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mercoledì 17 giugno 2015

Un oceano non misurabile di pace

"Lavoro al mio romanzo con la meticolosità di un tarlo nella cornice di un quadro, in una casa già in fiamme". Sono queste parole di Robert Musil, che descrivono il lavoro attorno alla sua opera più importante, ad avermi dato l'ultima spinta verso l'impresa della lettura integrale del suo ponderoso capolavoro, "L'uomo senza qualità". Opera mastodontica e incompiuta, romanzo senza trama, digressione priva di una conclusione, un cammino dialettico, un esplicito messaggio.
Il libro si può tranquillamente definire tignoso, (ciao +Romina Tamerici ) ma l'impresa di portarne a termine la lettura merita di essere presa in considerazione per più di una ragione; di ciò, in poche righe, io e il Coniglio cercheremo di convincervi. Anzitutto superiamo un equivoco; sebbene il tomo sia stato definito un libro senza una vera e propria storia, un mosaico di digressioni, il prototipo del "romanzo - saggio" e, quindi, una sorta di chimera senza capo né coda, la trama è presente e piuttosto lineare. Ma come avviene per opere paragonabili - ad esempio il più noto Ulysses di Joyce - gli eventi raccontati sono un'impalcatura scarna, quasi insignificante nell'insieme delle migliaia di pagine di cui si compone l'opera; come il reticolo di un gazebo, serve per potervi innestare una ramificata e fiorente serie di digressioni filosofiche. Se è la storia, che vi interessa, trovate tutto nelle  righe che la Wiki dedica al libro.

Veniamo invece al dunque: cosa ci fa un post dedicato ad un libro del genere sul blog del Coniglio? Lungi dalla follia di voler compiere la recensione critica di un'opera di questo livello, la lepre pazza ha trovato interessanti alcuni spunti esplicitamente matematici in essa contenuti.
Questo è uno degli elementi meno "scontati" di interesse del libro, ma non è l'unico. Fra le varie digressioni del protagonista, si ritrovano infatti molti aspetti che ricordano da vicino sentimenti, impressioni e riflessioni di sorprendente attualità. L'Uomo senza Qualità è infatti l'eponimo, vagamente dispregiativo - e invidioso - affibbiato al protagonista Ulrich dall'amico di infanzia Walter, un mediocre e tormentato artista, piuttosto insignificante e irresoluto, che con questo soprannome intende criticare l'atteggiamento di evanescenza e distacco dalla realtà del rivale (il quale, tanto per, è oggetto delle illecite attenzioni della moglie di Walter).

Ulrich in verità è tutt'altro che evanescente. Appassionato studioso di fisica matematica e algebra, ha 32 anni, ma si trova ancora alla ricerca di un personale senso da dare alla vita e alla realtà in generale: una condizione ben rappresentata anche nelle nostre coordinate spazio-temporali.

Ma è proprio questa visione scientifica e meccanicistica della realtà a rendergli impossibile, per così dire, assumere uno stato definito di esistenza. Lo chiarisce molto bene in un paio di punti, che riporto, perché non saprei certo esprimermi meglio:

Mettiamo che in ambito morale le cose procedano esattamente come nella teoria cinetica dei gas: tutto vola in modo sregolato e confuso, ognuno fa quel che vuole, ma se si calcola quello che non ha lacuna ragione di venirne fuori, è esattamente quello che ne deriva davvero(1).

Fin qui, è determinismo puro. Più interessante ancora è l'effetto di tutto ciò sull'essere umano.
Mettiamo anche il caso che in questo momento una determinata quantità di idee si stia spargendo in modo confuso; essa produce un certo presumibile malore medio che sposta lentamente e in modo automatico, e questo è il cosidetto progresso o la condizione storica; ma la cosa importante è che in questo non conta nulla il nostro movimento individuale, personale, noi possiamo pensare e agire verso destra o verso sinistra, verso l'alto o verso il basso, in direzione del nuovo o del vecchio, in modo sconsiderato o riflessivo: per il valor medio è del tutto indifferente, e Dio e il mondo si interessano solo di quello, non di noi. (2)

Tale condizione è ovviamente un'esplicita metafora per la società moderna, della quale tutto il libro va inteso come lettura critica, e del devastante effetto che ha sull'individualità. L'uomo risulta qualcosa di molto vicino ad una particella di gas: le singole molecole ne costituiscono l'essenza, di modo che non è possibile avere il gas come ente misurabile, dotato di parametri fisici precisi e prevedibili, senza il contributo delle molecole che lo compongono. Ma ai fini di quei parametri che caratterizzano il fenomeno, il comportamento di ogni singola particella è insignificante!
Per assurdo, se ogni molecola di metano in una bombola fosse dotata di libero arbitrio e decidesse per suo conto come muoversi, in quale direzione e con quale velocità, a livello macroscopico ciò non modificherebbe i parametri derivanti dall'equazione di stato dei gas perfetti 

Se la realtà è deterministica, questo è dunque importante solo per il sistema nel suo complesso, e non ha alcuna implicazione per le particelle elementari che lo compongono: il livello di certezza derivante dalla prevedibilità del tutto non si riflette nelle sue parti; gli elementi fondanti rimangono avvolti nell'indifferenza generale, estranei a ciò che può essere misurato e dunque si può affermare che esiste. Una specie di Misurabile ergo sum nel quale riecheggiano le suggestioni che la meccanica quantistica aveva portato alla ribalta nei primi decenni del secolo scorso. 
All'epoca di Musil infatti, oltre che gli studi di Émile Clapeyron, erano già noti ben gli effetti epistemologici e filosofici della "rivoluzione di Copenaghen"; è sotto questa luce che alcune delle digressioni Musiliane offrono, a mio parere, gli spunti di riflessione più interessanti. 

È essenzialmente in questo terrificante paradosso, che il singolo sia allo stesso indispensabile ed insignificante per il comportamento del tutto, che risiede una delle fonti inesauribili dell'angoscia esistenziale del XX secolo (e pure del XXI, direi); il vaso di Pandora, il buco nero che risucchia l'individuo e lo getta, al di là di un orizzonte degli eventi di un universo non-ontologico, nell'inferno di un'esistenza solo collettiva.

Non si sa bene come si produca questa trasformazione che in certi casi rende persone dotate di volontà propria una massa consenziente, capace di compiere qualunque eccesso nel bene come nel male e incapace di riflettere, anche quando le persone da cui è costituita in genere non hanno mai fatto altro in vita loro che coltivare la misura e la prudenza. 

Alla fine dunque si può giungere a capire l'atteggiamento di Ulrich, questo suo attraversare la realtà come un neutrino fa con la materia, sfuggendo quasi del tutto le interazioni con essa, fin quando un arbitrio bizzarro del caso non lo costringe ad uscire dalla sua nuvola probabilistica e assumere quel minimo di consistenza indispensabile per interagire con il prossimo! 

Interazione, signori, la realtà è soltanto interazione; non progetti, desideri, emozioni, sogni, correnti elettromagnetiche che vibrano nelle bolle dello spaziotempo e che chiamiamo pensieri, grossolanamente schermati dalla scatola cranica!
E non forse vero che anche io avrei preferito non sapere, non intuire, che le realtà sensibili esistono soltanto nel minuscolo intervallo in cui gli dedico attenzione, perché interagiscono con me, e solo per quello? Ammettiamolo: cosa c'è di più spaventoso del pensiero che l'intero palcoscenico del reale sia qui solo per noi, e ci rimanga soltanto fin quando abbiamo la forza di fissarlo negli occhi, inchiodandolo a queste tre dimensioni più una nelle quali sguazziamo? Sarebbe ancora tollerabile sapere che il mondo intero mi osserva a mia insaputa, che la mia vita sia uno spettacolo per l'altrui divertimento, interesse scientifico o disgusto. Ma essere coscienti che tutto il resto, ogni cosa che si agita sotto il cielo, nel suo ventre o al di là di esso, esiste solo in funzione del mio sguardo e del mio pensiero, è semplicemente insopportabile. 


A meno di poter esser sicuri che, quando la luna non è lì, perché non la stiamo guardando, al suo posto sia disteso un oceano non misurabile di pace, la cui trama palpabile d'amore eterno riverbera nelle stringhe dell'anima. E tanto ci basti per vivere. 
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Questo post partecipa all’iniziativa Una parola al mese. La parola di giugno 2015 è tignoso (al link maggiori informazioni).







Riferimenti:
Le citazioni del testo sono tratte dall'edizione integrale dell'originale di Newton Compton, A cura di Micaela Latini, traduzione di Irene Castiglia, per la collana "I mammut".
(1) e (2), parte seconda, cap. 103, pag. 547
(3), parte seconda, cap. 120, pag. 692