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martedì 3 marzo 2015

La colonia "F"

In questi giorni il Coniglio ha un po' da fare. È impelagato in un paio di progetti complessi, ha una congiuntura lavorativa sfavorevole e vive in una famiglia i cui membri più piccoli hanno raccolto il peggio del panorama microbico circostante per portarselo a casa. 
Questo vuol dire che stasera vi propino una carota dalla "riserva", un modo carino per dire "roba vecchia che avevo nelle budella del Dropbox".
Spero che vi piaccia. 
Ma, se non vi dovesse piacere, se fosse più brutto del solito, ne saremo anche più felici; perché vuol dire che ehi, insomma, a furia di scrivere siamo migliorati! 

Il Cittadino era seduto da un lato del tavolo, nella tipica posa dei veterani delle Colonie: la grossa testa gli ondeggiava lentamente mentre parlava, come un frutto maturo che stesse per cadere dall'albero.
Gli stranieri gli chiesero educatamente come si chiamava, ma questo sembrò stranamente irritarlo.
"Come mi chiamo non ha importanza", disse "non abbiamo l'abitudine di usare un nome fra di noi. A voi sembrerà molto strano, certo. Il fatto è che qui alla colonia F siamo felici, e le cose ci vanno bene così".
Gli altri capirono che non era il caso di interromperlo.

"Adesso non fate quelle facce: non siamo così ostili al cambiamento come si dice in giro, e niente affatto isolazionisti. Avrete letto delle nuove rotte commerciali: esportiamo merce fino alla colonia K, e scusate se è poco. E' un viaggio di quasi quindici tefalioni. E non parlo di navi da battaglia: piccoli mercantili monoposto, che vanno da F fino a Y in meno di quanto possiate immaginare."
Il Cittadino si alzò su tutte le zampe ergendosi fiero, nei limiti della fierezza consentita dalla sua forma quasi sferica.
"Sissignori. La colonia sta fondando un impero commerciale, e posso affermare con tutta tranquillità che presto domineremo economicamente tutto il settore, da W fino a N e oltre. La nostra popolazione è più che raddoppiata nel giro di una generazione, e abbiamo progetti ambiziosi. D'altronde, è proprio l'ambizione la caratteristica principale di noi di F, ed è per questo che oggi siamo quello che siamo..."
Gli stranieri ascoltavano pazientemente. Sapevano bene che quando uno di F si metteva a parlare in quel modo c'era ben poco da fare.

***

Michela aveva provato di tutto, dall'aspirapolvere allo spazzolino da denti. Non c'era proprio niente da fare. Diede un'occhiata all'ultima riga sul monitor, scritta qualche secondo prima: "Perciò ritengo ondamentale rierire al unzionario di questa accenda che rischia di trasormarsi in uno scandalo."
Non c'era una dannata “F” in tutto il periodo.
D'accordo, era una vecchia tastiera, e anche piuttosto sporca. Ma chissà quante porcherie dovevano esserci sotto la F. Tutti gli altri tasti funzionavano molto meglio!
Per un attimo, mentre infilava sotto il tasto il beccuccio dello spray anti-polvere  senza una ragione al mondo le venne in mente il diluvio universale.