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venerdì 27 marzo 2015

Il cronogatto e gli spaghetti

Tempo fa fui colpito, per il tramite di +Michele Scarparo , da un acuto post molto dettagliato, che parlava della necessità di seguire un preciso cronotopo durante la narrazione delle scene. Fornire al lettore riferimenti e contesti definiti, assicurare la massima verosimiglianza. Coerenza interna, precisione, rigore oggettivo. 

Consiglio di leggerlo

Fatto? Bene. Dunque la libertà sperimentale, la narrazione per immagini fluide, l'evocazione di pure emozioni, come lampi di luce contro lo schermo buio del possibile? Roba superata, demodé. Letteratura arcaica da ammirare, tuttalpiù, a distanza, in qualche vecchio maestro dei tempi andati, sperando che non ritornino. 

Secondo voi il selvatico coniglio poteva essere d'accordo? 
No.

Un giorno ordinario, in un certo mese dell'anno, qualcuno spezzò con disinvoltura un piccolo mazzo di spaghetti. Il gesto ottenne di dividerli in due gruppi disomogenei e generò un numero imprecisato di frammenti minori, che andarono senz'altro perduti.
I rimanenti bastoncini di semola di grano duro, diversamente spezzati, vennero lasciati cadere verso una superficie tumultuosa di acqua bollente, salata a dovere, contenuta in una pentola di adeguata capienza. Il movimento della mano, che fu preciso, tradiva nell'esecuzione una consumata esperienza, frutto senz'altro della lunga consuetudine; tale impressione trovava conferma nel fatto che l'uomo, nel compiere i suoi movimenti, conversava con naturalezza.

Come dici, lettore? Non avevo precisato fin qui che si trattasse di un uomo. Ma rifletti: ora che l'ho fatto, rendendotene consapevole, si è forse arricchita di importanza o di qualità questa bislacca narrazione? Al fine di rendere migliore questo scritto, palesemente incentrato sulla cottura di due mucchi disomogenei di spaghetti frantumati, cosa importa conoscere il sesso, l'età, i pensieri, il nome o qualsiasi altra caratteristica di chi li sta cucinando? Converrai che di lui non ti serve altro, se non le mani, abituate alla brutale usanza di spezzare gli spaghetti anziché accompagnarli interi nella pentola; e di queste, soltanto ciò che è utile alla peculiare funzione suddetta. Non è rilevante che siano mani bianche o nere, giovani o vecchie, rugose o curate; non ci importa cosa abbiano fatto prima, né cosa faranno fra poco. A nulla giova, se non a confonderci, indovinare dal contesto il giorno, l'ora, la stagione, il clima, o il luogo e le sue condizioni. 

Se ciò ti disorienta, o non ti appaga, di certo questo scritto attirerà le tue critiche, insieme all'accusa di non rispettare le regole e le convenzioni di una bella e chiara letteratura. Ma tutto questo rimane un affare privato, che non incide sugli avvenimenti di cui stavamo interessandoci prima delle tue indebite e puntigliose osservazioni: gli spaghetti sono da tempo immersi nell'acqua salata; si è sollevata una piccola tempesta di bolle e di schiuma e, per effetto dell'amido esposto all'alta temperatura, la rigidità dei piccoli bastoncini è già quasi perduta, la massa compatta di frammenti si piega nelle imprevedibili curvature di un ghirigoro. La mano, esperta, lo sa, ed è già accorsa ad afferrare un utensile adeguato, un mestolo che termina in un forchettone, con il quale districa il nascente groviglio, impedendogli di agglomerarsi in un ammasso impresentabile e disgustoso. 
Tutto questo mentre noi, ne converrai, ci perdiamo in chiacchiere e neppure pertinenti. 
Perché il tempo dell'azione, seppure sottinteso, è breve: siamo davanti ad una pentola di spaghetti appena buttati, al primo giro di mestolo. Parliamo di secondi, forse un minuto, se la pasta è di specie rustica e spessa, o se il mestolo è lontano. Talmente poco tempo ma intanto può essere successo molto, anzi moltissimo, se consideri tutti quelli che, da qualche parte, in una città o fuori da essa, hanno già compiuto ben più di un gesto; alcuni fatali, altri irrilevanti, ma ciascuno ha infinite catene di conseguenze, ramificazioni incalcolabili, una foresta maledetta di alberi di possibilità dalle fronde imprevedibili e indomabili. 

Quale seguire? Come orientarsi? Compito improbo e impossibile, che tu pretendi da me con protervia e - concedimelo! - con un pizzico di supponenza. Prendiamo per esempio la conversazione che l'uomo, mentre prepara gli spaghetti, sta conducendo con noncuranza. Con chi sta parlando? Cosa dice? Si trova in ascolto o è lui a raccontare? E per quale ragione non sospendere la telefonata, concentrandosi sul compito complesso, sebbene ordinario, di cucinare? Perché correre il rischio di scottarsi, o di scuocere il cibo, quando basterebbe rimandare di un tempo (quanto? Ma si è detto, si è precisato, si sono persino indicate delle cifre: il tempo è breve, sette o dodici minuti al massimo, dipende dal tipo di pasta in cottura e dal livello desiderato della cottura stessa) la conversazione? 
Possiamo supporre che si tratti di una cosa grave, che non si può rimandare. Forse un parente lontano che annuncia una notizia rilevante; in tal caso, sarà lieta o triste? O, sebbene indubbiamente importante, non sarà possibile inquadrarla con esattezza in questi termini riduttivi, essendo complicati e difformi i numerosi risvolti, le indirette implicazioni, i punti di vista di ciascuno dei due interlocutori? 
Ma poniamo, all'opposto, che la conversazione sia banale e che, senza tema di alcun risvolto spiacevole, per terminarla si sarebbe potuto attendere la fine della cottura, o del pasto successivo che - lo possiamo solo supporre, bada bene, ma lo facciamo per amore di semplificazione - immancabilmente seguirà la scolatura e il condimento della pasta. Evitiamo di domandarci di che cosa verrà condita la massa fumante e sinuosa, cotta al punto, prima di portarla in tavola! Torniamo anche noi al punto e domandiamoci perché in questo caso l'uomo continui a parlare al telefono, anziché seguire il buon senso e compiere un'azione alla volta.

Le ragioni possibili sono diverse e tutte interessanti, ma tu di nuovo non sei capace di seguire un filo logico dentro l'infernale selva intricata che il testo scritto evoca nella tua mente: ecco che ti chiedi da dove spunta il telefono! Hai ragione, acuto lettore, non se ne era accennato prima, mi hai colto in fallo e in contraddizione; puoi nuovamente additare la mia imprecisione all'indefessa schiera dei regolatori di scrittura. Costringimi dunque a precisare che l'uomo era in possesso di un moderno telefono cellulare e che questo, poco prima che l'acqua nella pentola raggiungesse la sua temperatura di ebollizione (cento gradi centigradi, all'incirca; ma il valore preciso dipende da una schiera non del tutto comprensibile di circostanze, fra le quali la composizione del liquido, i sali disciolti, la pressione atmosferica circostante. Per carità, semplifichiamo, semplifichiamo! Colpi di mannaia sulla foresta incantata, o ci perderemo, lettore, ci perderemo senz'altro), questo telefono, dicevamo, aveva suonato. Si era udito un trillo, o una melodia, poco importa, anche se descrivere con esattezza la natura e lo stile di questo suono potrebbe fornirti indicazioni preziose e puntuali sul protagonista del racconto, sull'epoca, sul contesto, sui gusti musicali dell'ignoto preparatore di spaghetti - e la musica, si sa, è uno dei molti specchi dell'anima. 

Ma vedo che ora non mi segui più, lettore; noi ci siamo persi e credo, con dispiacere, che non ci ritroveremo facilmente. Ad una delle molte radure di questo bosco malefico tu hai preso da un lato e io dall'altro. Tu ti chiederai forse se il telefono stesso non possa, a seconda del modello, della marca e della sua configurazione, fornire indizi rilevanti sul profilo di chi lo possiede. Io potrei essere lì vicino, domandandomi se l'uomo ha in mano un telefono di proprietà o invece un modello fornito dalla sua azienda, e quindi se sia vero, in questo caso, che lo strumento è specchio fedele dell'utente. Ma potrei trovarmi ben più lontano, nel folto degli alberi, e chiedermi se gli spaghetti vengano da una scelta cosciente, indicatrice di gusti e attitudini personali, o se non siano giunti per altri intricati eventi a quella pentola, su quella mano, in quell'ora.
Ammettilo, lettore: ci siamo perduti e la cosa non ti dispiace. Vedo che occhieggi con sollievo la massa delle righe che si assottiglia e il bianco inviolato della pagina lasciata vuota. 
Siamo alla fine, perché almeno una delle infinite possibilità si è chiusa in qualcosa di reale; gli spaghetti son pronti, la mano li saggia per il tramite del mestolo, cerca il colino, avvicina con prudenza la pentola al lavello. E quindi, qualunque siano le innumerabili e trascendenti conseguenze, qui si chiude, insieme alla nostra, anche la conversazione dell'uomo. 

Perché scolare gli spaghetti con una mano sola è da imbecilli.