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sabato 12 gennaio 2013

L'assedio



"Glielo dico ancora una volta. Si sta rendendo ridicolo!”
Il funzionario era paonazzo in viso, la camicia chiazzata di sudore. Ascoltò la risposta, poi imprecò e ficcò rabbiosamente in tasca il cellulare.
Voltò le spalle al fossato e arrancò fino alla macchina, incespicando con le sue scarpe lucide sul selciato. Mise in moto e sgommò, allontanandosi. Quando la polvere si fu depositata il castello e la campagna circostante tornarono alla consueta quiete.

Le tortore ripresero a cantare sulle antiche pietre, che avevano assorbito e già dimenticato gli strepiti dell’inviato della banca. Dentro, il vecchio Conte riattaccò il telefono con gesto pacato, producendo un suono ovattato e quasi solenne.