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martedì 31 dicembre 2013

Sogni, bambina.

Dormi, ignara di quanto sia possente, quest'alba di dicembre.
Anche il dolce mare, quieto nel suo pigiama di indaco e velluto, riflette pigramente l'incendio di corallo che graffia il cielo. Un sibilo gelido si è impadronito delle strade deserte, vorticando nelle piazze saluta per primo il giorno neonato. Il disco di fuoco dardeggia dalla cima dei monti, il suo raggio trafigge le morbide nuvole rosa per giungere a questa riva, ed indugia leggero sulle mani rugose di un vecchio pescatore, carezzandole con la dolcezza di un'antica consuetudine.

sabato 28 dicembre 2013

Gioco da ragazzi

“Sei sicuro di saperlo fare?”
Roberto non rispose; chino sulla rozza impalcatura di legno, con a fianco il piccolo oggetto affusolato che giaceva nel fango, continuava ad armeggiare con il pezzo di miccia. Franco sbuffò, rinunciando a domandare altro: sapeva che era inutile insistere, quando suo fratello maggiore si intestardiva.

Si guardò nervosamente intorno, scrutando i campi deserti. Il sole stava cominciando a riscaldare la terra umida, sollevando nuvole di vapore dalle zolle fangose dei solchi arati.
Da qualche parte un cane abbaiò e lui si innervosì.
“Ci vuole ancora molto?”
“Stai zitto. Ho quasi finito”.

martedì 24 dicembre 2013

Delusione d'amore

Quando il Cartografo uscì dalla cabina del comandante, sbatté il pesante portellone con tanta forza che le pareti dell'alloggio tremarono violentemente. Fuori di sé per l'ira, il possente ufficiale si allontanò, imprecando a voce alta e calpestando con falcate rabbiose il pavimento del corridoio.
La giovane in attesa fuori dalla stanza notò le sgraziate impronte, che gli zoccoli avevano lasciato sul delicato tappeto di erbaseta, e scosse sconsolata la testa.
“Sono solo degli animali” sibilò mentre bussava rispettosamente alla porta del suo comandante.
“Che altro c'è?”
La voce del Signore, sebbene attutita dallo spesso portello, le parve imperiosa e profonda. Lei adorava sentirlo parlare. Un brivido di emozione si fece strada attraverso la sua pelle, traslucida e tesa, mentre pronunciava in fretta il proprio nome. Dopo alcuni istanti udì lo scatto secco della maniglia e il boccaporto si aprì con un sibilo.
Il Signore era in divisa e la fissava dal basso con il suo sguardo fiero e intelligente. Le lunghe appendici flessuose del tronco fluttuavano lentamente intorno al corpo basso e tozzo, portando le mani sottili a disegnare elaborate carezze nell'aria.

domenica 22 dicembre 2013

Trappola per Builombre

La prima volta che vidi il Builombre, lui fece capolino da sotto il tavolo del soppalco, ed io non realizzai subito quanto fosse straordinario ciò che era accaduto in quell’istante. Fu comunque una visione fugace e parziale: un ammiccare rapido, fra le ombre della scala della soffitta, subito seguito da un guizzo verso la piccola biblioteca nel sottotetto. 
La voce del dottore, salendo leggermente di tono, mi costrinse a voltarmi e a fissare di nuovo il suo sguardo spento. Mi sforzai di concentrare l’attenzione su quella cantilena monotona, ma io di quelle probabilità, di quei paroloni, scanditi diligentemente una sillaba alla volta, avevo capito subito il succo.
Non mi importava molto della malattia, in quel momento. Temevo le necessarie cure, la sofferenza, ma come possibilità ancora remote, che si affacciavano soltanto ipoteticamente in prossimità dell’orizzonte degli eventi.
Quando finalmente se ne andarono, lui e quell’infermiera carina, che continuava a guardarmi con un sorriso di circostanza, mi persi finalmente fra le note di un movimento di Ravel, solenne e pacato, che si diffuse nell’aria insieme all’aroma fruttato di un ricercato infuso orientale: sperai che lui avrebbe gradito entrambe le cose, come era scritto nel libro, perché volevo prenderlo.

Lo desideravo più di ogni altra cosa.

venerdì 13 dicembre 2013

giovedì 12 dicembre 2013

Portami via

La pietra scomparve con un tonfo sordo dentro l’acqua scura. Le onde concentriche si allargarono pigramente, riflettendo le luci fredde del porto.
Lucia lasciò dondolare le gambe al ritmo di quelle oscillazioni: fissava un punto indistinto sulla superficie oleosa dell’acqua. Rilassando gli occhi, lasciò che i riflessi si sfocassero e nelle macchie di colori cupi le sembrò di vedere un corpo che galleggiava.
Un cadavere di luce, che si stava spegnendo.
“Ne vuoi ancora?”
Pietro aveva la voce roca, da adolescente cresciuto in fretta. Lei si voltò a guardarlo, mentre le porgeva la piccola sigaretta storta che aveva arrotolato con le dita sottili.
La ragazza scosse il capo e sorrise, dolcemente. Rimasero in silenzio a guardare i fari di servizio della banchina che disegnavano strisce azzurrognole sugli scafi lucidi delle barche.
Lucia non sapeva esattamente per quale ragione andassero lì, la sera, invece di andare in giro per le vie del centro, insieme a quelli della loro età. Immaginava che fosse per quel muro invisibile, che univa loro due e li separava dagli altri, fatto di cene silenziose, di frasi rabbiose sussurrate a mezza voce nella notte. C’erano lividi da nascondere e sguardi muti, che dicevano tutto, ma che nessun altro ragazzino sapeva leggere.

domenica 8 dicembre 2013

Di muschio e vecchie pietre

L’aria è sottile in queste mattine di quasi inverno e si respira a fatica. Bocconi di nebbia fredda, che però quando scendono nei polmoni lasciano in bocca un sapore buono, come di un’antica promessa, e la voglia di un sole limpido nel cielo, azzurro e gelato.


E’ tempo per alcune cose, senza tempo, che hai trovato lì prima di te.

mercoledì 4 dicembre 2013

Sfogo di cometa

Sono tutti qui a spiarmi, ammutoliti e con il naso all’insù. Sperano che rischiari le sere d’inverno, ammiccando agli innamorati, o che mi metta in posa per le foto di Natale.
Mi hanno anche puntato addosso gli occhi indiscreti di quegli ammassi di ferraglia con cui impestano il loro sistema. Analizzano, scrutano, indagano, frugano: se potessero, mi salirebbero addosso e mi bucherebbero tutta, solo per il gusto di sapere di che cosa sono fatta.

Sciocchi e primitivi, sono i bambini capricciosi dell’universo, lo sanno tutti. Nessuno che abbia mostrato un po’ di rispetto, mentre io mi offro al loro Sole! 

domenica 1 dicembre 2013

Di Nonne, cipolle ed aldeidi leggere

Questo post, oltre che partecipare al 34° Carnevale della Chimica da Leonardo Petrillo, è tratto da una storia vera. E saporita.  

La piccola cucina è inondata di sole.
E’ la luce dorata, discreta e soffusa, di una giornata gelida d’inverno, in cui anche il sole si copre di soffici nuvole, come se persino lui soffrisse il freddo.
Arriccio il naso, lo sguardo va ai fornelli dove borbotta  un plotone di pignatte e tegami; quelli grossi, da guerra, che raramente vedono il mondo fuori dal proprio ripostiglio.
Annuso gli effluvi che salgono lenti dalle mutevoli superfici di cottura, dove interfacce di composite miscele organiche gorgogliano, ribollono, gemmano in vescicole viscose, da cui  traboccano con liquidi schiamazzi le vaporose risultanze delle energie convettive sottostanti.
Il piccolo laboratorio biochimico del mio organo olfattivo si dimostra all’altezza dei millenni di perfezionamenti a cui l’evoluzione l’ha sottoposto, restituendomi l’ordinato rapporto analitico delle impronte odorose di un vasto connubio di ortaggi.