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giovedì 10 luglio 2014

Lupus in fabula

La superficie piatta del deserto era animata da guizzanti bagliori, che sfilavano all’orizzonte, oltre il profilo tozzo delle dune. In testa al gruppo due mecca avanzavano veloci, calpestando la sabbia e ruotando il torso corazzato con scatti repentini: un modo di muoversi che li faceva assomigliare a giganteschi polli da cortile. All’improvviso uno dei  Mammolo deviò verso destra, abbandonando la rotta parallela a quella del compagno, e puntò con decisione in avanti, brandendo le canne rotanti della torretta centrale. Per qualche istante rimase fermo, come fiutando l'aria, poi il cannoncino entrò in azione, vomitando un flusso accelerato di metallo pesante fuso.
L'aria, investita dal torrente di fuoco, iniziò a tremolare: fiotti di scintille incandescenti rimbalzavano contro una superficie compatta e fino a quel momento invisibile. In pochi secondi, un ammasso cilindrico di lamiere contorte e semifuse uscì dall'occultamento elettromagnetico e crollò in una pozza di sabbia liquefatta. Le sottili strutture meccaniche che lo avevano sostenuto continuarono ad agitarsi a lungo, sempre più annerite e contorte, fondendosi in fretta. Prima che il vincitore dello scontro si fosse allontanato del tutto, camminando all'indietro e sorvegliando il nemico che aveva distrutto, sulla sabbia vetrificata restava soltanto una grumo fumante di metallo.
–  Come l'hai individuato? – gli domandò il compagno, non appena l’altro fu tornato al suo fianco per riprendere il pattugliamento.
–  C'era un picco di 3 sigma sullo spettro dei 200 GHz –  fece una pausa, regolando gli strumenti sulla scansione a lungo raggio. –  In pratica l'ho visto per caso.

L'altro non rispose, settando a sua volta lo spettro di rilevazione sulle frequenze complementari a quelle monitorate dall'altro Mammolo. Pregò in silenzio di avere altrettanta fortuna, quando fosse toccato a lui beccare un Grimilde occultato: gli Specchi diventavano di giorno in giorno più sofisticati.

***

Mezzo chilometro più indietro, lungo l'antica pista che collegava Bosco Scuro con il Castello, la nuvola di polvere sollevata dalle turbine dei Cucciolo annunciava il transito del convoglio regale. Dal suo punto di osservazione privilegiato, il vecchio Lupo distingueva bene la mole affusolata del Principe sul Cavallo, che svettava sugli altri metallici, ondeggiando in mezzo alla pianura riarsa. Aspirò il vento, carico delle particelle beta emesse dai loro reattori, e storse il muso, disgustato.  Una cacofonia di righi sordi, alle sue spalle, lo avvertì che anche il resto del branco aveva fiutato i veleni che quegli abomini sputavano nell'aria. Il maschio beta gli si avvicinò, arrampicandosi al suo fianco, e piegò il collo per leccargli il muso in segno di rispetto. Per un po' i due animali rimasero immobili, fissando i mecca che avanzavano lenti fra le dune, scintillando al sole. 
–  Un grosso branco. –  commentò il lupo più giovane, annusando nuovamente l’aria. –  Sembrano piuttosto sicuri di sé: avanzano controvento e non fanno nulla per nascondersi.
–  Loro non ragionano da lupi. E non sono un branco, sono un esercito.
Così dicendo, il mastodontico animale balzò giù dalla cima dell'abete, al limitare del bosco, ed iniziò a correre verso il folto degli alberi. Per alcune ore proseguì a tutta velocità, percorrendo il fondo di un profondo canalone che si inoltrava fra le alture. L'acqua riempiva un lato della forra, scorrendo in un piccolo torrente: il lupo sapeva che si trattava soltanto di un pallido ricordo del Grande Fiume delle epoche passate. Scacciò quel pensiero e si focalizzò sul suo obiettivo; la capanna della strega non distava ormai più di sette leghe quando il buio lo sorprese.
Si fermò, fiutando l'aria fredda delle cime che scendeva con la notte, grondante di condensa, come un sudario. Valutò le proprie possibilità con freddezza: gli alberi potevano offrire un riparo sicuro, a patto di sceglierne subito uno adatto. Rimase indeciso ancora qualche attimo, rizzando il pelo, poi con uno scatto poderoso delle zampe posteriori ricominciò a correre, raddoppiando la sua velocità. Se c'era anche una sola speranza di avvertire in tempo la Strega, doveva rischiare.

***

L'alba sorse radiosa, squarciando il velo della notte con un'esplosione di nuvole rosa e cremisi, che subito si dissolsero, lasciando il posto al cielo azzurro e allo splendore scintillante del sole.
Le pattuglie iniziarono a convergere verso l'accampamento: numerose coppie di Mammolo proteggevano ciascuna il proprio Dotto, roteando le torrette e i cannoni verso l'orizzonte deserto, mentre i lenti mezzi da rilevazione ritiravano le delicate antenne e si avviavano verso il centro del Corteo Regale, al sicuro. Con la luce, i Cucciolo si erano levati in volo, sciamando in tutte le direzioni e allargando il raggio di pattugliamento, fino a stendere un perimetro di superiorità aerea di quasi cinquanta chilometri intorno al Principe.
Questi si era messo in marcia fin dal primo chiarore, alla massima velocità di crociera consentita dal Cavallo su quel terreno, mettendo a dura prova anche gli Eolo della guardia regale.  La lunga spada del Principe gli penzolava dal fianco, bianca e splendente, irradiando un vivido cerchio di emissioni gamma ad alta energia, che rischiavano di danneggiare i sensori dei Dotto più vicini. Fra la scorta e la retroguardia dei Mammolo avanzava il grosso delle forze di spedizione. Cinque divisioni di tozzi Brontolo, con le canne per il tiro a lunga gittata che ondeggiavano nel vento del deserto, sorvegliati da uno stormo di  Cucciolo in assetto anticarro.

Procedendo, il Principe distolse per qualche istante lo sguardo dalla curva scura delle montagne, che si avvicinavano di ora in ora riempiendo l'orizzonte, e si girò a guardare il limitare di Bosco Scuro. Come se avesse intuito i suoi pensieri, la minuscola Fata gli si avvicinò, svolazzandogli vicino all'orecchio con una manovra rischiosa.
–  Lo scanning di stamani ha rilevato un grosso assembramento di Grimilde, a meno di duecento chilometri da noi. Sembra che ieri ci abbiano seguito tutto il giorno.
–  È la sola cosa che possono fare: guardarci terrorizzati.
–  È come se stessero aspettando. –  suggerì la Fata, con tono allusivo.
–  E cosa dovrebbero aspettare? Barbablù non ha alleati, il suo esercito giace in pezzi fuori dalle mura della Città Reale, e i suoi ridicoli giochini con gli Specchi occultanti non riusciranno certo ad impedirmi di radere al suolo il suo Castello.
–  Lo scontro sembrerebbe avere un esito certo, mio signore. –  concesse la Fata. –  Tuttavia non sottovaluterei quei Morgana. In un assalto diretto possono fare ben poco, ma se riescono a prendere le truppe di sorpresa...
–  Di sorpresa! Stai farneticando, fata? Su quale diversivo possono contare? Ci siamo solo noi, qui.
–  Ci sono le creature di Bosco Scuro. – replicò lei, senza riuscire a trattenere un fremito di apprenzione nella voce. –  Potrebbero decidere di sfruttare l'occasione.
–  Non devi preoccuparti degli organici. Sono esseri patetici, sull'orlo dell'estinzione. Ad ogni buon conto –  aggiunse il Principe, con un ghigno cattivo –  ho preso le mie precauzioni. La Strega non creerà problemi: mai più.

***

L'immagine vivida del Lupo si stagliava oltre i tronchi scuri degli alberi, superando in intensità qualunque altra emissione, in tutti i canali dello spettro. Avanzava con rapidità sorprendente, lasciandosi alle spalle una traccia di calore e residui di combustione organica che il Cacciatore avrebbe potuto seguire anche ad occhi chiusi. Lui, invece, li teneva tutti quanti ben spalancati, sintonizzandone diversi anche alle spalle, per scongiurare ogni rischio di essere sorpreso da qualcuno degli alleati della Strega.
Dopo due giorni di inseguimento, era quasi certo che il Lupo sospettasse la sua presenza: non che potesse rilevarlo direttamente, con i suoi primitivi organi di senso. Ma di sicuro gli organici si aspettavano che il Principe, passando con un esercito vicino Bosco Scuro, avesse preso le sue precauzioni. Erano esseri prevedibili e patetici, determinati ad evitare l'estinzione, che si rifiutavano di vedere la realtà: il mondo era dei mecca, e loro erano di troppo. Non che potessero costituire una minaccia per il Regno, ma i Lupi adoravano le razzie ed erano nati per la guerriglia. In campo aperto, potevano creare problemi persino ad un intero esercito: e il Principe non voleva problemi. Per questo aveva mandato lui: il Cacciatore era specializzato nel sistemare questo genere di cose.

Il Lupo, nel frattempo, era giunto alla capanna della Strega; il Cacciatore aveva dovuto fermarsi al limitare della radura, per non rischiare di entrare nel raggio dei sensori di radiazione, che delimitavano tutta l'area. Tuttavia, anche da quella distanza, era in grado di seguire la conversazione come se si fosse trovato al centro della stanza.
–  Sei sicuro che la tua valutazione si esatta?–  stava domandando la strega, con la sua voce roca e gorgogliante.
–  Assolutamente. Le forze in campo sono quelle che ti ho descritto, precise all'ultimo mecca.
–  Queste informazioni cambiano molte cose –  aggiunse la fattucchiera, parlando a sé stessa –  l'accordo con Barbablù non prevedeva il rischio di farci massacrare dai Brontolo.
–  L'accordo con Barbablù è un abominio! –  ringhiò il Lupo, incapace di trattenersi. –  Avremmo dovuto assaltare la sua fortezza molto tempo fa, e fare a pezzi lui e la sua abominevole armata mecca.
–  Bravo. Così un minuto dopo il Principe avrebbe invaso Bosco Scuro, distruggendo tutto quello che abbiamo. –  Approfittando del suo silenzio, la Strega continuò, con tono più mite: –  Sai che non possiamo vincere una guerra su due fronti: allearsi con Barbablù contro il Principe era l'unico modo per sbloccare la situazione. Tu e i fratelli dovete soltanto avere pazienza: verrà anche il suo turno.
Il Cacciatore riteneva di aver sentito abbastanza. Attivando al massimo della potenza il campo di occultamento, scivolò oltre il cerchio dei sensori, muovendosi con tutta la rapidità possibile per ridurre al minimo il rischio di rilevazione. Presto le sue dita, sottili e affilate come rasoi, incontrarono le assi irregolari della capanna. Con gesti rapidi e nel più assoluto silenzio, tagliò un varco nella parete, abbastanza largo per riuscire a scivolarci attraverso. Infilò la testa dall'altra parte: nel buio, il dardo di energia, che gli fuse in un solo blocco tutta la parte superiore del tronco, sembrò più luminoso della coda di una cometa.
–  Se mai ne avessi avuto bisogno, –  sibilò la strega, con  le scariche di elettricità che le ronzavano ancora fra le dita protese della mano destra –  questo ti ricorderà quanto può essere pericoloso il Principe.
–  Sono tutti uguali. –  insisté il Lupo, testardo. –  Barbablù, il Principe, la Regina degli Elfi, Raperonzolo: dovremmo solo ucciderli tutti! Arroganti usurpatori, disposti a tutto per le loro stupide guerre, sempre intenti a costruire altri mecca, prosciugando ogni tipo di risorsa energetica e avvelenando il pianeta. Ci stanno spingendo all'estinzione, e lo fanno coscientemente. Vogliono un mondo libero dalla vita organica!
–  Credi che non lo sappia? Ma non abbiamo altra scelta: questa è la nostra occasione, l'inizio della riscossa. E io vi guiderò alla vittoria finale.
–  Mi auguro che tu abbia ragione, Strega. Io e i miei fratelli siamo al tuo fianco.

***

Le alture che circondavano il Castello di Barbablù erano immerse in un’insolita quiete: un velo denso di nebbia, sinistro e innaturale, drappeggiava intorno ai tronchi maestosi degli alberi, impedendo persino ai sensori dei Dotto di rilevare qualunque segnale proveniente dalla foresta.
–  Non ha importanza. – dichiarò risoluto il principe, agitando la spada e spargendo tutto intorno una pioggia di particelle ionizzate. – L’esercito è schiarato davanti al Castello, non è il momento di tergiversare!
Così dicendo, brandeggiò l’arma e spronò il suo Cavallo. L’enorme hovercraft attivò al massimo della potenza le turbine nucleari, innescando gli schermi deflettori di prua, e si lanciò in avanti ad una velocità appena inferiore a quella del suono. Nello stesso istante, le bocche da fuoco dei Brontolo iniziarono a vomitare la loro litania di morte, rovesciando sulle mura del Castello tonnellate di proiettili dirompenti.
Fra i possenti boati che sembravano squarciare la terra, i Mammolo della retroguardia avanzavano sui lati, in posizione di copertura, sfruttando i dati degli scanner dei Cucciolo per individuare qualunque nemico potesse approfittare di quell’inferno, per avvicinarsi in modalità furtiva e penetrare nella formazione.

Il grosso delle truppe mobili seguiva il Principe nell’assalto frontale: dalla sua Spada bianca saettavano lampi di radiazioni, che rendevano incandescente l’aria attraversata e si schiantavano sugli spalti, fondendo le antiche pietre rinforzate dalle sbarre d’acciaio. Sotto i colpi dell’artiglieria, l’immenso bastione del Castello si sgretolava come un muro di sabbia, polverizzandosi un metro dopo l’altro e lasciando intravedere l’elegante struttura della reggia principale, le cui guglie splendenti biancheggiavano contro il cielo limpido.
–  Avanti! –  ruggì il Principe, spronando il Cavallo verso l’assalto finale, assaporando già il massacro.
I razzi ausiliari si attivarono, lanciandolo ad una velocità folle: gli Eolo cingolati arrancavano alle sue spalle, incapaci di mantenere quell’andatura e ondeggiando pericolosamente sul terreno accidentato.

Nascosto nel folto degli alberi, il Lupo sentì una scossa di eccitazione percorrere i suoi muscoli tesi, serpeggiando lungo tutta la schiena e rizzandogli il pelo.
–  È rimasto solo – ringhiò. – Adesso o mani più!
Un possente ululato, lugubre e sinistro, si levò dalla gola del capobranco: fu subito ripreso da migliaia di Lupi, nascosti fra gli alberi, nella nebbia. Il branco balzò in avanti all’unisono, le zampe possenti che mulinavano sul terreno, inghiottendo in fretta la distanza che sottraeva il Principe alle loro fauci mortali.
I Cucciolo diedero l’allarme, ma le loro armi da superiorità aerea non riuscivano ad inquadrare i corpi snelli degli animali, che guizzavano in scarti imprevedibili; gli altri mecca erano rimasti troppo indietro per poter avanzare a copertura del Principe. Quando si accorse di ciò che stava accadendo, il suo Cavallo era già circondato, e i primi Lupi stavano spiccando il balzo per saltargli sulla schiena.
La Spada disegnò furiosi cerchi di luce, dilaniando e vaporizzando senza pietà gli assalitori. Ma per uno che veniva fatto a pezzi, altri dieci conquistavano la posizione. In pochi attimi, dal ventre del Cavallo iniziarono ad uscire violenti fiotti di scintille, e una nuvola scura di fumo oscurò la scena. Eccitati dall’odore di bruciato, i Lupi rinnovarono l’assalto e riuscirono a trascinare a terra il Principe: le sue urla risuonarono assordanti nei comunicatori, gettando tutti i mecca nello sconforto.

Quasi nello stesso istante, lo stormo di Grimilde, che fino a quel momento si era tenuto a distanza, uscì dall’occultamento con le armi spianate: avanzando sulla sabbia a balzi irregolari, prese di infilata il grosso dell’artiglieria, falciando con i cannoni laser i lenti Brontolo, che non avevano alcuna speranza di sottrarsi a quel fuoco laterale. I Mammolo, che si erano gettati in avanti nel tentativo di soccorrere il comandante, ripiegarono sulle proprie posizioni, ma si trovarono la strada sbarrata da una squadriglia di Streghe, che erano calate dalle montagne e scendevano in picchiata sulle scope. Dalle loro bacchette scagliavano fulmini e palle di fuoco, inchiodando al suolo i mecca corazzati e trascinando giù dal cielo i pochi Cucciolo che ancora cercavano di sfuggire al massacro.
–  L’avevo detto! – piagnucolò la Fata, volando radente al suolo nella vana speranza di sfuggire alla distruzione. – Gli organici non devono essere mai sottovalu…
Le fauci di un Lupo l’afferrarono al volo, stritolandola.
–  E’ fatta! – gridò il capobranco, contemplando la pianura disseminata di rottami in fiamme e corazze spaccate: si fermò, per ululare alle mura semidistrutte del Castello la sua sfida rabbiosa.
La Strega gli planò a fianco: – Verrà anche il loro tempo. –  gli disse, percependo l’onda scura della sua ira. – Oggi abbiamo un patto.
–  I Lupi non tradiscono la propria parola – sibilò l’animale, chinando il capo.

Nello stesso momento, dal Castello si levò in volo uno sciame di piccole macchine nerastre, rivestite di spuntoni aguzzi ed affilati.
–  Tradimento! Tradimento. Arrivano i folletti! – gridarono i Lupi terrorizzati, lanciandosi in una corsa sfrenata verso il bosco. Le Streghe, in volo sopra al Castello, furono investite dallo sciame senza alcun preavviso: le poche di loro che non furono dilaniate al primo passaggio, persero il controllo delle scope e si sfracellarono al suolo. Sul campo di battaglia i Grimilde avevano ripreso la loro carica e incalzavano i Lupi, raggiungendoli con i mortali raggi laser molto prima che potessero raggiungere il riparo degli alberi.
Accanto a sé il capobranco vide la Strega che tentava di levarsi in volo, ma un dardo infuocato le attraversò il petto, facendole esplodere il torace in una vampa di carne bruciata. A poche decine di metri, un Grimilde avanzava con bizzarri saltelli, caricando il colpo successivo.

“Avrei dovuto saperlo.” pensò amaramente, mentre il ronzio dell’arma gli riempiva le orecchie “Alla fine il Lupo viene sempre ucciso!”