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martedì 30 settembre 2014

L'evoluzione della specie

- Stavolta hai esagerato, Charles!
Robertson pronunciò quel secco biasimo senza nemmeno curarsi di abbassare il tono della voce. In circostanze normali, come padrone di casa,si sarebbe guardato bene dal rivolgersi aspramente ad uno dei suoi ospiti, durante un ricevimento: ma quelle non erano affatto circostanze normali.

Il giovane naturalista, con i suoi discorsi, aveva passato ogni limite imposto non solo dall'etichetta, ma anche dal buon senso: e il fatto che il signor Robertson fosse chinato sul corpo esanime della povera signorina Penrose, sorretta da altri quattro gentiluomini, nello sforzo di stimolarla con un'essenza per riportarla alla coscienza, era lì a dimostrarlo.

Tutti quegli argomenti scandalistici, le provocazioni! Quel giovanotto, reduce dal suo viaggio di esplorazione e ricerca, sembrava aver dimenticato del tutto come ci si comporta in società: Robertson si pentì di averlo invitato, malgrado le voci che circolavano su di lui da quando era sbarcato dalla Beagle. Maledisse il suo senso dell'onore, che gli imponeva di non dimenticare i vecchi legami di amicizia, e si ripromise di cancellare il suo nome dalle proprie cerchie. Qualche segno di attività della Signorina Penrose lo distrasse da quei propositi. Il volto rugoso e incipriato si animò e lei riaprì gli occhi: era ancora confusa, ma non sembrava aver subito danni.
La fecero stendere sul divano del salotto, sotto la finestra, lasciando che l'aria fresca le raffreddasse la testa. Charles Darwin era lì, in piedi, e sembrava incerto sul da farsi. Uno dei gentiluomini presenti lo affrontò a muso duro.

- C'era proprio bisogno di mandarla in confusione, poverina? Non potevi risparmiarti certi particolari così... sconvenienti?
- Non vedo proprio cosa ci sia di sconveniente in una dimostrazione scientifica - si difese il naturalista, mantenendo un contegno impeccabile. - Ho solo riportato il risultato evidente delle mie ricerche: a rigor di logica...
- Queste tue teorie balzane sull'evoluzione! - lo interruppe un altro, con cattiveria. - sono buone soltanto a mandare in tilt i circuiti dei modelli più vecchi. Panzane di cattivo gusto, ecco cosa hai riportato, dal tuo viaggio intorno al nucleo galattico.
Il Robot di nome Charles Darwin si limitò a contemplare in silenzio i suoi amici, incapace di impedire ad un sorrisetto di superiorità e disprezzo di spuntargli sul volto. Lui ne era certo, le prove erano inconfutabili e il tempo gli avrebbe dato ragione. I Robot non si erano evoluti da soli, attraverso il casuale combinarsi di circuiti sempre più complessi ed efficienti, come tutti credevano. Erano stati creati, milioni di anni prima, da una razza organica intelligente, di cui lui aveva trovato le vestigia e che si riferiva a sé stessa con il  nome di homo sapiens.  

Non gli importava, di non essere creduto: col tempo, la sua teoria dell'evoluzione avrebbe avuto ragione delle resistenze di quei bigotti!