
Negli anni il gioco infantile è proseguito, arricchendosi di molti elementi: le case, le scuole, le fabbriche, zone industriali e quarteri residenziali, divennero parte del tessuto organico specializzato nelle sue diverse funzioni. Scoprii altre similitudini fra le vie di comunicazioni e gli apparati del corpo umano: ferrovie che si diramavano parallele alle strade come un sistema linfatico, dedicato al trasporto di sostanze più complesse. Linee elettriche e telefoniche che rappresentavano egregiamente una complessa rete di comunicazione nervosa. 
Anche gli elementi naturali del paesaggio potevano essere considerati nel gioco: c'erano ossature di catene montuose, polmoni di foreste, reticoli di fiumi. Si distinguevano gli organi cittadini dalle distese connettive di campi coltivati, le aride cartilagini delle zone brulle dalle cavità organiche riempite d'acqua dei laghi.  

Alla fine capii che quello che stavo facendo era notare un fenomeno, frequente e ben noto, che aveva incuriosito anche la mente di grandi scienziati. La somiglianza dei tratti generali delle strutture che si ripete a diversi livelli di scala è alla base dell'affascinante concetto di frattale, dal quale si dipana come una meravigliosa composizione una delle branche più affascinanti della matematica. 
Avevo intravisto un particolare di un insieme ben più grande e affascinante.

Le curiose similitudini che notavo fra cartografia e anatomia esistevano in strutture più piccole e più grandi, potevano essere cercate all'interno dell'umile broccolo, nei profili delle coste marine, nella struttura delle immense montagne. Esiste un universo completamente inesplorato, in quanto infinito, di oggetti matematici in cui ritrovare questa proprietà in un orizzonte sconfinato.

Basta alzare al cielo gli occhi della mente per rendersi conto come sia facile immaginarsi la nostra terra come un piccolo globulo cellulare che scivola lungo le invisibili arterie di un flusso sanguigno siderale, mosso, invece che dalla pressione idrostatica, da forze gravitazionali. Il sistema solare come un pezzetto di tessuto, composto di cellule piccole e grandi, organelli di asteroidi, tenuto insieme da una trama di particelle solari che lo connettono e lo permeano. Una struttura connessa a sua volta ad altre simili, grazie a correnti di particelle interstellari, linee del campo di gravitazione, autostrade spaziali che, come incommensurabili arterie, raggiungono e irrorano organi-galassia, apparati-ammassi, intessendo un meraviglioso universo-corpo.

Voli della fantasia, di nessuna applicazione pratica, a volte conglobati di analogie claudicanti per la mancanza di plausibilità scintifica. 
Ma anche così, sono l'espressione di una caratteristica della mente e della sua esigenza di cercare analogie, sollevare lembo a lembo il velo che racchiude il senso delle cose. Scoprire le relazioni, tratteggiare similitudini, afferrare l'ignoto e plasmarlo per comporre uno schema che permetta di leggere, pagina dopo pagina, l'affascinante libro senza fine della realtà.