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domenica 23 febbraio 2014

Di questi tetti di nuvole

Io, di questi tetti di nuvole, ricordo quando passavano in fretta, scolorando il limpido cobalto del cielo in un indaco ottuso, che mi lasciava disperato e stanco.
Armate di pioggia rotolavano nel vento, velando i raggi del sole. E in quei pomeriggi, di mancata tempesta, io guardavo il sole soccombere, le sue maestose lance di luce che andavano in frantumi, cozzando contro le muraglie cupe e livide che troneggiavano insolenti sopra le montagne. I loro pezzi ricadevano sulla terra in un pulviscolo di cristalli, abbacinante e smorto, sommergendo ogni cosa di quella foschia biancastra che è quasi peggio delle tenebre.

Ma poi passavano le ore, il tempo si dilatava nella danza incomprensibile di un insetto intorno ad un fiore morto, nei mulinelli di piccole correnti che intrappolavano un frammento di foglia nell'ansa stretta di un minuscolo torrente, e distoglievo lo sguardo dallo sconfinato campo di battaglia.
Vi alzavo gli occhi a sera, trovandolo intriso di un sanguigno tramonto dove, consumata la guerra, agonizzanti raggi e brandelli di nuvole giacevano insieme, trafitti e abbracciati, aspettando la notte.