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venerdì 19 giugno 2015

Diventare grandi

Eh, niente, succede che un vecchio racconto di qualche tempo fa è diventato un libro. La colpa è di quelli di wizarda&blackholes, come +Michele Pinto  e +Michelangelo Rocchetti.
Insomma - soprattutto di prima mattina - è un po' una di quelle cose cariche di sentimenti contrastanti, come una piantina che fiorisce dopo che l'hai annaffiata per un bel pezzo, o un bambino che finalmente impara a fare una cosa che non gli riusciva. Ma si parla di roba di Conigli quindi è molto, molto meno romantico di così.
Per farvi un'idea, c'è della roba aggiuntiva che ho scritto ieri. Molto, molto poco romantico, per dire.

SE NON MI AMMAZZANO GLI ORGANICI
di Spartaco Mencaroni
Il cielo livido era spazzato da un vento impietoso; raffiche improvvise si alternavano ad brevi vortici, rimescolando brandelli di vapori nerastri sullo sfondo argentato delle nuvole. Sotto quella cortina, l’immensa pianura era attraversata dalle tracce delle colonne corazzate, righe scure che serpeggiavano verso il niente, prima che il fango rimarginasse le cicatrici lasciate dai cingoli e dalle gigantesche ruote.
Il tenente stava incollato al visore; i capelli corvini, sottili come fili di seta, gli si incollavano continuamente al viso, impastato di sudore e sabbia, e il vento glieli sbatteva sulle tempie, come ciuffi d’erba nera. Gli facevano male gli occhi, scrutava l’orizzonte ingannevole, cercando di distinguere, oltre il fumo degli incendi e il riverbero degli scafi dei Droni, le colonne scure degli stormi di Uccelli che si levavano dai nidi in fiamme. Il dondolio discontinuo del carro lo sfiancava; era sul punto di crollare; le dita stringevano il calcio del mitragliatore, gli occhi stillavano una pasta di lacrime e sabbia.
Era quasi notte; il dispaccio indicava una posizione precisa in mezzo al nulla e il sistema di posizionamento del carro armato assicurava che l’avevano raggiungo. Ora doveva solo aspettare; aspettare che i Droni comparissero all’improvviso, fantasmi nel nulla, vomitando il loro carico di morte nucleare sulle tane degli Uccelli. Loro avrebbero sterminato quelli che tentavano di fuggire in volo. Semplice come l’inferno.
Il vento portava odore di morte; non quella dolciastra e pungente degli umani, non l’aroma intenso, di muschio e di terra smossa, delle tombe scoperchiate nei cimiteri. Era un lezzo immondo, irritante e violento, di carcasse organiche spolpate dal sole, di esalazioni letali e acide che salivano verso l’alto, facendo tremolare l’aria e nascondendo il sole dietro un sudario. Istintivamente, portò le mani alla gola, sentendosi soffocare; si sforzò di controllarsi e respirò più a fondo, facendo affluire nel tubo endotracheale nuova aria filtrata, dal lieve sapore metallico e frizzante di ioni di rame.

Se non mi ammazzano gli Organici, lo farà questa merda che respiro – pensò.
http://www.wizardsandblackholes.it/?q=terresenzaluce