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venerdì 20 giugno 2014

Mondiali 2014: accendi la TV, e la festa è già finita.

Per me, che nutro un timido interesse per lo sport più amato dagli Italiani, l’appuntamento dei Mondiali di calcio è sempre stato un’occasione di rispolverare il mio animo di tifoso della Nazionale e appassionarmi a strategie di gioco, virtuosismi atletici, contropiedi e fuorigioco. Per qualche settimana, ogni quattro anni, armato di divano, bevande fresche e telecomando, mi sono sottoposto piacevolmente al consolidato rituale della partita con amici e familiari, rinsaldando i miei legami di appartenenza al mio “popolo di commissari tecnici”, come ci definì chi C.T. lo era per davvero.

Ma quest’anno le cose non stanno andando per il verso giusto: il divano va quasi sempre deserto, con gli amici facciamo altre cose e il telecomando rischia di prendere polvere, insieme al televisore.
Sarà l’ondata di gioiosa rivoluzione organizzativa e caotica felicità, che ha travolto la mia famiglia con il recente arrivo del secondogenito, monopolizzando l’attenzione e le energie di tutti. Saranno magari anche gli orari delle partite, non proprio comodi per noi spettatori dall’altra parte del mondo; per non parlare dell’accumulo di scandali, della preponderante componente “gossipara” o del crescente peso della speculazione commerciale, punta di un iceberg di malcostume e subcultura che sembra intenzionato a mandare a picco il mondo del pallone.
È vero, questi problemi ci sono da tempo (troppo) e nessuno, che non viva sulla luna, può dire di averne sentito parlare per la prima volta durante l’attuale edizione della Coppa del Mondo. Il calcio è malato e in chi lo gestisce non si intravede la possibilità (e la volontà) di sottoporlo ad una cura efficace.
Ma fino ad oggi il Mondiale era sempre stato una parentesi felice, qualcosa che assomigliava ad una festa dei popoli, un trionfo dello sport e dei suoi valori più nobili: parole dimenticate, ma che è bello ricordare, come impegno, sacrificio, lealtà, rispetto dell’avversario, gioco di squadra.
Con questo spirito mi ero seduto sul divano, la sera della cerimonia inaugurale, e poi di nuovo, pochi giorni dopo, per l’esordio della nostra Nazionale. Ma la speranza di vedere un calcio dalla faccia pulita, capace di farmi battere il cuore, è naufragata dopo pochi minuti, quando ho realizzato che le pause pubblicitarie durante le partite sono occupate in larga parte da spot relativi alle scommesse sportive.

Ho realizzato così che il nostro servizio televisivo pubblico ha deciso di approfittare dei Mondiali di Calcio 2014 per incrementare la propria quota di profitti pubblicitari, favorendo uno dei principali determinanti della miseria culturale, degrado sociale e impoverimento materiale che negli ultimi anni affligge il nostro Paese: il gioco d’azzardo.
Ho provato a non considerare il fatto che esistono delle leggi[i] già in vigore (oltre alle lodevoli proposte in discussione alla Camera)[ii] che prevedono il divieto di “messaggi  pubblicitari  concernenti  il  gioco  con vincite in denaro nel corso di trasmissioni televisive o radiofoniche e di rappresentazioni   teatrali   o   cinematografiche rivolte prevalentemente  ai   giovani” (si obietterà forse che il calcio è uno sport per vecchi?)
Mi sono anche sforzato di non ricordarmi del Parere della Commissione di Vigilanza della stessa RAI, che valutando lo schema di Contratto di servizio per il triennio 2013-2015 ha espressamente richiesto che sia eliminata la pubblicità al gioco d’azzardo (si obbietterà forse che si tratta solo di un parere preventivo?)
Ma poi sono andato a leggere il Codice Etico della nostra cara vecchia televisione pubblica, dove in ogni pagina ricorrono espressioni come “tutela dei minori e delle fasce deboli della popolazione”, “valorizzazione della cultura”, “attenzione alla famiglia”, “prevenzione di fenomeni di emarginazione sociale”, “responsabilità verso la collettività”.
Si obbietterà forse, a questo punto, che i minori e le fasce deboli della popolazione sono immuni alla piaga sociale del gioco d’azzardo, che le scommesse sportive sono un elemento valorizzante della cultura nazionale, che la famiglia e la collettività non ne vengono affatto minacciate,  perché fenomeni come la ludopatia o il gioco d’azzardo compulsivo non comportano il rischio di emarginazione sociale.
Forse si può pensare in questo modo. Di sicuro l’ha fatto chi ha programmato e autorizzato quegli spot, che continuano a funestare le serate mondiali (e a tenere il sottoscritto lontano dalla televisione).
Io però ho davanti altre immagini, che mi fanno nascere pensieri diversi. Scene che vedo quasi ogni mattina a colazione, quando per prendere un caffè mi rassegno ad entrare in un bar con la sala slot, perché in zona ce l’hanno tutti. Quando incrocio gli occhi del padre o della madre di famiglia, che infilano quei gettoni nel pozzo senza fondo di una macchinetta luccicante. O ancora, quando vedo scene come questa.
No, cari signori, mi dispiace ma non la penso come voi.
Mi fermo qui, ma chi vuole approfondire può farlo in rete, gli spunti non mancano e mi permetto di suggerirne due: la petizione di change.org per rimuovere gli spot alle scommesse sportive in prima serata, e la campagna “Slot Mob” di Next economia, che sta attraversando l’Italia come una valanga silenziosa, con la speranza di cambiare finalmente qualcosa.
A questo punto mi rimane poco da dire. Non so come andrà l’avventura Brasiliana della nostra Nazionale, a cui auguro buon fortuna: io abbandono il campo. Per me, la “festa dei popoli” finisce qui, davanti alla pubblicità di Rai Uno in prima serata.
E finisce male.



[i] Cfr. Art. 7 del DECRETO-LEGGE 13 settembre 2012, n. 158 Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un piu' alto livello di tutela della salute. (12G0180) (GU n.214 del 13-9-2012 ) Entrata in vigore del provvedimento: 14/09/2012. Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 8 novembre 2012, n. 189 (in S.O. n. 201, relativo alla G.U. 10/11/2012, n. 263)
[ii] Proposta di legge: BINETTI e BUTTIGLIONE: "Istituzione di un Osservatorio nazionale sulle dipendenze da gioco d'azzardo e disposizioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione della dipendenza da gioco d'azzardo patologico" (101)