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lunedì 9 settembre 2013

Prima dell'autunno

Un racconto per il Carnevale della Letteratura #65 che verrà ospitato da Roberto Zanasi sul blog "Prooooof" con il tema "La Navigazione"

Cullo nel pensiero quel sentimento aguzzo, di dolce dolore, come una rosa incastrata nel petto.
So cos'è: voglia di autunno, di roveri odorosi che soffiano nel camino mentre un vino maturo, più stanco che forte, mi scalda di lenta dolcezza come una vecchia amante.
Ascolto il ritmo delle onde che danzano sotto il legno, sprofondato nel letto morbido. Mi convinco che la cadenza è buona. Il mare è in pace e io so di essere al sicuro.
Poco dopo sto già sognando.

 L’alba la sento spuntare sull'acqua, molto prima che ne giunga il calore. Vi sono cose, più grandi di questa, di cui è capace l’anima.
Mi alzo ed esco all'aperto, il battito del mare ha un sussulto lieve. Le sue note più profonde tremano per un istante di un sincopato cupo; qualcosa si agita nel suo cuore liquido, subito riassorbito dall’eterna danza di vibranti immensità.
E’ un piccolo segreto, dono sommerso di cui mi accorgo con gioia; una gradevole compagnia mentre getto nelle onde la corda e lascio scorrere fra le dita i suoi nodi rugosi, ripetendo a fior di labbra il canto dei miei antenati naviganti.

Cerco a lungo la melodia giusta, recitando come una preghiera molti Canti.
Poi, con un palpito del cuore, sento ad un tratto il ritmo dei nodi che scorrono combinarsi con quello delle parole; si fondono nell'anima due antiche sinfonie e l'armonia dei loro tempi mi svela l'incognita che cerco.
Conosco la velocità a cui sto navigando.
Mi sposto a poppa, entro nella cabina di comando. Lo scricchiolio dell'assito e l'odore di vecchissimo legno saggio mi scendono nell'animo, sacri al mio cuore come i suoni e gli aromi di un tempio. Passo le dita su un antico scrittoio. Controllo le tavole, su pagine consumate da una vita di carezze; sotto le dita, la carta scivola lieve come i veli sul un corpo di donna.
Le mie mani, a tratti leggere, poi rese frenetiche dall'ansia, cercano a tentoni la via dell'acqua; in molte albe di innumerevoli estati ho atteso con trepidazione il responso di quegli antichi calcoli, sapendo che avrebbe fatto la differenza fra vivere o morire.
I polpastrelli sensibili si fermano, premono, controllano. Finalmente respiro a fondo; esco di nuovo sul ponte, avvolto dall'odore del sale. Con animo più lieve attendo il calore del sole; la rotta è giusta, il mare è pace.

Mi siedo sulle nude assi del ponte, sopra di me la vela manda lieti schiocchi nel vento gagliardo. Lo respiro, è freddo; l'autunno è vicino, possente il suo canto ne reca l'annuncio.
E' l'ultimo viaggio della stagione, poi il ghiaccio coprirà questo tratto di mare che per tutta la vita ho percorso. Sull'acqua, invisibili a chiunque, sono stampate le vie che tracciava mio padre.

Per secoli, nonostante quello che noi siamo, sordi all'eco della maledizione che ci accompagna, i mercanti della mia famiglia hanno percorso la rotta del Nord, commerciando per città e villaggi, indifferenti al divenire dei mutevoli imperi degli uomini. Da una generazione all'altra tramandiamo i segreti della nostra arte, che consente di vedere le vie dell'acqua, calcolarne il fluire, fissare il moto del vascello nel tempo e nello spazio.

Con le Canzoni e i Nodi sentiamo il Tempo. Con le Tavole, conosciamo lo Spazio. Cantando e calcolando, ho veleggiato per tutta la mia vita, libero nonostante l'oscuro fardello che mi è toccato in sorte.
Oggi mi bacia il viso un tepore crescente; sento il disco di fuoco che arde potente nel cielo; l'autunno verrà, ma io sarò già al sicuro. Il sole mi assale. I suoi raggi mi carezzano la pelle con forza, senza sapere che la loro luce non penetra mai il velo dei nostri occhi ciechi.