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martedì 15 luglio 2014

Oblitera e non obliare - Le 100 parole del Coniglio


Continua la realizzazione dell'idea presa in prestito da Katia Mazzoni, che ripropone sul suo blog "Pendolante" vecchi post già obliterati.

Il Coniglio l'ha fatto anche ieri ed oggi c'è venuto in mente che ad un certo punto avevamo pensato di scrivere dei racconti in 100 parole, poi la cosa è rimasta un po' così, ma qualche racconto l'avevamo scritto e ora ve li metto qui, ve li potete leggere andando di corsa o con calma, comunque son 100 parole, precise, titolo escluso.
Buon viaggio!




Possibilità di scelta
“Non capisco perché abbia rifiutato” fece il vecchio capitano. “Era una buona offerta.”
“Ogni uomo ha le proprie ragioni.”  Disse il Nostromo, succhiando la sua antica pipa spenta.
I due fissavano l’uomo immobile che si rimpiccioliva, mentre la nave si allontanava dal porto.
 “Tipo coraggioso.” Disse il nostromo.
Il comandate sputò lontano.
“Più che altro stupido. Lo sanno tutti che quella nave è maledetta. E fare il secondo sulla mia baleniera, è molto meglio che comandare una nave che colerà a picco.”
“Andiamo a bere qualcosa?”
“Forza.”

In lontananza, la sirena del Titanic che usciva dal porto li fece rabbrividire.


Ricetta Fanfolosa
Banate un tronfo di maiale grongo, di grossa frammassa
Forbitelo di odorastre, gramitelo di sale e maratelo col vino trefotto, finché è locchio.
In una casseruola strafossola, trimite una cipollona in grighi piccoli. Fate sgrattevolare nell’olio, gruvate di sale e fistrine.
Morate la carne borra, lasciando sfrettolare da tutti i lati, finché stremola tutta e frungolisce bene.
Poi remolate il fuoco, lemettate con il vino e stipettate un coperchio grongo, lasciando recolare finché sbollotta piano.
Ripollate per due ore, sollinando di tanto in tanto finché il poppolo si sfella. Poi coffelate a tavola, ben prunito e reguroso. Col vino trefotto.
(omaggio a Fosco Maraini e la sua “Gnosi delle Fanfole”)


Momento di gloria
"Adesso non facciamone una tragedia."
"Fai presto tu a dirlo!”
“Che vorresti dire?”
“Ammettilo, la tua vita non è questo granché. Da solo, senza figli…”
“Non per questo mi sta bene che finisca. Anche io ho molte ragioni per restare al mondo.”
“Sarà. Comunque sei tu che dici di non farne una tragedia.”
“E lo confermo. In fondo è un nobile sacrificio, il giusto prezzo per un momento di gloria assoluta.”
“Ah! Che assurdità. Credi davvero che a quelli gli importi di te? Con tutto quello che hanno davanti?”

“Oh, ma a Capodanno il tacchino è sempre al centro dell’attenzione!”

Umile storia
Questa è una breve, umile storia.
Non parla d’amore né di grandi battaglie. Non ci sono leggendari cavalieri, né dame di incomparabile bellezza.
Non si svolge in castelli maestosi difesi da arditi pinnacoli e solide mura, o regni lontani dai paesaggi incantati di mistero e di fiaba.
La storia trascorre dall’alba al tramonto e la chiamano giorno.
Scorre veloce, non si ripete e mai ritorna.
Troppo spesso chi la vive non la ricorda e affronta la prossima alba ignaro dei doni recati dall’ultimo tramonto.
Questa è una breve, umile storia.

Inizia volgendo alla fine, nasce ricordo, poi muore di oblio.

Scirocco
Mi sveglia l'odore del mare.
Lo porta lo Scirocco, scivolando sinuoso verso le colline. Da giorni avanza guardingo, nascosto fra foglie vorticose; rotola per le strade, sbuca agli angoli dei crocicchi, si accuccia negli androni e assale alle spalle.
Sbattono i panni, stesi invano; il bacio del vento li lascia lividi, infradiciati dall'alito dei mille mari a cui lui, volando, ha rubato il respiro. 
Dal cielo la nebbiolina sottile trasuda sulla pelle come un velo di spuma; gioca sulle mie labbra, finché cedo, e lentamente le dischiudo.

E camminando per le mie strade, bacio anch'io sulla bocca un mare lontano

Lezione di vita
Sono salito strappando al fango una striscia alla volta, su per la collina, con il peso che mi sbilanciava all'indietro. Quante volte ho pensato di mollare, mentre arrancavo nella melma, sputando argilla e bava, lottando per respirare.
Ma giunsi in cima e liberando gli occhi dalla terra limacciosa vidi questo paradiso verde, promessa di vita e riparo, a nemmeno un giorno di cammino. Se mi fossi arreso oggi non vivremmo al sicuro e nell'abbondanza. 
Perciò piccoli, non mollate mai. Neanche se vi sembra impossibile. 
Ricordatevelo sempre, ovunque vi porterà la vita, quando striscerete via: una chiocciola determinata può arrivare ovunque!

Sono i sogni, bambina
Siedo sulla sabbia, fradicia di notte, e tu dormi, ignara di quanto sia possente, quest'alba di dicembre. Qui, fra  miriadi di granelli, aleggiano i fantasmi dei sogni più dolci.
Perché ci sono sogni, bambina, che ti troveranno loro; non li ricorderai ma ne cercherai il profumo nelle notti d'estate; finché alle soglie dell'autunno, l'eco di un dolce canto ti condurrà lontano e non mi porterai con te.
Fra i vagiti del giorno colgo un fiore il cui profumo è nostalgia. Quando lo tocco svanisce, nebbia sottile; ritorno, per carezzarti la fronte, con dita che odorano di vento e di mare.