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domenica 26 maggio 2013

Il bar prima dell'alba

Il cielo era un mosaico di nuvole fra i tetti spioventi, dove si intrecciavano le gioiose follie delle rondini. Lontane spruzzate di rosa pallido annunciavano l'alba, mentre una crescente luce inondava i piani più alti dei palazzi come vernice dorata.   
La strada deserta e il quartiere silenzioso davano una sensazione di irrealtà; nel vuoto lasciato dall'assenza degli uomini e delle macchine, spento il frastuono dell'insensato brulicare feriale, quella domenica mattina di primavera restituiva momentaneamente la città a sé stessa. 
C'era tempo per passeggiare sul ciglio del torrente, che assolveva al suo compito ingrato di fogna cittadina mantenendo la sua pacifica bellezza; ascoltare i suoni nascosti, la radiazione di fondo di una realtà solitamente sommersa, fatta di quiete.

giovedì 23 maggio 2013

Pensiero fisso



Si era svegliata all’alba con quell’assurda idea in testa. Una follia completa, che aveva subito bollata come tale, stupendosi di averla pensata. Ma invece di svanire nelle pieghe della coscienza, l’abnorme pensiero gli tornava in mente mentre si lavava e faceva colazione. Per strada, era ricomparso ammiccando fra i titoli delle civette, o nei brandelli di conversazioni che volteggiavano nell’affollato marciapiedi. Anche dopo, mentre andava al lavoro, continuava suo malgrado a coglierne allusioni velate nella segnaletica della metro, fra gli ammiccamenti dei cartelloni pubblicitari, persino nel ritmo ovattato che filtrava dagli auricolari degli altri passeggeri.

martedì 21 maggio 2013

Sovrapposizione



Un racconto scritto per il Carnevale della Fisica #43 che sarà ospitato sul blog di Abbey-Travel   e per il quale è stato scelto l'affascinante tema della Creatività.

L'uomo armato era in piedi davanti alla porta rossa e teneva una mano poggiata al cinturone della tuta mimetica. Il suo atteggiamento minaccioso non sembrava impressionare il bambino seduto per terra davanti a lui, che rimaneva tranquillo, assorto nel contemplare la parete liscia della torre.
Il soldato respirò a fondo, cercando di dominare la tensione, e si concentrò nel tentativo di capire perché mai fosse toccato a lui accompagnarlo là dentro. Naturalmente non si trattava di un errore, non erano possibili.

Le sue istruzioni erano composte da un laconico foglio di meno di dieci righe. Seguendole, si era presentato in divisa e con l'arma di ordinanza al centro di ricerche.
Le due attendenti che li avevano accompagnati in automobile per molti chilometri fuori città, fra le colline, erano giovani e graziose; sorridevano in continuazione ma non parlavano mai.

lunedì 13 maggio 2013

Tre cose che insegnano le orchidee


A casa ho delle Phalenopsis. Sono le orchidee più diffuse ed è facile trovarle ovunque, persino come gadget abbinato ad alti regali.
Sono piante ritenute generalmente ardue da coltivare, forse perché è semplicissimo distruggerle; come per la maggior parte delle cose belle, basta continuare a fare la cosa sbagliata per un tempo abbastanza lungo.

Il Turco


Non sono mai andato per il sottile, quando si tratta di fare soldi. Ma quella porcheria mi ha fatto schifo fin dal primo giorno, quando il Turco ci disse che l’avremmo usata per i clienti.
Anche i ragazzi, che pure ne hanno viste tante, erano rimasti sconvolti. Il fatto è che stavamo entrando in un giro grosso, nel quartiere avevamo un certo nome.
Ma poi lui ci spiegò che il nuovo grossista chiedeva la metà, ed era molto difficile accorgersi della differenza. Era disposto a rivedere le percentuali di tutti e, a conti fatti, ci veniva in tasca un bel po’di grana.

domenica 12 maggio 2013

Momento angolare

Questo racconto trova la sua ispirazione in un bel post di Quantizzando,




Il comunicatore aveva di nuovo dei problemi. La voce della sala radio sul Ginevra  gli giungeva con un ritardo di diversi secondi e a Ted sembrava di stare in uno di quei documentari sull'esplorazione spaziale di due secoli fa.
Dall'altra parte sentì una voce familiare che strillava: “Allora, che diavolo stai facendo la sotto?”.
“Vedi di darti una calmata, Laura!” rispose alzando a sua volta la voce. “La modulazione quantistica si è fottuta e il segnale viaggia subluce.”
Attese quasi venti secondi prima che lei si facesse sentire di nuovo, con tono decisamente più amichevole.
“Ted! Non sapevo che fossi tu in missione. Tutto bene?”
Lui grugnì e chiuse la comunicazione. Odiava le domande idiote di sua moglie.

mercoledì 8 maggio 2013

Rondine di mare

Questo post è stato scritto per il Carnevale della matematica numero 61 che sarà ospitato sul blog notiziole di Mau, 
È ispirato alla figura di Leonardo Fibonacci, alla sua famosa sequenza, che nasconde la costante del rapporto aureo, ma più di tutto al suo grande amore per la libertà. 

L’uomo camminava a testa alta, lo sguardo perduto nel limpido tramonto che incendiava il cielo sopra la Darsena di festosi drappeggi arancio e cremisi.
Percorreva con passo spedito, reso sicuro dalla consuetudine, lo stretto viottolo che costeggiava l’argine di mezzogiorno, a ridosso della graziosa mole del tempietto di Pontenuovo.
Dall’altro lato del fiume le rondini saettavano improvvise, sbucando dal chiuso delle viuzze del borgo di tramontana, lanciandosi in traiettorie imprevedibili che le conducevano a capofitto verso le acque dell’Arno. Giungevano intrepide a lambirle, per poi risalire più dolcemente, lasciando sulla superficie sottili ed effimeri solchi.

C’era qualcosa, nel volo degli uccelli, che aveva sempre affascinato Leonardo.
Li adorava fin da ragazzo, quando al seguito di suo padre di quelle rondini aveva seguito per mare le misteriose rotte celesti, scoprendo per la prima volta le meraviglie di una terra generosa e calda, straripante di vita, in cui non esisteva il tempo.

venerdì 3 maggio 2013

Ritratto in chiaroscuro


Nei miei ricordi, l'immagine più viva è quella del grande prato. Una distesa morbida di erba grassa, che seguendo le curve sinuose del paesaggio avvolge come un manto una valletta nascosta a mezza costa, nelle pieghe del colle, riparata da due modeste alture. Al centro del pianoro sorge l'antica casa di famiglia, un luogo che mi sforzo inutilmente di dimenticare.

Ogni volta che ci tornavo, mentre la macchina scivolava lungo il viale incrociando le ombre nette dei cipressi che lo costeggiavano, guardavo le onde che le folate di vento disegnavano lungo la pianura. L'erba si inchinava, alternando il verde brillante degli steli dritti ai toni più scuri, smeraldini, di quelli piegati.
Ci si fermava sotto il maestoso platano al centro del piazzale e io, dal momento in cui aprivo la portiera e posavo il piede sulla ghiaia polverosa, sentivo salirmi alla gola un nodo soffocante.