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lunedì 1 aprile 2013

Immersione!

Quando si saprà tutta la storia, è inutile che cerchiate i responsabili. La colpa di quello che sta accadendo alla nave è solo mia.

In questo momento ci troviamo a diciottomila metri sotto la superficie e scendiamo ancora. Dovevamo navigare molto più in alto, ma continueremo ad andar giù, fin quando sarà troppo tardi. Sarà una cosa veloce.


Dal ponte superiore giungono i rumori dei preparativi per la festa. E' la Tradizione, roba vecchia di centinaia di anni. La nave è piena dei loro rampolli, la crema della loro alta società. 
Tutti adulti appena maturi, pieni di ormoni fino a scoppiare. Scalpitano nelle loro cabine fin da quando abbiamo mollato gli ormeggi. Aspettano il rituale per accaparrarsi un buon partner e iniziare a sfornare cuccioli.
Creature disgustose. Devo andare a disattivare gli allarmi di profondità. Non posso rischiare che qualcuno se ne accorga prima del tempo.

***

Ecco fatto. Per fortuna tutto l'equipaggio è impegnato a preparare quelle porcherie che mangiano durante il rito: il ponte di comando era deserto. 
Ho modificato anche il profondimetro: continua a segnare duemila metri, quando in realtà saremo almeno a cinquantamila. Là fuori sembra esserci solo buio, ma la pressione è enorme. 
Fra un paio d'ore saranno tutti di sopra. Tutto sembra procedere per il meglio. Ho tempo di stendermi un po', mi aiuterà ad essere più lucido quando sarà il momento. 

***

E' venuto a trovarmi il mio Secondo. E' uno in gamba, anche lui vetereno della Terza Invasione. Abbiamo scoperto di aver combatutto nella stessa divisione quando è caduta la Capitale. Come tutti noi, per vivere fa un lavoro da schiavo. Ce ne sono di peggiori del nostro, anche se usare le nostre navi da battaglia per il divertimento di questi sanguinari invasori è un'umiliazione da far ribollire il sangue.
Il Secondo è preoccupato per la radioattività, i valori sono fuori scala. Mi ha chiesto a che profondità stiamo navigando. Non mi piace mentire alla gente in gamba, ma non ho avuto scelta. E' una fortuna che i dati di navigazione siano criptati. 
Comunque ormai è troppo tardi. Dovremmo essere scesi oltre i centoventimila, in caduta quasi verticale. La nave è condannata. 

***

Il rito è iniziato. Detesto il rumore che fanno. Alcuni si abituano, ma io non ci sono mai riuscito. Inoltre trovo osceni i loro rituali di corteggiamento. Tutto quello sfacciato dimenarsi, quei contatti lascivi, gli umori, l'eccitazione. Roba da dare il voltastomaco.
   
Il piccolo segnalatore di emergenza sulla mia scrivania ha iniziato a lampeggiare. E' l'unico sistema ancora attivo sulla nave. Ci siamo, dunque. La superficie del pianeta è vicina, stiamo per schiantarci. Gli altri non si accorgeranno di niente. 
Tutte quelle bestie schifose, l'orgoglio del loro mondo... doveva essere una gita di piacere e invece qui, su un pianeta senza nome, moriranno in maniera orribile. Le loro famiglie non riusciranno nemmeno a recuperarne i resti. 
E' molto meno di quanto è capitato alle nostre, di famiglie, quando la loro flotta innaffiò interi continenti con i gas mutageni e le tempeste di radiazioni. 

Alcuni di noi dicono che dovremmo rassegnarci. Loro hanno vinto, noi abbiamo perso. Sono più veloci, più potenti, più crudeli. E' l'evoluzione e non possiamo farci niente. Meglio vivere da schiavi, salvaguardare quel che resta della nostra cultura e libertà, senza irritare i sanguinari dominatori alieni. 
Ma io credo che si sbaglino. Che dovremmo reagire.

E' una piccola vendetta, la mia. Ma spero che sia solo l'inizio. Una scintilla di rivolta che possa dare inizio alla guerra di liberazione. Che qualcuno di noi trovi finalmente il corraggio di credere che gli umani non sono invincibili. Di riarmare la flotta, attaccare di sorpresa e distruggere per sempre quel loro schifoso pianeta azzurro.