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martedì 14 ottobre 2014

Liberi e illimitati confini

Certi luoghi sono limiti, ma non sono confini. 

Ci sono albe, o mattini, in cui una danza di nebbia e di sole nasconde nel riverbero fumoso lunghi margini di strade. 
Luoghi dove si abbracciano cose difformi. 
Sicure linee di prospettiva che si intersecano con le frastagliate sembianze degli alberi avvolti nella foschia.
E non è dato sapere, oltre quello sfumato orizzonte degli eventi, se le rette nate parallele siano ancora tali, o se si intreccino nelle bizzarre proprietà di un confine, frattale e infinito, dove il possibile non è più limitato.

Se curvandosi e ripetendosi, nelle imperfette sensazioni dell'occhio confuso, quei riflessi, quei giochi di bruma, quei riccioli di rami secchi e imperlati di rugiada, non realizzino davanti ai nostri occhi incoscienti costruzioni proibite, irrazionali, incoerenti, la cui improvvisa presenza sia insostenibile alla ragione e, non potendo esistere insieme ad essa, una volta svelate, non costringano invece noi ad annichilirci.


Forse è questa sottile e remota possibilità, di scoprirci sbagliati in un mondo irreale, che inquieta di fronte alla nebbia. Sono quelle miriadi di gocciole, ciascuna orizzonte di liberi illimitati confini, a spaventarci: si agitano nell'aria immobile, un caleidoscopio composito di sfere illusorie, specchi incantati che rifrangono linee spezzate, cambiandone gli angoli, le frequenze, i colori. Curvano spazi inconsapevoli, ne sovvertono le intime e consuete geometrie, trascinando chi osserva un semplice mattino d'autunno nell'incubo di un mondo irregolare, illimitato.

Non impossibile. 


nota: considerate questo post una sorta di prequel. Una sommessa introduzione, un richiamo ancora vago. Qualcosa che stia lì a ricordarvi di quando, a novembre, il Coniglio ospiterà il Carnevale della Matematica #79, dove si parlerà di matematica e libertà.