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mercoledì 26 giugno 2013

Le mura di Anperion

Le mura di Anperion, comunque le si guardasse, si estendevano fino a perdersi nella foschia buia. Erano scure, levigate e fredde. In alcuni punti trasudavano un'abbondante umidità, ma non c'erano in esse pertugi, né porte, o feritoie. Sembravano fatte di un'unica, ininterrotta pietra liscia.  
Sorgevano in mezzo alla pianura erbosa, chiudendo la valle da un capo all'altro, arrampicandosi sulle pendici dei colli alle estremità, facendosi basamento dei fianchi scoscesi delle montagne, fin quasi all'apice.
Là, dove l'altitudine e il terreno sbarravano ogni passo, il fianco del baluardo si continuava con la roccia viva della vetta, divenendo esso stesso limite della terra e confine al cielo. 
Lo sguardo non giungeva ad esplorarne la cima, pertanto non si sapeva se vi fossero spalti, merlature, qualcuno che montasse la guardia. 
Erano fiorite leggende che gli abitanti della valle si tramandavano, narrandole intorno ai fuochi la sera o nei bivacchi estivi sulla pianura. In esse, le mura di Anperion erano guardate da uomini alati armati di archi che scagliavano saette. Torri di cristallo sorgevano sulla sommità, slanciandosi fino a bucare il cielo; in spazi oscuri, ad altezze inconcepibili, le loro bandiere garrivano fra le stesse dita di Dio.