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martedì 6 gennaio 2015

Le cassettiere di sogni

Questo piccolo post non vi racconterà un sogno; e forse per questo non potrà partecipare all'iniziativa che +Ximi Blogghidee ha proposto per questo Natale
Non vi parlerò nemmeno dei sogni; o, almeno, non di tutti quelli che qualcuno come me, o come voi, ha chiuso in un cassetto. 
A me interessano le cassettiere. Sì, quei piccoli mobili di scarso prestigio, che hanno la funzione di riempire gli spazi che rimangono dopo la disposizione dei pezzi più importanti dell'arredamento. E di contenere cose, naturalmente: oggetti e fogli, per lo più vecchi, che passeranno nella penombra ovattata dei cassetti lunghissimi giorni della loro esistenza; sempre in attesa di quel momento: un cigolio, una serie di scossoni, e poi, con uno strappo deciso, l'ingresso di una lama di luce. L'apertura del cassetto, che li riporta ad un presente a cui non appartengono più, per un destino incerto.
Se questo è ciò che accade agli oggetti, figuratevi i sogni: sì, quelli che avete ficcato lì dentro, a poco a poco, riempiendo chi il cassettino di un piccolo scrittoio, chi gli scomparti di un vecchio tavolino, chi un'intera parete di scaffali... Ci sono sogni arrotolati dentro minuscole pergamene, piccoli come un chicco di riso, e monumentali enciclopedie di progetti, pensieri, emozioni che abbiamo scelto di aspettare a vivere. 

E poi naturalmente ci sono sogni di conigli, scritti tanto tempo fa, che ogni tanto saltano fuori dal loro cassetto, e chiedono di sapere cosa ne è stato di loro, che gli sta succedendo. C'è una differenza fra le cose reali a i sogni; questi ultimi, nei cassetti, non invecchiano, ma si accartocciano su sé stessi. Non prendono polvere, ma perdono sostanza; evaporano, per così dire. Vengono dimenticati un pezzo alla volta, finché non rimane che una pozzanghera, un'ombra invisibile, un alito del profumo perduto che li rendeva così affascinanti.

Alcuni anni fa, dentro un cassetto, c'era un sogno di Coniglio. Eccolo qui. E se avete la pazienza di andar fino in fondo, scoprirete che gli è successo.

Ma prima, rispettiamo le regole: c'è un sogno da adottare. E sono così tanti! Molti sono stati scritti grazie all'idea di Ximi, ma ne rimane più di un cielo stellato. Quale scegliere? Sono tanti quelli che mi hanno colpito, storie e pensieri di persone vere, con gli occhi che scintillano dietro agli schermi che non vedo. Mi piacerebbe poterli vedere tutti, questi sogni, e vedere come sarebbe il mondo se tutti diventassero reali.

Ecco, questo è il sogno che voglio adottare: che tutti i vostri sogni diventino realtà. Non per magia, o per caso, ma perché ognuno di noi ci ha creduto così tanto da fare in modo che fosse così. Cambiando il suo pezzettino di mondo. Quel mondo, dei sogni veri, è il sogno che io il Coniglio prendiamo a cuore: e mi piacerebbe proprio vederlo intorno a me. 


E adesso, il mercato dei sogni (2001)

Ci sono giorni in cui sembra inconcepibile dovere stare soli; giro per la città, in macchina, e guardo scorrere la gente al di là del vetro, come un film: solo ora capisco quanto lontane possano essere le persone che ci passano accanto…
Provo la tentazione di fermarmi, chiamare uno di loro, dirgli se ha voglia di fare due chiacchiere. Cosa farebbe un passante se uno sconosciuto gli chiedesse di parlare?
Parlare di cosa?
Non lo so, amico: quello che vuoi. Ho voglia di stare a sentire qualcuno che parla, così, perché mi faccia compagnia. E magari anche per imparare qualcosa da te, che senz’altro avrai mille cose da raccontare.
Ah, vai di fretta? Magari mi hai preso per un matto, eh? Bè, non ti biasimo, con i tempi che corrono. Sì, certo, magari ci vediamo in giro. Sicuro, sarà per un’altra volta.
Già, un’altra volta. Quale?
Ho passato gli ultimi anni della mia vita in una sorta di folle corsa ad ostacoli, districandomi fra mille impegni e un oceano di preoccupazioni, scavando nell’acqua alla ricerca di un po’ di spazio per le cose che vorrei fare. Quel cassetto dei sogni… pieno da scoppiare: ma ogni volta che lo apro, è solo per metterci dentro un’altra storia che nessuno racconterà mai.
Il cielo è costellato di cose che mi piacerebbe fare; tremule stelle, però, quasi invisibili. Si notano solo in quelle notti limpide, di fine inverno, quando si spengono tutte le luci della città. Quando si cammina sul fondo umido di qualche strada del centro, con il cappotto abbottonato contro il freddo della sera. Quando ti tornano in mente tutti i posti dove avresti voluto portare la tua ragazza, dei quali alla fine hai dimenticato tutto tranne il nome; le cose che avresti voluto imparare e che adesso, ripensandoci, ti sembrano quasi sciocchezze;
Sciocchezze… mi ricordo che volevo vedere il mare d’inverno. Non ci sono mai stato, però.
Ogni tanto ancora mi chiedo come sarebbe fare il bagno mentre nevica: i fiocchi galleggerebbero sulle onde, almeno qualche attimo, prima di sciogliersi? E di notte, l’ombra della luna, si vede anche sott’acqua?

Pensieri come pagine di un libro rapite da folate di vento, che attraversano la mente tutte insieme in un vortice confuso: vorrei afferrarle e leggerle, so che lì in mezzo a quel turbinio di parole e di immagini c’è un senso più grande. C’è qualcosa di importante che continua a volteggiare nell’aria attorno a me: ma arrivo sempre un secondo troppo tardi per coglierlo.
Forse ci riuscirò domani.
Forse, domani, non ci penserò più: domani studierò per il prossimo esame.
Ne mancano solo sei… Ogni sera mi addormento pensando a tutte le cose belle che potrò fare quando avrò finito di studiare. Aprirò il cassetto dei sogni (forse dovrò romperlo per aprirlo, è così pieno…) e butterò tutto per terra; poi mi sederò in mezzo al pavimento e comincerò a guardarli uno per uno. Ne farò un grande mucchio, e ogni giorno prenderò uno di loro e lo realizzerò; uno dietro l’altro, finché saranno finiti tutti e il mio cassetto sarà finalmente vuoto.
Però il pensiero di aprire il cassetto è a sua volta un sogno contenuto lì dentro: non posso realizzarlo finché non apro il cassetto, ma per aprire il cassetto dovrei realizzare il sogno che ci sta dentro… Ci vorrebbe qualcuno che lo aprisse per me: ma forse, anche questo è un desiderio che ho sepolto da qualche parte insieme agli altri.

Ogni mattina mi sveglio con la nostalgia infinita di qualcosa che non so cos’è. E’ come quando ci si desta da un bel sogno e non si riesce a ricordarne che qualche frammento; poi c’è il ricordo del ricordo e alla fine, neanche più quello. E rimane il desiderio struggente di riaddormentarsi per scoprire come va a finire la storia più bella della tua vita, che hai già dimenticato e non potrai mai più avere.

Non so com’era il mio sogno: ho perso la strada per ritrovarlo molto, molto tempo fa. Da bambino, una volta, sognai un posto meraviglioso. Non ricordo niente, ma sono sicuro che è il luogo più bello che sia possibile immaginare. Non so cosa c’era, chi ci viveva; ma so che quella è la mia casa, la mia gente, tutto quello che cerco. Era bellissimo… lo sento ancora adesso quanto era bello, anche se non lo conosco più: mi è rimasto il ricordo del ricordo, ed è abbastanza… ancora abbastanza.
Qualche mese dopo, sognai di essere in un bosco, e cercare la strada per raggiungere quel luogo meraviglioso; la trovai, a fatica. Era un pertugio in una roccia, ma appena troppo piccolo per me, e non riuscii ad entrarvi. Dovetti contentarmi di sbirciare la mia terra perduta da lontano: fu l’ultima volta che la vidi.
Diversi anni dopo, sognai che ero alle pendici di una montagna, e sognavo di cercare il bosco dove si trovava la roccia con il passaggio troppo piccolo. Penai tantissimo e alla fine vidi il bosco al centro di una valle nascosta, sotto di me; ma non trovai un passaggio per scendere, così dovetti accontentarmi di guardare da lontano il bosco che conteneva il passaggio per la mia terra perduta: fu l’ultima volta che vidi il bosco.
Qualche anno dopo, sognai che  partivo per una lunga camminata in montagna: trovai una baita abbandonata sul fianco di una collina dall’erba verdissima. Dentro la casa c’era una scala che portava ad una botola sul soffitto: salii la scala, e dall’altra parte della botola si vedeva la montagna con il bosco nascosto. Però la botola era troppo stretta perché potessi passarci e dovetti accontentarmi di guardare la montagna da lontano: fu l’ultima volta che la vidi.
Come dici? Ah, no.
Non ho mai rivisto la baita, ancora: quando lo farò, sarà l’ultima volta.
Mi rimane solo il ricordo del ricordo: non ho dimenticato che c’è una collina dall’erba incredibilmente verde, ed una scala che porta ad una botola nel soffitto; se si entra nella botola si sbuca in un campo di sterpi alle pendici di una montagna. Sull’altro lato della montagna si apre una valletta scoscesa che racchiude un bosco: se si riesce ad entrare nel bosco, facendo bene attenzione si trova una roccia con un pertugio; se si entra nel passaggio, si è arrivati alla fine del mio sogno, ma non so più cosa c’è, là.

Ogni giorno dimentico un pezzetto di questa storia. Domani, forse, non saprò più dire se la roccia era grigia o piena di muschio, se il bosco era di abeti o di querce, se la montagna era rocciosa o ricoperta di neve, se la casa sulla collina aveva una finestra o un porticato. Non so dire se ogni giorno, mentre mi allontano dalla mia terra perduta, sto camminando verso un altro luogo. O se, semplicemente, dentro di me quello che c’era all’inizio sta morendo un po’ alla volta.
Intanto la luna è sorta; anche a lei, stasera, manca un pezzetto che ieri aveva. Lei alla fine ritrova sempre sé stessa; anche se per farlo deve prima scomparire del tutto. Cosa ci sia di importante in tutto questo non lo so. Però vorrei che fosse diverso; che ogni persona che incontro avesse un sogno da raccontare. Forse, se lo raccontasse a me, io potrei riuscire a percorrere la strada che lui ha dimenticato, e potrei aiutarlo a ricordare.
C’è qualcuno qui che desidera ricordare un posto speciale? Sì? Il signore là in fondo con il cappello sulle ginocchia; un bel cappello, complimenti! D’accordo amico, vieni a trovarmi uno di questi giorni, e mi spiegherai cosa hai perduto. Ma certo, certo: non mi offendo affatto se porti da bere!

Bene, forse è proprio ora di andare a letto, adesso.
Ah, no. Quasi dimenticavo, c’è ancora un’ultima cosa. Sì, ho una richiesta da fare: come dice la signora con la pelliccia? No, no; non si preoccupi: non voglio soldi. Ci mancherebbe, già ho avuto la vostra cortese attenzione.
No, è solo una preghiera a tutti voi.
Forse qualcuno dei signori presenti potrebbe aiutare me, a ritrovare la strada, si? Se per esempio vi facessi vedere dov’è la casa sul fianco della collina? Non potete sbagliare, c’è un prato con l’erba più verde che abbiate mai visto…
Se qualcuno vuole provare ad entrare nella botola, poi la strada la conoscete.
Non è una cosa difficile, vi porterà via pochissimi minuti; il tempo di visitare la casetta nella collina, e di salire la scaletta… Al massimo avrete fatto una bella gita in un prato.

Coraggio, amici, non è tardi per ritrovare il mondo che ho sognato!
Presto, però: prima che sogni di nuovo la baita nella collina, con l’erba verdissima: perché quella sarà davvero l’ultima volta.

Se avete letto tutto quello che c’è in questo post, e avete ancora la voglia di scorrere queste righe, vi meritate che vi saluti svelandovi un segreto.
Non ho mai più rivisto la baita sulla collina con l’erba verdissima, ma voi ora sapete dove ho visto la casetta di montagna che si incontra ne “La baita”, per chi ha letto "I Racconti della Tana".
Ciò nonostante, sono tanti i sogni che sono usciti da quel cassetto.
Una volta tirati fuori, alcuni erano molto diversi da come li avevo immaginati, ma sono belli così, brillano alla luce del sole e della luna, senza che faccia gran differenza.

Fra questi sogni veri, ce n’è uno in particolare di cui voglio dirvi. E’ arrivato in un lampo e ha dato la vita ai miei due figli, assicurando al Coniglio un sacco di cose da raccontare, per moltissimo tempo.

E due ottime ragioni per continuare a farlo.