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sabato 1 ottobre 2016

Stronzi per sempre?


L'arte di collezionare mosche
Questo post non è un consiglio di lettura e nemmeno una recensione; il libro di cui si parla è una lettura interessante ma questa non è una operazione epitestuale. La lettura della mia copia di "l'arte di collezionare mosche" di Fredrik Sjoberg mi accompagna tutt'ora, nelle giornate umide di quest'autunno finalmente consapevole di sé stesso, almeno da queste parti. 

Per essere onesti io questa cosa ce l’ho in testa da tempo, ma la sua vera essenza mi è divenuta presente solo con la lettura di questo libro. L’entomologo svedese, credo ignoto ai più (mi si perdoni, nel caso, la vanteria di conoscerlo; nell’altro, l’indelicatezza) mi ha aperto un varco.

giovedì 11 febbraio 2016

Bonadea e l'asintoto

Bonadea è la dea romana della fedeltà muliebre e della sottomissione al marito e agli ideali di purezza e morigeratezza.
Con ironia, è il nome che il protagonista de "L'uomo senza qualità" di Robert Musil assegna alla sua importuna amante ninfomane, della cui pochezza morale e intellettuale cerca invano di liberarsi.

In uno dei capitoli centrali del libro, intitolato con significato "la ricaduta", Ulrich descrive con eleganza un incontro amoroso con la donna, della quale non è riuscito ad evitare il potere seduttivo. Tutta la narrazione è intrisa di un senso di passività e rimpianto, imperniato sul concetto che la passione e l'istinto, elementi basilari e univoci del temperamento di Bonadea, non conducano in alcun modo fuori dal pantano in cui sembra bloccarsi la parabola delle vite dei personaggi dell'opera.
Un'inutile corsa sul posto, sullo sfondo del tramonto di un'epoca, verso l'obiettivo immaginario di una rinascita dell'intelletto e dello spirito che, mentre sembra farsi più maestosa e allettante, al contempo svanisce come un miraggio all'orizzonte.
Questa negazione, al tempo della storia e alla storia dell'uomo, è ciò a cui si sottrae Ulrich, il protagonista, con un atteggiamento di costante passività disincantata e analitica.
Nella scena amorosa, il giovane sa mantenere invariato il suo approccio alla realtà e descrive Bonadea che si affanna alla ricerca di un significato - che per lei è appagamento fisico - dell'istinto che le domina lo spirito. 
In queste riflessioni vi è uno spunto sottilmente matematico che ben si coniuga, dato il contesto, con il tema prescelto per questo carnevale.
Bonadea si lamenta che la sua voluttà non è appagata "né dalla ripetizione né dall'intensificarsi" dell'interazione amorosa e sensuale. Beh, ok, è ninfomane.

mercoledì 10 febbraio 2016

Le parole che ti avevo detto

Vi ricordate la faccenda della rubrica di +Romina Tamerici "Una parola al Mese"? E del doppio torneo associato, dove si guadagnano punti con racconti in 200 caratteri e con post che utilizzano la parola prescelta?
Le 12 tornate del 2015 sono state vinte dal Coniglio e, per premiarlo di tanta fatica, la floreale fanciulla ha pensato bene di affibbiargli un premio che richiedeva un ulteriore sforzo letterario: utilizzare tutte e 12 le parole desuete in un breve racconto, che lei ha poi magistralmente trasformato in videolettura.

Ecco qui il post con il mio premio. Di seguito, il raccontino.
Buona lettura e buona visione.

domenica 7 febbraio 2016

Ricerca nugale

Questo post è più che altro un messaggio di servizio per Romina Tamerici e ha due scopi principali:

1) stabilire con informatica certezza che Marcel Proust, nell'intera compilazione della sua "Recerche", o almeno nella traduzione italiana dell'edizione E-newton Classici che sto leggendo io, non utilizza mai il lemma "nugale"

2) conquistare, con nugale sforzo non mio, ma del diligente lettore di ebook che si è sobbarcato l'onere della ricerca di cui al punto 1, un punto per il torneo sostenitori della parola del mese.

Raggiunti quindi entrambi gli scopi, torno alle mie nugali incombenze.


domenica 24 gennaio 2016

Racconti del silenzio

Legno scuro, un riverbero candido, il rossore del vino e del fuoco:
sussurrano canti antichi i colori, quando  il sole tramonta.

Ruvido il tavolo, una vecchia sedia. Intorno, pochi oggetti familiari, le mura sono quasi spoglie. La sedia scricchiola quando mi sposto; la fiamma del camino, incerta, scalda le quattro pareti chiare con guizzi confusi. Geme un filo di vapore, la legna non è asciutta.
Passi, irregolari e inquieti, scivolano sulla neve ghiacciata. Girano intorno alla casa e la porta si apre lenta. Sento le folate di nevischio che lottano contro il tepore, mentre curvo sul tavolo riempio un bicchiere di vino.
Lui lo prende accennando con il capo e si siede davanti a me. Non ci guardiamo in viso, non lo facciamo mai all’inizio.
- Non eri mai stato fuori così tanto.
Beve a piccoli sorsi, come gli costasse uno sforzo enorme. La luce del crepuscolo scivola dentro la stanza e, in un gioco capzioso* di ombre, richiama il chiarore del giorno.
- Il fuoco è quasi spento, vuoi che aggiunga della legna?
- No – dice alla fine. – Va bene così.
 Immage credits: http://www.luigialfieri.com/fotoracconti/previous/4

sabato 19 dicembre 2015

Emme per T

Il problema, per Talbot, era l’accelerazione; nonostante i progressi della tecnica spaziale, il suo organismo non era in grado di abituarsi. Lui la riteneva una questione costitutiva, impossibile da risolvere.
- Ignorare, accidenti. Deve ignorare la sensazione – gli diceva spesso il Maggiore, componendosi al suo fianco all’improvviso. – La escluda dalla mente, si dedichi ad altro. Su questa nave – aggiungeva con sarcasmo – non mancano le distrazioni!
Ma per il Maggiore era diverso: lui era uno sciame, un agglomerato volontario di miriadi di piccoli esseri senzienti, uniti per costituire un organismo più grande e complesso. La gravità e l’accelerazione avevano su di lui, come entità risultante, un effetto trascurabile, poiché il disagio era assorbito della complessità delle sue parti e distribuito nel numero di cui quella complessità si componeva.

sabato 12 dicembre 2015

Tabelle immaginarie

La moda delle liste affascina questo nostro bizzarro secolo e, in particolare, sembra affliggere il mondo già tormentato della scrittura. Liste su liste di consigli di scrittori famosi, elenchi di parole da evitare, matrici di pianificazione della storia e dei suoi elementi, complessi schemi narrativi da seguire. 
Il post con il quale il Coniglio spera di fare in tempo a partecipare al carnevale matematico numero 93, da Paolo Alessandrini, gira un po' intorno a questa mania, osservando con poca competenza la matematica che c'è dietro alle tabelle, reali e immaginarie, che ci affaticano ogni giorno. 

Tabelle a più dimensioni?

Elenchi e tabelle sono una costante presenza nella vita organizzata moderna. Il confronto con todo list, elenchi, orari scolastici, turni di lavoro, calendari e schemi di riferimento tabulari semplici e complessi, fa parte dell'ordinaria amministrazione di quasi tutti i neuroni che ci portiamo sotto i capelli (gli uni e gli altri, chi ce li ha).

lunedì 5 ottobre 2015

Specchio di pietra

Roccia. È ovunque, intorno a me; una tomba grigia, profonda come una montagna, larga forse come tutto il pianeta. Respiro, cammino, piango all’interno di un piccolo mondo, inerte e sepolto vivo. Sono nato qui, non conosco niente altro; ma come tutti qui sotto, ho memorie inspiegabili, di orizzonti sconfinati, dell’immensità del cielo, con l’aria fresca che soffia sulla pelle; vedo in sogno soli infuocati e gelide notti,  misteriose di stelle.

Il nostro mondo è facile da descrivere; un’immensa caverna centrale, sferica e dalla superficie terrazzata; è il Centro, l’ombelico, l’unico punto nevralgico. Sul suo piano equatoriale si aprono a raggiera dodici cunicoli, ciascuno dei quali conduce ad una cavità simile, dieci volte più piccola: la sala comune di ogni Casata. Dalle pareti di ogni sala gemmano, con uno schema iterativo simile ad un frattale e per tutta l’estensione della superficie sferica, molte altre serie di cavità rotonde, via via più piccole. Le chiamiamo piazze, poi quartieri, poi case; ed ogni casa è divisa all’interno in sei settori, intorno ad un ambiente centrale: uno è l’ingresso, gli altri sono le stanze dove viviamo.

lunedì 28 settembre 2015

Il trucco

- Si tratta solo di una piccola superstizione; una mania innocua, che mi concedo da sempre.

Il Campione aveva una voce flebile, che nei toni più acuti tendeva a diventare stridente. L’addetto alla vigilanza lo squadrò di nuovo, lasciando scorrere il suo sguardo esperto sulla figura che gli ondeggiava davanti, incapace di mantenersi ferma nella stessa postura per più di qualche istante.
Era molto diverso da come lo aveva immaginato; l’idea che aveva avuto di quell’uomo, schivo e riservato, era comunque piuttosto vaga e infarcita di stereotipi. Un campione è un campione! si era detto il vigilante, mentre aspettava fuori dal Palazzo dei Giochi, impettito nella sua uniforme blu scuro, la fascia con i colori nazionali che lo costringeva a tendere i muscoli addominali. Lui era arrivato puntuale; era sceso dalla macchina dell’organizzazione con gesti impacciati, compiendo qualche passo corto e frettoloso, girando la testa qua e là, con fare disorientato, come un pollo.
 Non che il vigilante fosse un appassionato di scacchi; aveva giocato da ragazzo e ricordava le regole più importanti. A casa, da qualche parte, aveva conservato una piccola versione economica del gioco, in legno e plastica, che non veniva usata da anni. Non gli interessava il torneo e del Campione, prima di quell’incarico, aveva sentito parlare soltanto per caso, come di una delle ragioni di prestigio nazionale.

giovedì 17 settembre 2015

Word Dust - Capitolo 5

Questo racconto fa parte (e conclude) un progetto di destrutturazione narrativa: ma mano che si procede, la storia perde i suoi riferimenti, sia per i personaggi, che per chi la scrive. Solo i lettori, partecipando ai commenti, possono tenere in mano il filo di Arianna e influenzare la trama. Per esempio, questo capitolo lo dobbiamo a +Michele Scarparo  e alla sua propensione per tradurre in letteratura (che parola grossa per il Coniglio!) gli aspetti più paradossali della fisica moderna.

Puntate precedenti:

mercoledì 2 settembre 2015

Solarium


Lord Kentas aprì gli occhi e osservò, rassicurato, la luce verde sulla consolle di navigazione. Il pannello della porta, in legno antico e finemente cesellato, scivolò nel suo alloggiamento; la brillante luce turchese brillò familiare sul volto del nobile.
L’aria sottile, arricchita di composti aromatici, lo inebriò; uscì dalla cabina dimensionale, calcando con naturalezza le orme del percorso a bassa gravità, e percorse l’antico sentiero sotto la volta dell’immensa cupola. Si guardò intorno, mentre il bagliore gli inondava il corpo nudo, scaldandogli la pelle: il parco del Solarium era del tutto deserto. Ne fu compiaciuto, anche se non sorpreso: contare sulla sicurezza delle proprie consuetudini gli era diventato essenziale, con l’avanzare dell’età, insieme alla crescente necessità di solitudine.

Credits: http://ilrifugiodeglielfi.blogspot.it/2014/01/paesaggi-fantasy.html

domenica 30 agosto 2015

Word Dust - capitolo 4

Questo racconto fa parte di un progetto di destrutturazione narrativa: ma mano che si procede, la storia perde i suoi riferimenti, sia per i personaggi, che per chi la scrive. Solo i lettori, partecipando ai commenti, possono tenere in mano il filo di Arianna e influenzare la trama. Per esempio, questo capitolo lo dobbiamo a +Ximi Blogghidee e a un film di cui lei si è dimenticata!


Puntate precedenti:


Ora mi aspetto tipo quel film, un dialogo interno su se stesso, la consapevolezza che cresce piano piano...
Ximi
- Corri, vieni a vedere!
La voce del dr. Jensen aveva un timbro concitato, quasi isterico, che Linda non aveva mai sentito prima; fu soprattutto questo a terrorizzarla, ancor prima di sollevare la testa dal lettore micronico e sbattere gli occhi per abituarli alla visione normale.

lunedì 17 agosto 2015

Word Dust - capitolo 3

Questo racconto fa parte di un progetto di destrutturazione narrativa: ma mano che si procede, la storia perde i suoi riferimenti, sia per i personaggi, che per chi la scrive. Solo i lettori, partecipando ai commenti, possono tenere in mano il filo di Arianna e influenzare la trama. Per esempio, questo capitolo vi arriva grazie a +iara R.M. e alle richieste di "romanticismo" di +Anna Maria Fabbri 

Puntate precedenti:

Mi sembra che l'alieno abbia bisogno di Giambo e viceversa... Si potrebbe pensare alla restituzione graduale dei ricordi a Giambo, in cambio di aiutare l'alieno a raggiungere i suoi scopi.
Ci starebbe una evasione a questo punto? Giambo spettatore del suo corpo in azione! Ma chi lo sta aiutando non vuole salvarlo, ma solo riuscire a tenerlo per sé.
E cosa sta accadendo nella sala di controllo? Cosa significano quei grafici? Perché quei parametri improvvisamente sono fuori controllo? Chi altro è interessato ai segreti di cui è custode Giambo?
E Ellen è realmente estranea ai fatti che si celano dietro alle apparenze?
Io sulla sua completa fedeltà al prof. Jensen non ci giurerei...
PS: Dimenticavo... l'alieno che controlla Giambo, in realtà risponde agli ordini di un superiore con cui comunica dopo l'evasione!
Iara, R.M.

domenica 9 agosto 2015

Fragole +1

Non si può fare molto questo mese per il Carnevale della Matematica. La montagna assorbe il Coniglio nelle infinite e multiformi cure dei piccoli coniglietti e gli lascia pochissimo tempo per altro.
Si propone pertanto la presente breve nota,  frutto di approfondita riflessione e sunto di consumata esperienza sul tema, attuale, di come convincere dei bambini piccoli a camminare lungo un sentiero boschivo.
Lo strumento del "cerchiamo le fragole" è stato da secoli il mezzo principe per l'arduo scopo, efficacissimo, purché dopo  il richiamo allettante si sia in grado di mantenere la succulenta aspettativa.
Ciò richiede di trovare fragole, fresche, abbondanti, almeno ogni trenta o quaranta metri.

Quante fragole servono per contentare e sospingere innanzi i pargoli? Dopo attenta ponderazione, si propone la seguente formula generale:
Sia n il numero dei bambini, allora tutto andrà bene finché la piantina verso la quale si richiamano i piccoli viandanti contenga

Fragole=kN+1
In questo modo ogni bambino mangerà almeno k fragole  e ne avanzerà almeno una per sanare eventuali ingiustizie distributive.
Violare la regola suddetta può facilmente indurre a massive sceneggiate isteriche infantili, compromettendo l'esito della passeggiata.
Mi sovviene ora un dubbio: ma le fragole di bosco, fruttificano in modo dispari?

lunedì 20 luglio 2015

Word dust - Capitolo 2

Questo racconto fa parte di un progetto di destrutturazione narrativa: ma mano che si procede, la storia perde i suoi riferimenti, sia per i personaggi, che per chi la scrive. Solo i lettori, partecipando ai commenti, possono tenere in mano il filo di Arianna e influenzare la trama. Per esempio, questo capitolo vi arriva grazie a +Anna Maria Fabbri



Capitolo 1

Capitolo 2
Chi lo accoglierà Giambo? Che ruolo ha all'interno della colonia? Possibile che mandino in missione uno che abbia un ruolo importante con il rischio di perderlo? O è un membro della collettività che si deve riscattare? Potrebbe essere un militare non molto rispettoso degli ordini che vengono dall'alto, uno che tende a risolvere le cose a suo modo, e lo hanno spedito in una missione che nessuno è mai riuscito a portare a termine, confidando nella sua imprevedibilità umana. E se nella mente di Giambo, ora interagisse anche l'alieno per poter studiare gli umani e i loro piani?
Marta Maria Fabbri

Scendevano lente dal cielo le scie luminose delle Piccole Comete. Grumi incandescenti, accumulati nella ionosfera, che si sgretolavano lenti in miriadi di gemme di luce. La bassa gravità e la densità degli strati alti dell'atmosfera consentivano a quei granelli di fluttuare a lungo, con traiettorie bizzarre, ricamando il cielo notturno con mutevoli arabeschi. Dall'interno della cupola, in ogni spazio aperto della colonia, coloravano la notte di un chiarore iridescente. Nel centro del campo di addestramento le Comete facevano brillare le foglie dei cespugli nativi di erbazzurra. Quelle luci, come tutto ciò che accadeva oltre il cielo di Gerico, erano un fenomeno legato alla Polvere; tutti, in qualche modo, lo sapevano, ne divenivano consapevoli non appena sbarcavano, o poco dopo.
Anche Giambo, che aveva dimenticato tutto di sé, sapeva della Polvere. Pur non potendo confrontarsi con i propri ricordi, era certo di conoscere al riguardo più di qualunque cittadino umano del pianeta, forse ancora di più della stessa intelligence militare di cui, formalmente, faceva ancora parte.
- Si degna di seguire la mia introduzione, signor Giambo?

domenica 19 luglio 2015

Talassofobia

Ai bambini il mare fa bene. Ai bambini il mare fa bene. Ai bambini…

Ripeto la frase come un mantra, muovendo appena le labbra, mentre trascino un passo riluttante lungo il vialetto d’accesso allo stabilimento balneare. La terrazza del ristorante incombe come la guardiola di un campo di concentramento; intravedo la doppia fila di cabine oltre l’ingresso, ai lati di un altro camminamento che conduce alla spiaggia. Non vedo le guardie armate, ma di sicuro sono lì, che mi osservano mentre spingo il passeggino carico di grottesche borse a fiori, riempite allo spasimo: non posso concedermi un passo falso, o un minimo accenno di fuga. Avanti, testa basta, bicipiti tesi, mentre le ruote affondano nella ghiaia grossa, alta due dita.


Dentro. La muraglia compatta di ombrelloni riempie lo spazio del campo. Ai lati, barriere di corda grossa e marrone, tese fra paletti bianchi come ossa spolpate dal sole. La sabbia arroventa l’aria dove aleggiano miraggi; mi assale il lezzo di crema e carne bruciata. Il mare occhieggia in fondo alla distesa di postazioni; è piatto, azzurrognolo, punteggiato di corpi. Un refolo di brezza porta odore di salsedine e putrefazione; il ragazzo del bagno ci guida al nostro ombrellone. Lo osservo mentre cammina: muscoli dorsali ipertrofici guizzano come serpenti sotto la pelle unta. Ha le gambe lisce come i tentacoli di un polipo, il costume minuscolo incastrato fra le natiche, i capelli rasati, un’enciclopedia di tatuaggi sulla schiena e sulle spalle. Quel Superman senza mantello allunga un braccio da culturista per indicare, ieratico, il luogo e gli strumenti destinati al decubito dei nostri corpi; ombrellone, sdraio, lettino: oggetti che nascondono insidie mortali, trappole a molla pronte a scattare al minimo tentativo di regolarne la posizione, mutilando dita, unghie, falangi, a volte arti interi.

giovedì 9 luglio 2015

Word dust - Capitolo 1



L'idea di questo racconto mi è venuta chiacchierando con +Michele Scarparo e Marina Guarneri su un progetto letterario che avevamo sviluppato qualche tempo fa. L'idea era quella di un iper-romanzo, dalla trama non lineare, in cui il lettore avrebbe sviluppato linee alternative di eventi (anche se tutte convergenti) in base alle sue scelte. Un lettore onnisciente ma anche attivo nella storia, insomma.

Il tema del lettore e dei suoi "poteri" è alla base di questo piccolo progetto; nelle prossime settimane vi verranno proposti i successivi capitoli di una storia nella quale i personaggi, a cominciare dal protagonista, perdono il filo degli eventi che li riguardano. 
Ma lo stesso faremo io e il Coniglio. Si potrebbe obiettare che uno scrittore non può mai essere veramente equanime e indifferente alla sua storia; ma questo avviene se la conosce, se sa cosa sta narrando. E noi, in questo momento, non lo sappiamo!
Ci lasceremo trascinare dal vortice dei frammenti di possibili sviluppi e interazioni, senza programmare nulla, esponendovi i tasselli di un mosaico senza curarci di altro che di farli incastrare, senza nessuna idea del disegno generale. Soprattutto, non abbiamo una trama e un finale. Alla fine dell'esperimento, il racconto dovrà concludersi, ma saranno solo i lettori che hanno seguito tutto il progetto ad avere in mano il bandolo della matassa. E allora, dovrete dire la vostra.

E ora, turate il naso, copritevi gli occhi. La Polvere di parole vi aspetta.



giovedì 2 luglio 2015

Il tempo sacro e la matematica nel XIII secolo (o della velocità di fuga di Dio)

Facciamo brevi almeno le premesse: il Coniglio ha una zampa ingessata e fatica a scrivere. Argomento di questo telegrafico contributo è suggerire uno spunto inaspettato per il tema "matematica e rinascimento" proposto dal buon Dionisio Dionisi per il suo Carnevale della Matematica numero 87.
Infortunato nella sua appendice scrittoria, il leporide si consola con letture non propriamente estive; ultimamente gira con una copia di "Il tempo sacro dell'uomo" del grande Le Goff. Si tratta di un breve saggio che parla a sua volta di un "best seller" del periodo pre-rinascimentale, la Legenda Aurea di Iacopo da Varazze, Domenicano di qualche decennio più giovane di Dante.Il libro è noto per essere la seconda opera medioevale più diffusa dopo la bibbia: nell'era precedente alla diffusione della stampa a caratteri mobili, ne sono giunte fino a noi ben 1400 copie manoscritte: un numero enorme.

Ma cos'ha a che fare un libro che racconta la vita di centocinquanta santi con la matematica, e in particolare del rapporto fra scienza e umanesimo che si sviluppa in quei decenni così cruciali per la formazione della cultura europea?

venerdì 19 giugno 2015

Diventare grandi

Eh, niente, succede che un vecchio racconto di qualche tempo fa è diventato un libro. La colpa è di quelli di wizarda&blackholes, come +Michele Pinto  e +Michelangelo Rocchetti.
Insomma - soprattutto di prima mattina - è un po' una di quelle cose cariche di sentimenti contrastanti, come una piantina che fiorisce dopo che l'hai annaffiata per un bel pezzo, o un bambino che finalmente impara a fare una cosa che non gli riusciva. Ma si parla di roba di Conigli quindi è molto, molto meno romantico di così.
Per farvi un'idea, c'è della roba aggiuntiva che ho scritto ieri. Molto, molto poco romantico, per dire.

SE NON MI AMMAZZANO GLI ORGANICI
di Spartaco Mencaroni
Il cielo livido era spazzato da un vento impietoso; raffiche improvvise si alternavano ad brevi vortici, rimescolando brandelli di vapori nerastri sullo sfondo argentato delle nuvole. Sotto quella cortina, l’immensa pianura era attraversata dalle tracce delle colonne corazzate, righe scure che serpeggiavano verso il niente, prima che il fango rimarginasse le cicatrici lasciate dai cingoli e dalle gigantesche ruote.

mercoledì 17 giugno 2015

Un oceano non misurabile di pace

"Lavoro al mio romanzo con la meticolosità di un tarlo nella cornice di un quadro, in una casa già in fiamme". Sono queste parole di Robert Musil, che descrivono il lavoro attorno alla sua opera più importante, ad avermi dato l'ultima spinta verso l'impresa della lettura integrale del suo ponderoso capolavoro, "L'uomo senza qualità". Opera mastodontica e incompiuta, romanzo senza trama, digressione priva di una conclusione, un cammino dialettico, un esplicito messaggio.
Il libro si può tranquillamente definire tignoso, (ciao +Romina Tamerici ) ma l'impresa di portarne a termine la lettura merita di essere presa in considerazione per più di una ragione; di ciò, in poche righe, io e il Coniglio cercheremo di convincervi. Anzitutto superiamo un equivoco; sebbene il tomo sia stato definito un libro senza una vera e propria storia, un mosaico di digressioni, il prototipo del "romanzo - saggio" e, quindi, una sorta di chimera senza capo né coda, la trama è presente e piuttosto lineare. Ma come avviene per opere paragonabili - ad esempio il più noto Ulysses di Joyce - gli eventi raccontati sono un'impalcatura scarna, quasi insignificante nell'insieme delle migliaia di pagine di cui si compone l'opera; come il reticolo di un gazebo, serve per potervi innestare una ramificata e fiorente serie di digressioni filosofiche. Se è la storia, che vi interessa, trovate tutto nelle  righe che la Wiki dedica al libro.