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mercoledì 26 febbraio 2014

La valigia

Era quasi giorno. Polvere di luce dardeggiava al limitare del cielo scuro, disegnando l’alone di un chiarore incerto. L’asfalto freddo le premeva contro i piedi nudi, rendendo il cammino una sinfonia ininterrotta di dolore.
Procedeva nel buio, trascinando la valigia verde a fiori. Nel silenzio lo strisciare delle rotelle produceva un rumore aspro, che sinistri echi nell’oscurità rendevano fragoroso.
Dov’era la stazione?

Non c’erano riferimenti, oltre allo spicchio di aurora, immensamente lontano e inutile. La valigia pesava, ma era un misero bagaglio. Frammenti sparpagliati di ciò che, una volta, componeva la sua vita. Cercò nella tasca il suo fazzoletto, lo strinse.
Un fischio lamentoso brillò nel buio come un’improvvisa fiamma. Spari e grida gli fecero eco. Affrettò il passo, correndo verso quei rumori brutali.
Urtò contro la vetrata del grande atrio e solo allora le riuscì di vedere, oltre l’oscuramento, spiragli di luce e di vita. Si gettò verso l’ingresso; due soldati l’afferrarono, le presero il visto e la spinsero nella fila.
Qualcuno le strappò di mano la valigia, gettandola in un mucchio anonimo dentro ad un container rugginoso, senza scritte. Il treno fu riempito e chiuso.
Dentro, persone e cose giacevano insieme nel buio, incapaci di riconoscersi.