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domenica 8 dicembre 2013

Di muschio e vecchie pietre

L’aria è sottile in queste mattine di quasi inverno e si respira a fatica. Bocconi di nebbia fredda, che però quando scendono nei polmoni lasciano in bocca un sapore buono, come di un’antica promessa, e la voglia di un sole limpido nel cielo, azzurro e gelato.


E’ tempo per alcune cose, senza tempo, che hai trovato lì prima di te.

Lei hai sempre fatte, perché ci sei cresciuto, e sono diventate tue; le fai tutti gli anni ma arriva una volta in cui ti fermi a guardare il lavoro finito e ti accorgi che stai domandandoti se loro le faranno; insieme a te, ma anche quando le tue mani non dovessero più essere capaci di spostare le vecchie pietre sagge o i tronchi gonfi di umido e di vita.
Ti chiedi se a loro piacerà, l’idea di cesellare come un mosaico vivente la borraccina fresca, bucarne l’intreccio di minuscoli aghi con il bulbo sottile delle lucine, per infilarle poi, con grande attenzione, nei pertugi fra le casine e gli alberelli, fra le bizzarre pieghe della roccia, dentro ai risvolti del cartone.

E speri di vederli, sogni che uno di loro si alzi da quel pavimento, un giorno, sorridendo soddisfatto, con le ginocchia e le palme delle mani piene di terra buona, e vedendoti lì ti chieda se la fontanella non sia un po’ piccina, per essere messa così, in primo piano.


E’ un attimo e basta, un guizzo della mente. Un momento dopo realizzi che per i prossimi anni, più che immaginare i tuoi figli che fanno il Presepe, devi pensare a come proteggerlo da loro.