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sabato 27 luglio 2013

Diritto d'asilo



Sul fondo la luce non arriva. Nel freddo strisciano correnti che portano cose, invisibili e letali. Ti afferrano e ti trascinano con loro, nei posti dei morti.  Le sento spesso sussurrare vicine, mentre cerco di dormire tenendomi i piccoli ben stretti, perché non scivolino via nel buio.

Anche io, come tutti gli altri, non volevo vivere sul fondo, ma non ho avuto scelta. Eravamo in troppi, con poco cibo e ancor meno ossigeno. Le tane erano affollate e sporche, vivevamo assiepati come bestie, in branchi troppo grandi per andare d’accordo.

 Quando siamo venuti via dalle acque di mezzo, quelli che morivano per le malattie e le risse erano molti di più di quanti venivano al mondo. Ciò nonostante la popolazione continuava ad aumentare. L’ondata di profughi era inarrestabile.  Per molte stagioni li ho guardati arrivare: scendevano lenti, sbandando in ampi cerchi, interi branchi di individui laceri e sfiniti. in fondo agli occhi spenti gli si leggevano storie orribili di violenza e devastazione.

Il mare è avvelenato, dicevano. Ci sono posti, in alto, dove l’acqua brucia come vicino agli abissi dove il sangue della terra esce dalle sue profonde ferite. Non è calore, ma qualcosa di innaturale e violento, che brucia la pelle ed entra nei polmoni come il veleno di mille meduse.

L’acqua è irrespirabile, non c’è ossigeno, soltanto puzza di sostanze aliene e letali.
Una volta ho conosciuto un branco che veniva dalla zona fredda. Pur nella loro misera condizione di profughi, conservavano un portamento fiero e possente, i grandi corpi eretti, la pelle chiara resa lucida dal grasso che li protegge dal gelo nelle acque polari.
Erano emigrati da quelle zone dove il ghiaccio che gli assicurava cibo e riparo andava ogni anno assottigliandosi, mentre i pesci e i molluschi morivano a miriadi.

Anche loro, come gli altri profughi delle acque alte, farneticavano di apparizioni e rumori, visioni allucinanti di oggetti che si muovevano solcando il Confine, lasciando dietro a sé una scia di veleno. Chi si avvicinava, oltre alle insidie di una tanto estrema ascensione, veniva talvolta colto da morte, improvvisa e inspiegabile.

Accade spesso, per questa gente, che alla realtà della loro dura condizione si mescolino  dicerie e credenze, poiché spesso l’ignoranza e la superstizione germogliano dalla miseria.
Così si sente sussurrare di corpi scomparsi, portati oltre il Confine, di luci che brillano sopra le acque, di voci e richiami che vengono da un così detto “mondo di sopra”.

Nessuno di noi ha mai creduto a queste frottole, naturalmente. Ma è indubbio che nelle acque alte stia succedendo qualcosa e io confido che i branchi che vi abitano riescano a risolvere i loro problemi, arginando questa ondata di miserabili derelitti, lasciandoci di nuovo vivere in pace nel nostro spazio.

Nella mia famiglia abbiamo sempre rispettato il diritto d’asilo, così come tutti i precetti della legge. Ma a volte, quando penso ai miei piccoli, che non hanno conosciuto le delicate sfumature azzurre e ambrate del giorno, e li vedo restare rintanati al riparo delle rocce nel timore di predatori senza volto, allora penso anche che ogni individuo abbia il diritto a vivere al sicuro e prosperare con i propri cari.

Se i popoli delle acque alte hanno dei problemi, che chiedano aiuto al Consiglio, prima di invadere le acque degli altri!

Fa freddo, la luce non arriva e nel buio strisciano cose che non mi piace avere vicino ai piccoli.
Sto pensando seriamente di prendere le armi e nuotare verso l’alto, dove vivevamo prima. Ci sarà da combattere, probabilmente, e non è onorevole farlo contro gente disperata.

Non mi piace l’idea di scacciare dei profughi, ma un Tritone deve pensare alla sua famiglia, prima di tutto.