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venerdì 19 luglio 2013

Finis Terrae

Le onde scure carezzavano lo scafo leggero, che ne assecondava il ritmo con un dolce rollio, lasciandosi cullare nel buio.

Il ponte della nave era sospeso fra l'oscurità del cielo e quella del mare, entrambe sconfinate. In alto, fra le vele, incomprensibili stelle ammiccavano con i loro sguardi gelidi alle figure immobili e silenziose dei marinai.
Appoggiato alla bordata di prua, il capitano guardava scivolare le luci lontane della costa, tremule nella calura estiva che saliva dalle distese desertiche della costa africana. A bassa voce, poco più di un sussurro, affidava al vento nomi di città maledette e smarrite, corrispondenti a quelle macchie evanescenti nel buio. I libri che aveva letto parlavano di quella terra e dei suoi abitanti, catalogando i brandelli di informazioni che affioravano dalla nebbia fitta del mondo di prima.

Le terre nere, che giacevano al di là di quel lunghissimo e filiforme braccio di mare, lo affascinavano. Nelle bettole dei porti di tutta l’Iberlandia si potevano ascoltare le storie di commercianti ed esploratori che si arrischiavano fino ai confini della zona morta; lui non perdeva occasione per parlare con i forestieri. Per raccogliere informazioni, a volte si spingeva persino dentro gli accampamenti delle carovane di Mori che, negli ultimi tempi, avevano ripreso a viaggiare per il continente, sparute e diffidenti.

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