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lunedì 13 maggio 2013

Il Turco


Non sono mai andato per il sottile, quando si tratta di fare soldi. Ma quella porcheria mi ha fatto schifo fin dal primo giorno, quando il Turco ci disse che l’avremmo usata per i clienti.
Anche i ragazzi, che pure ne hanno viste tante, erano rimasti sconvolti. Il fatto è che stavamo entrando in un giro grosso, nel quartiere avevamo un certo nome.
Ma poi lui ci spiegò che il nuovo grossista chiedeva la metà, ed era molto difficile accorgersi della differenza. Era disposto a rivedere le percentuali di tutti e, a conti fatti, ci veniva in tasca un bel po’di grana.
Eravamo tutti contrari ma nessuno disse di no. Difficile fare gli schizzinosi, quando sei nato in questo quartiere. 
E poi aveva ragione: nessuno notava nulla. Andammo avanti così per tutta la stagione.
A me la roba nuova faceva schifo anche toccarla: ogni sera ne sentivo il puzzo sulle mani, non importa quante volte le avessi lavate. Guardavo tutta quella gente che la mandava giù, sembravano soddisfatti come sempre, eppure io mi sentivo sempre di più uno schifo.

Quando ci portarono via, tutti in fila come prigionieri di guerra, confesso che fu quasi una liberazione.
I clienti ai tavoli ci guardavano sbalorditi, poi fissavano i loro piatti con l’aria terrorizzata. Sarebbe stato impossibile tenere nascosta la cosa dopo quella sera. L'indomani tutti i giornali avrebbero sbattuto in prima pagina la notizia che usavamo una sottomarca di pelati cinesi, importati illegalmente.

Per la pizzeria del “Turco” sarebbe stata la fine.