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lunedì 21 gennaio 2013

La donna vestita di bianco



La donna vestita di bianco era diversa.
Un velo, tremolante e indistinto,  l’avvolgeva e la isolava dalle altre, accalcate lungo il binario.
Non piangeva, non aveva bagagli, non tendeva le braccia impotenti verso il marito e i figli, come facevano quasi tutte.

La donna vestita di bianco non era né giovane, né vecchia. 
Gli sbuffi di vapore della locomotiva l’avvolgevano a tratti, rendendola ancor più irreale.

Nessuno sembrava notarla e forse, era solo un fioco bagliore riflesso negli sguardi vuoti delle altre donne.
Camminavano sulla terra già consapevoli di non essere più vive.
Sul treno si ammucchiavano i corpi, ma le anime rimanevano come sospese, volteggiando incerte sopra la terra coperta di neve e di sangue rappreso.

Quando il treno fischiò e quelli con la svastica, sbraitando, cominciarono a spingere dentro i vagoni le ultime deportate, nessuno badò a lei. 

Salì  da sola sul carro merci, lentamente, come uno spettro.