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martedì 30 dicembre 2014

Uno spicchio di cielo

Il rettangolo di cielo che apparteneva all’altro mondo si trovava in alto, vicino allo zenit. Bisognava guardare fra la vecchia torre mezza diroccata del castello e il bordo aguzzo del campanile della cattedrale, stando con il naso per aria, quasi in verticale.  Poiché il buio cadeva sempre alla stessa ora da entrambe le parti, era molto difficile individuarlo senza i giusti riferimenti, specialmente se il tempo era sereno sia di qua che di là.
Gli abitanti del borgo si erano abituati e si divertivano ad occhieggiare i forestieri, fermi in mezzo alla via, che si torcevano il collo fino a farsi male, strizzando inutilmente gli occhi; ridevano dei loro sguardi confusi, finché i turisti, delusi e irritati, erano sul punto di andarsene; allora gli esperti locali si avvicinavano e fornivano le giuste indicazioni. Spiegavano che si doveva seguire il moto di una nuvola, o il volo di un uccello, finché questi, passando davanti al cielo dell’altro mondo, non scomparivano alla vista, per riapparire sul bordo opposto di quella finestra incantata. Dopo, sorridevano compiaciuti alle espressioni di meraviglia che si diffondevano tutto intorno, e stavano lì sornioni, ad aspettare il compenso per l’aiuto fornito.
Ma i primi tempi, quando senza preavviso era iniziato quello straordinario fenomeno, la gente aveva terrore ad uscire di casa; tutti evitavano di guardare l’inquietante spaccatura nella volta celeste, dove le nuvole si rifiutavano di addensarsi quando tutt’intorno stava piovendo; oppure, al contrario, vi imperversavano fulmini e  nembi scuri nel bel mezzo di una splendida giornata estiva. Gradualmente poi la novità era stata considerata con più curiosità e minor timore: i cittadini si soffermavano volentieri ad ammirare il ritaglio di uno splendido tramonto che si stagliava sullo sfondo di un orizzonte livido e cupo, donando grazia ed eleganza ad una giornata altrimenti bigia.

domenica 28 dicembre 2014

Jonas e Giona - sceglilatuavventura continua!

Un nuovo capitolo di #sceglilatuaavventura, il meme del finale alternativo, lanciato dal Coniglio, che impazza su internet  nelle ultime settimane. 
Come, non lo conoscete? Non ne avete mai sentito parlare? Nemmeno una volta, eh... Ok, forse dire che "impazza" è eccessivo. Meglio che vi vediate il link al post originale, dove c'è anche l'incipit che il nostro amico Alberto Nordico, che desidera rimanere anonimo, ha completato con questo delizioso meta-racconto. Buona lettura!

Si alzò dal letto e si affrettò a raggiungere lo scrittoio che si trovava appoggiato alla parete opposta della camera. Le folgorazioni che la coglievano nel cuore della notte portavano sempre le idee migliori e andavano annotate prima che svanissero; ma soprattutto urgeva sbrigarsi perché era in ritardo con la consegna e quell'antipatico ometto occhialuto che si faceva chiamare Jonas, avrebbe presto iniziato a farle pressione.... tanto successo e nessun talento, a parte quello di pavoneggiarsi con i suoi colleghi accademici, scrivere qualche articolo scientifico di Fisica o di Matematica che nessuno avrebbe mai letto e soprattutto quello di saper spremere come un limone le doti di scrittrice di Eleanor, che lo avevano reso, oltre che il più famoso scrittore di fantascienza vivente, anche ricco sfondato.

giovedì 25 dicembre 2014

Notte di Natale e conigli


Cosa può dire un Coniglio Mannaro la notte di Natale?  Seguendo una diffusa tradizione, secondo la quale la notte della vigilia gli animali parlano, il coniglio, già scrivente, si è preso la briga di dire due parole a tutti i suoi amici.


Mai si era visto che una creatura del genere desse consigli,  pareri o rilasciasse discorsi: troppo autorevoli intenti per un leporide. Ci si contenta di dire grazie a chi ci segue, a chi passa di qua, a coloro, e son parecchi  che condividono idee, ricchezze e doni personali sulla rete, rendendola un posto più bello e al servizio di tutti.

Comunque sia il vostro Natale, comunque concepiate Dio, il Natale di qualcosa di nuovo e migliore siamo noi e il nostro amore.

Vi auguro di costruire molto bello il vostro pezzetto di mondo.






venerdì 19 dicembre 2014

Reo Confesso

La luce intensa si tinge di porpora, mentre scivola attraverso le alte vetrate e inonda i mosaici sul pavimento dell'Aula. Tutto intorno, volti di pietra, antichi scranni e maestose colonne. La pozza vermiglia di sole luccica sul marmo e mi ricorda il sangue di Geber che mi cola fra le mani, mentre gli stringo il petto squarciato. Non riesco a capire le parole del giudice: l'eco della sua voce stentorea si confonde in una cacofonia che assomiglia alle urla di Lenore. La rivedo che corre verso di noi e gli sorregge suo capo morente. Dio, se li amavo.
Ecco, scende il silenzio; là fuori, di nascosto, sta calando la notte. Non riesco a capire le parole.

Cupa e oscura è la torre: tanto tozze e sgraziate sono le sue volte, che incombono opprimenti sul petto, quanto aeree e slanciate erano le guglie limpide del tribunale, dove la mia sorte fu decisa. C’è una stanza circolare, da basso, dove vivo modestamente. Tutti i giorni non vi mancano né cibo né acqua; vi è il conforto di un camino, la cui fiamma è alimentata dall’esterno (come, lo ignoro) e rimane sempre accesa. Ho un giaciglio, delle vesti pulite, e tutto quanto serve per provvedere alle mie povere necessità materiali. Da una parte si attorciglia la stretta spirale di una scala a chiocciola: di là si giunge nell’unico altro ambiente di questa prigione, lo scrittoio. È, questo, un luogo sollevato di una decina di metri dal terreno, corrispondente alla cima della torre: strette aperture quadrate fungono da finestre e fanno entrare la luce. Ma sono troppo in alto perché possa scorgervi attraverso più di un modesto squarcio di cielo bigio e la loro presenza non mi è in alcun modo di conforto; al contrario mi ricordano, nel modo più crudele, che esiste un mondo esterno, dove l’aria è fresca, non v’è odore di muffa e il sole scalda la pelle chiara.

(credits: Luca Bruno)

martedì 16 dicembre 2014

Le sale della memoria

Era successo all'improvviso, nello stesso momento in tutta la città. Nulla di ciò che era avvenuto durante il giorno, o nelle settimane precedenti, poteva far presagire un fenomeno tanto straordinario: la vita, anzi, trascorreva da tempo senza strappi, un po' monotona, un po' frenetica, come avviene in provincia. 

Poi d'improvviso tutti loro si erano ritrovati così, a muoversi e a respirare, senza preavviso; e adesso camminavano in mezzo alle strade, nelle piazze, con tutta quella confusione e nessuno che sapesse cosa si doveva fare. 

mercoledì 10 dicembre 2014

Il mio amico non esiste

Questo racconto partecipa all'ottantesima edizione del Carnevale della Matematica, ospitato da Flavio Ubaldini nel suo "Pitagora e Dintorni". Il tema è "matematica e irrazionalità". Nel nostro caso, vi proponiamo una poco credibile storia matematica, che non è né reale, né sensata (e nemmeno semplicemente irrazionale...)

Ci incontrammo alcuni anni fa, non lontano da questa riva della Mosella. Come allora, le vecchie finestre della cattedrale occhieggiano fra le modeste arcate del ponte di pietra e, al tramonto, le foglie dell'edera sembrano screziate di rosa.
Non sono sicuro dei miei ricordi. Ad esser sincero, in quegli anni ero certo di ben poche cose: di quella sera, fra le certezze posso enunciare molti bicchieri di vino di Borgogna, i fianchi sodi e il seno generoso di una delle cameriere del "Benoit", e la combriccola di perdigiorno con mi cui accompagnavo nelle notti d’estate, da studente, a Toul. Quello però era un giorno di fine settembre: il clima mite era già guastato dai primi rigori dell'autunno incipiente e gli amici, dopo un numero imprecisato di andirivieni sul lungofiume, fra stornelli lascivi e discutibili interazioni con i rari passanti, si erano decisi a passare al caldo il resto della serata, ciascuno nel proprio letto.
Io invece avevo ancora in corpo troppo vino per desiderare una notte tranquilla e me ne restai a passeggio, in compagnia del gorgoglio allegro della Mosella, nel quale credevo di intendere una qualche melodiosa suggestione. Una placida bruma aveva preso a salire dal centro del fiume e le sue pigre volute carezzavano i canneti, indugiavano sui rami ancora frondosi degli alberi, per poi lambire con lente carezze la base dei lampioni sull'argine, dando ai guizzi dei lumi a petrolio un aspetto fumoso, che doveva apparire inquieto, forse spettrale, e che a me sembrava invece tanto struggente quanto romantico. 

domenica 7 dicembre 2014

Et super hanc petram

- Raduna in fretta le tue cose, prete. Non c’è molto tempo.
Senza attende risposta, il massiccio cavaliere varcò la soglia della sacrestia e si avviò per l’ampio corridoio che menava al cortile del monastero. L’eco metallico della corazza, che risuonava al ritmo vigoroso dei suoi passi, riempì il silenzio nel quale Padre Gualberto affrettava i preparativi. 
Il vecchio sacerdote soppesò il cinturone, già ricolmo delle pergamene con gli esorcismi principali, e volse uno sguardo triste allo scaffale che conteneva i venti eleganti volumi delle Etymologiae di Isidoro da Siviglia. Sospirando, si chinò  a riempire la bisaccia: olio santo, unguenti, reliquie... niente che avrebbe potuto fare veramente la differenza, nell’imminente battaglia. Ma era tutto quello che aveva potuto preparare in così poco tempo. 
Di minuto in minuto, i suoi gesti si facevano più frenetici; il religioso si guardava intorno con rapide occhiate nervose: percepiva qualcosa, come un’ombra che oscurava i mutevoli bagliori delle candele sulle pietre scure. Inquieto, si caricò la borsa a tracolla e si affrettò a sua volta all’esterno, arrancando sul fondo irregolare del cortile sotto il peso del proprio fardello.
Nonostante la luce fosse ancora fioca, il Conte Eceno lo individuò subito e gli rivolse un cenno di saluto, sollevando il pavese, dall’alto del suo stallone corazzato.
- Ci siamo tutti – lo udì dichiarare, ottenendo l’istantaneo silenzio dei duecento cavalieri di San Giacomo che lo attorniavano, pronti a muovere ad un suo gesto. Uno di loro si staccò dal gruppo e avanzò al piccolo trotto verso il religioso, conducendo per la briglia un magro ronzino. Inespressivo e muto, il cavaliere restò attese mentre l’altro si issava con fatica in sella, poi voltò il suo destriero e tornò rapidamente in posizione.
- Andiamo – disse il condottiero.

venerdì 5 dicembre 2014

Terra straniera (parte 2/2)

Segue


Petorius, trattenendo i singhiozzi, cercava di assumere un tono solenne, ma aveva le narici piene di moccio dopo il lungo pianto e la sua voce veniva fuori stridula e ovattata: nell’insieme, l’effetto era abbastanza ridicolo. Memer però non lo interruppe.
–  Ti abbiamo affidato il nostro branco e i nostri piccoli, da moltissime stagioni, sperando di ricevere cibo e protezione.
–  E non è stato così? – Replicò, infastidito dalla piega che stava prendendo la conversazione
–  Quest’inverno è lungo e la nostra gente soffre. Credevamo che fosse colpa di un cattivo destino, ma ho sentito le tue parole sacrileghe e adesso capisco perché il Gran Padre di Fuoco è in collera con noi.
–  Senti, Petorius…
–  No. Non intendo più ascoltare la tua voce, D’ora innanzi…
–  Pensa a quello che fai, bestia!
–  … il patto di fratellanza è spezzato. Non obbediamo più al tuo giogo, rifiutiamo il tuo marchio. Noi non ti offriamo il nostro pelo e il nostro latte, rinunciamo al tuo fieno e alla protezione dei tuoi Bopal.
Quando ebbe parlato, un profondo silenzio scese nell’altura. Memer fissava il grosso animale con gli occhi stretti e le mascelle serrate. Questi non abbassò lo sguardo: ruotò invece la massiccia groppa e si avviò lentamente verso il sentiero alto, silenzioso e cupo. Gli altri lo seguirono all’unisono, senza emettere un suono: come una schiera di tristi fantasmi, sfilarono uno dopo l’altro davanti al loro antico padrone, scomparendo in breve dietro la trama degli alberi.

giovedì 4 dicembre 2014

Terra straniera (parte 1/2)

Memer sollevò la testa sul petto, quel tanto che bastava per vedere al di là degli arbusti in fondo al pendio erboso su cui era disteso. L'animale che gli sonnecchiava accanto si accorse subito del  movimento e drizzò le due file di orecchie; si mise a fiutare l'aria fresca, girando il capo tozzo sul collo sottile, fino a guardare nella stessa direzione del suo padrone. Una muraglia di nuvole spezzava il cielo terso come un brutto rigo su un disegno: giù a valle, lungo la striscia scura dell'Altrostrada, stava piovendo.
Brontolando, il pastore si alzò, fiutò l’aria e si avvicinò al proprio gregge; il Bopel lo seguì caracollando con indolenza. Era stato il cupo echeggiare dei tuoni a svegliarli: le bestie, inquiete, gorgheggiavano e scuotevano i larghi testoni. Sulle grosse facce piatte, oltre all’abituale maschera di ottusità e incomprensione, aleggiava un vago senso di allarme. Quando li vide giungere, il più anziano del gregge avanzò risoluto verso il custode e si mise a leccargli la mano.
- Memer, padre buono, - recitò infine l'erbivoro, con la sua voce profonda e piagnucolosa - che cosa succede? 
- Nulla, mio gregge. È solo una tempesta sull'Altrostrada. Non c'è pericolo che giunga sulle nostre colline.
La risposta rassicurante non cambiò l'espressione perplessa del capobranco, né il suo tono lamentoso.
- Ne sei certo?
Lui percepì l'irritazione del Bopel e si affrettò a tranquillizzarlo, prima che si mettesse a ringhiare e scoprire le zanne, terrorizzando tutto il gregge.
- Potete stare tranquilli: quella pioggia appartiene ad un altro mondo, come la via e tutto ciò che ci viaggia sopra.
Fissò lo sguardo sul nastro lucido d'asfalto, dove i veicoli affusolati scivolavano veloci, sollevando una coda di spruzzi, come tante piccole comete. Poi, come se stesse parlando a sé stesso, aggiunse: - Non ci riguarda. 
strada attraverso la valle della morte di notte File vettoriale

mercoledì 26 novembre 2014

Supplemento di pena

07 di Ret 'I
Sono sveglio da poco e mi manca Medula. Ho sognato le colonne di luce che bucano il fogliame, e le acque profonde, tinte di smeraldo, che scorrono sotto le gallerie degli alberi; i ricordi sono strazianti. Appena uscito dalla bolla, ho scoperto quanto è difficile abituarmi a questo corpo pesante, alle frenetiche contrazioni delle sue viscere molli e alla sua prospettiva, che cambia in continuazione; forse è per questo che la città dei Ped Wick mi sembra ancora più orribile di come l'avevo immaginata. Quaggiù è uno schifo.

00 di Ret' k
All’inizio del nuovo balin mi sono spinto fin sulla soglia del mio provvisorio rifugio, un minuscolo anfratto sotterraneo che si estende per un breve tratto intorno alla bolla di stasi, ormai quasi del tutto riassorbita. I residui del portale, tramite cui il mio spirito è giunto in questo luogo, mi riportano alla spaventosa verità: sono stato esiliato, bandito. Tramutato in questa mostruosità semovente, scaraventato all’inferno. L’aria vi ristagna malsana: l’odore di muffa stordisce i sensi, ma non riesce ad annullare la presenza di miasmi ancor più penetranti, provenienti dall’ambiente esterno. I suoni, invece, giungono attutiti e confusi; in qualche modo, lontano e triste, mi ricordano le armonie orchestrali che le gocce d’acqua componevano cadendo lungo le scannellature della mia corteccia, quando vi fiorivano i muschi odorosi.
 Per esplorare aspetterò un periodo di buio: i Ped Wick sono molto meno attivi e il rischio di essere scoperto si riduce.  L’attività di quei mostri è frenetica, imprevedibile: emettono continuamente rumore, sembrano in preda ad un’eccitazione violenta e non conoscono pace. Se serve un tale incubo, per espiare le mie colpe, allora sono nel luogo giusto. 

venerdì 21 novembre 2014

Variabile umana - un finale nel finale

Questo post fa parte del meme #ScegliLaTuaAvventura, e prosegue un racconto che potete leggere per intero qui. Grazie a +iara R.M. per avermi chiesto di arrivare fino al... prossimo risveglio!

Era bello camminare nella neve fresca e Medor cercava di farlo, ogni volta che ne aveva l’occasione: raccogliere la legna nel bosco, ripulire il filtro dell’impianto di climatizzazione, foraggiare le bestie nella stalla. Per tutto il periodo dell’inverno, era sua qualunque incombenza che comportasse l’uscita dal piccolo rifugio, abbarbicato sul fianco di quella rupe scoscesa a picco su un lago senza nome.
Anche quel giorno, il giovane era stato all’aperto fin dal mattino: c’era da controllare un tratto del torrente, vicino alla piccola centrale idroelettrica, diversi chilometri a monte dell’insediamento, e rimuovere eventuali blocchi di ghiaccio dalle pale delle turbine. L’occasione per una lunga passeggiata solitaria, lontano da tutti.
Amava la compagnia degli altri, ma il suo carattere lo portava a cercare spesso la solitudine. Introspettivo e taciturno, godeva del selvaggio paesaggio intorno a sé come di un’opera d’arte: e quel mondo era un vigoroso diamante grezzo, dove splendevano vivide pennellate di luce selvaggia.
Era alto e magro, il corpo atletico, sempre pronto allo scatto. Quando correva, le sue gambe slanciate, su cui guizzavano muscoli sottili, volteggiavano sopra al terreno con tale rapidità che i piedi sembravano non toccare mai il suolo. Portava i capelli lunghi, ben oltre le spalle, e amava sentirli sbattere liberi nel vento, frustandogli il collo. Medor era figlio del mondo che l’aveva accolto, appena nato, al termine del lungo viaggio di cui non aveva memoria. Ogni cosa, come il torrente impetuoso lì accanto, che si apriva la strada nel grembo della neve vergine, gli trasmetteva una passionalità primitiva e dirompente, in risposta alla quale il ragazzo dilatava le narici, aspirando a fondo l’aria gelida e rarefatta, che lo inebriava. Allungò il passo, marciando a larghe falcate nel manto compatto, osservando i rari alberi sfilare  lungo la scia della sua celere andatura.

lunedì 17 novembre 2014

Variabile umana - scegli la tua avventura

Questo racconto è la prosecuzione del Meme "scegli la tua avventura", comparso qualche giorno fa sul coniglio. Oltre a questa conclusione, potete trovare altre varianti nel post originale. E, naturalmente, potete inventarvi il vostro finale!

Al di là dei riflessi opachi e freddi della cupola biancheggiavano le sponde dell’oceano; le acque cobalto della baia ne lambivano la riva a brevi intervalli, con carezze viscose. Fra le pieghe di velluto denso della superficie luccicavano agli imprevedibili scoppi di luce violetta della vecchia Ritelgeuse. Il riverbero di quei bagliori rimbalzava, come un’eco istantanea, sulle travature del Braccio verticale dell’astroporto. Visti dal basso, i tralicci che lo componevano salivano perpendicolarmente all’orizzonte, formando il tronco metallico di un albero ciclopico, piantato fin nel cuore del pianeta. Una selva di diramazioni laterali si staccava dalla struttura principale e da ognuna di queste germogliavano a loro volta numerosi altri segmenti, in una serie di molti ordini di ramificazioni. Dalle più piccole appendici terminali, ciascuna grande dieci volte un uomo, le navi spaziali pendevano come frutti maturi.

giovedì 13 novembre 2014

Senza posa e in libertà: il Carnevale della Matematica #79

Benvenuti alla LXXIX edizione del Carnevale della Matematica. Questo mese la kermesse è dedicata all'esplorazione del concetto di "matematica e libertà".


Come sempre, il tema scelto serve per suggerire idee e non comporta alcun vincolo (e come potrebbe, in questo caso!). Tuttavia, la scelta di abbinare la matematica alla libertà ha un preciso significato e lo vedremo fra un attimo, nel corso di questa breve introduzione.
Ora però, seguendo la consolidata tradizione del nostro appuntamento, dovrebbe aprirsi un gustoso trafiletto, che riporti le proprietà del numero corrispondente all'ordinale dell'edizione in corso. Ma, come accade spesso quando c'è nella cura di un carnevale c'è di mezzo un Coniglio e un non-matematico, le notazioni di teoria dei numeri a disposizione lasciano alquanto a desiderare.



Ecco quindi che la libertà, ben presente nella matematica e nella sua pratica, mi viene subito in soccorso, permettendomi di condurvi in un percorso leggermente divergente dal consueto.
La scienza dei numeri si presta infatti ad ogni genere di contaminazione ed è capace di interagire con le più disparate discipline e sensibilità artistiche, apportando contributi originali alla loro creatività. Per esempio, il Numero 79, come sanno anche i Conigli, è il 22° numero primo: cosa ben nota, ma per noi carnevalisti ciò che significa anche che, nell'ormai celeberrima Poesia Guassiana (o dell'unicità della fattorializzazione) del Sommo Popinga, questa edizione si merita una strofa, appunto, unica.


Il suo nome in codice è quindi "senza posa". Una scelta di termini decisamente appropriata, se pensiamo agli sforzi che l'uomo ha fatto, e che continua a compiere, per la ricerca o la riconquista della propria libertà.

Liberi di giocare - la matematica e il gioco d'azzardo



Mettiamola così: siete davanti ad un monitor e state leggendo il titolo dell'ebook che abbiamo scritto insieme a +Roberto Zanasi. Il libro sembra mettere insieme due cose che non sono fatte per stare vicine. Qui infatti - si capisce dal titolo - non si parla della giocosa matematica, alla base di gustosi rompicapi logici e vecchi o nuovi passatempi meravigliosi (pensate agli scacchi!). Ci si potrebbe domandare che relazione ci sia, fra la conoscenza della matematica e i meccanismi che trasformano una delle più affascinanti attività umane in una mostruosa piaghe sociale. 

martedì 11 novembre 2014

Scegli la tua avventura!


"Scegli la tua avventura" è stato il titolo di una collana di narrativa per ragazzi in voga un paio di decenni fa. I libretti, di formato tascabile e di facile lettura, adatti all'età della prima adolescenza, avevano la caratteristica di proporre storie interattive. Di là da venire i giochi di ruolo e le avventure grafiche, permettevano di orientare il destino del protagonista richiedendo al lettore di intervenire nei momenti cruciali dell'avventura, attraverso una scelta fra due opzioni possibili. Il meccanismo non è diverso da quello delle altrettanto famose e coeve "storie a bivi" di Topolino; anche a distanza di anni e dopo diversi giri di boa di evoluzione tecnologica, trovo che il sistema abbia conservato intatto il proprio fascino. 


venerdì 7 novembre 2014

La notte sirena (quarto pezzo facile)

Fuori, nell'aria di cristallo, il cielo geme le sue lacrime di stelle. Una pioggia di luce fredda bagna l'orizzonte, ancora invisibile, dove l'alba è solo un'antica promessa. Le trame degli alberi si distinguono a fatica, sagome più oscure del buio, ed è l'istinto ad avvertirmi della loro presenza ai margini di un sentiero,  traccia dei miei passi nella bruma sottile. Sono io a scegliere di crederlo una strada: nella notte lo spazio è malleabile e si deforma per accogliere le suggestioni del pensiero. 
Non più reali sono gli odori che incrocio nell'oscurità: rapidi come fantasmi, mi assalgono con la loro prepotente presenza: volute fumose di legna bruciata, aroma di resina incandescente, grosse braci che pulsano di calore lontano. Mi colpiscono con violenza, spingendomi indietro e di lato, come folate di tempesta. Inclino il corpo e porto avanti il capo testardo, contro il vento di odori, veleggiando nel mare immaginario delle tenebre verso l'origine di quel faro olfattivo. 


lunedì 3 novembre 2014

La rete (terzo pezzo facile)

Proseguendo la nostra chiacchierata a puntate sul tema dell'importanza della descrizione in narrativa (qui trovate gli altri post), oggi è la volta di un racconto, nel quale l'elemento descrittivo si trova ad assumere una dimensione crescente, fino ad occupare l'intero spazio narrativo. Sarà proprio la percezione sensoriale del protagonista a condizionare le sue azioni e a decidere il suo destino.  Ah, per chi avesse seguito gli altri post, lo schema di questo pezzo è "acqua - vista - ossessione". Buona lettura.



Dalla fine dell’estate navigavamo alla foce del Meronte, uno specchio placido di acque limacciose. Escludendo il ritmico vibrato del motore, la barca scivolava nel più assoluto silenzio. A poppa l'acqua si comportava come un fluido viscoso, nel quale sia stato immerso e poi ritirato un cucchiaio, che torna a comporre con riluttanza la propria continuità; la scia dell’elica apriva una ferita liquida, la cui cicatrice si intravedeva a lungo, un solco più scuro nel nastro verdognolo srotolato al centro della pianura sconfinata.

venerdì 31 ottobre 2014

Elogio della descrizione: perché i sensi? (in attesa del terzo pezzo facile)

Come già detto nei primi due post, qui e qui, lo scopo di questo microscopico progetto letterario, nato da un proficuo scambio con +Annalisa Scassandra sul tema della descrizione, è quello di analizzare il ruolo di una vera e propria arte specializzata, che il tecnicismo narrativo moderno vorrebbe relegare a lezioso orpello, elemento ridondante da sfrondare, inciampo ampolloso e deleterio.
La mia convinzione è che, con gusto e misura, la descrizione sia una controparte insostituibile dell'azione: senza la convincente presenza di un adeguato scenario e di un contesto fertile (fra un attimo spiego meglio il senso di questo aggettivo), il procedere della trama rischia di diventare sconnesso, la catena di conseguenze motivazionali che spingono i protagonisti si trasforma in un procedimento aleatorio, fatto di azioni arbitrarie e inspiegate, rendendo difficoltoso per il lettore sviluppare empatia con i personaggi e partecipazione alla storia, che può risultare poco credibile.

In questo senso si spiega facilmente cosa volevo dire con "contesto fertile": la cornice narrativa, una vivida descrizione di ambienti, circostanze, elementi atmosferici, azioni collaterali, in apparenza insignificanti ai fini dell'azione principale, diventano lo sfondo e il terreno da cui prendono vita le azioni e le sensazioni dei protagonisti.

martedì 28 ottobre 2014

Premiaconiglio


C'è una cosa bella in queste iniziative che premiano i blogger con una cascata a piramide. Non è tanto il fatto che siano in grado di premiare potenzialmente l'intera blogsfera, ma il loro valore come occasione per conoscerci e arricchirsi di nuove fonti da cui attingere e di nuove amicizie.

Alcuni dei miei contatti più assidui sono nati da inaspettate citazioni di questo tipo e in alcune circostanze ho scoperto insostituibili compagni di penna o di letture. Pertanto, bando alle cianche (ciao +Romina Tamerici  ) e cominciamo subito con il motivo per cui tutti siete qui, a leggere questo post.
Mi è stato assegnato un Liebster Blog Award, fra i riconoscimenti, il più dettagliato. Infatti le istruzioni per l'uso sono rigorose e noi le andiamo ad elencare, eseguendole nel contempo, in un raffinato e metodico procedimento che vi invito a seguire con attenzione.

lunedì 27 ottobre 2014

Elogo della descrizione - secondo pezzo facile

Sul paesaggio evanescente, che vortica fuori dal finestrino, cercano di posarsi gli occhi, infastiditi dalla danza frenetica dei tralicci metallici. A brevi intervalli, le piccole torri sgraziate descrivono il ritmo incalzante di un tragitto obbligato. Sono frastornato dagli oggetti troppo vicini, troppo veloci, impossibili da inquadrare nell'istante in cui il treno gli passa davanti. 

La loro sagoma confusa si staglia sullo sfondo di luoghi incantevoli; campi assolati, drappeggiati nello spazio fra morbidi colli dalle pendenze sinuose. Terre adornate di erba dolce, carezzata dal vento ancora caldo di un mite autunno. Filari di viti e di olivi si punteggiano di riflessi dorati, carichi delle proprie promesse: evocano giorni tersi, luce calda e obliqua, penombre accoglienti di vecchie cantine, profumate di mosto e di olio nuovo.

sabato 25 ottobre 2014

Elogio della descrizione (e quattro pezzi facili)

L'occasione me l'ha data un post di Annalisa Scassandra: una semplice descrizione, che però mi ha colpito moltissimo, forse proprio per la sua irriverente unicità e solitudine.
Ci sono fiori umili, che stupiscono quando si stagliano coraggiosamente su un prato altrimenti deserto e, nitidi contro il cielo, risaltano nella loro elementare magnificienza.

Io credo che le descrizioni, in letteratura, abbiano simile potere, e subiscano analogo destino, di queste gemme solitarie; trascurate con miopia, sono relegate, con la supponenza tecnicista dei nostri tempi, ai margini della narrazione.
Fra ritmi incalzanti, che scimmiottano la nostra vita delirante, domina l'intento bizzarro di rendere cinestesico ogni brano, anche quando non avviene - e non deve avvenire - proprio nulla.
Una selva strangolante di regole di scrittura si incarica di snellire, potare, smembrare, semplificare il linguaggio, la struttura, il lessico, la sintassi. E in questa narrativa atrofica, sanguinaria nemica della complessità, amputatrice di subordinate, descrivere si riduce a volte al mero atto tecnico di contestualizzare banali emozioni, frammenti scomposti di idee o di sensazioni, rendendo tutto alla portata di tutti. Un fast food delle parole dove placare malamente una fame ben più raffinata, sperando che lo stomaco di chi legge si contenti.


martedì 21 ottobre 2014

Dietro l'angolo

Michele era un uomo di mare: camminare sulla terra lo disorientava.

La notte era calata in fretta; come un drappo discreto, la sua coltre scura faceva da sfondo allo scintillio elegante della skyline, oltre la baia velata di nebbia. Il profilo discontinuo dei grattaceli si rifletteva sull’acqua cupa del porto, irradiando tremuli bagliori filiformi fin sulle vecchie pietre, consumate dall’incuria e dalla salsedine. Un vento tagliente portava odore di immondizia e legna marcia.
Aveva provato a dormire, steso contro un cumulo di casse e rotoli disordinati di canapa, incurante dei ratti che gli si avvicinavano ai piedi nei loro misteriosi percorsi notturni. Ma un marinaio se ne infischia dei topi, i quali, semmai, lo impensieriscono soltanto per la loro improvvisa assenza. Non riusciva invece a scacciare l’immagine di quegli occhi verdi, di un colore rubato al mare, quando stanco di tempesta, si culla in lunghe onde di risacca, prima di riprendere l’eterno sonno.  


lunedì 20 ottobre 2014

L'amore senza isole

Se l'amore è un viaggio, che dire dei tanti amori che punteggiano il corso della vita? 
Cos'ha di speciale, fra le molte strade possibili, quell'unico cammino, nato per sempre, che della vita non è solo occasione, ma fondamento e sostanza?


Si può dire il suo percorso, a differenza di tutti gli altri, richiede di attraversare un vasto mare. Al cuore di chi lo intraprende, domanda che sappia farsi nave, adattare il proprio spirito alla mutevole continuità di un oceano quasi infinito, teso fra le sponde di due anime, da esso congiunte. Nel viaggio, come sulla terra, la rotta si cerca nel buio, guardando le stelle, a volte cercandole negli spiragli fra le nubi, o nel riflesso confuso dietro un velo di lacrime. Come nel deserto, trascorrono gelide notti, e interi giorni senza orizzonte.

venerdì 17 ottobre 2014

L'allegra condanna

Man goes to doctor. Says he's depressed. Says his life is harsh and cruel. Says he feels all alone in a threatening world. Doctor says: "Treatment is simple. The great clown Pagliacci is in town tonight. Go see him. That should pick you up'.  Man bursts into tears. "But doctor... I am Pagliacci!"

Fin dall’inizio ho trovato assurdo il divieto di ridere in pubblico, pena la morte. Delle molte cose che ancora mi sfuggono, in questo strano luogo, è la più difficile da accettare. Il solo pensiero di questa crudele proibizione mi provoca un fremito di rabbiosa ribellione: per non parlare degli sforzi, penosi e mal dissimulati, che loro a volte compiono per non violarla, quando passo per strada.
Nonostante la mia condizione sia invidiata dai più, ben pochi immagino quanto sia in realtà penoso, per uno come me, accettare il destino che mi è capitato. Certo: ho cibo in abbondanza, godo di una relativa libertà, abito un alloggio confortevole. Per molti aspetti sono un privilegiato, un’eccezionale nota brillante, in questo mondo ovattato di schiavi repressi. Credo che molti degli altri mi odino, per questo. O forse è perché tale sorte è toccata proprio a me, che sono uno straniero: un uomo del mondo di sopra, caduto per caso dentro una grotta e capitombolato quaggiù, vivo per miracolo, in questo fondovalle sconosciuto, sepolto fra le rocce.

martedì 14 ottobre 2014

Liberi e illimitati confini

Certi luoghi sono limiti, ma non sono confini. 

Ci sono albe, o mattini, in cui una danza di nebbia e di sole nasconde nel riverbero fumoso lunghi margini di strade. 
Luoghi dove si abbracciano cose difformi. 
Sicure linee di prospettiva che si intersecano con le frastagliate sembianze degli alberi avvolti nella foschia.
E non è dato sapere, oltre quello sfumato orizzonte degli eventi, se le rette nate parallele siano ancora tali, o se si intreccino nelle bizzarre proprietà di un confine, frattale e infinito, dove il possibile non è più limitato.

Se curvandosi e ripetendosi, nelle imperfette sensazioni dell'occhio confuso, quei riflessi, quei giochi di bruma, quei riccioli di rami secchi e imperlati di rugiada, non realizzino davanti ai nostri occhi incoscienti costruzioni proibite, irrazionali, incoerenti, la cui improvvisa presenza sia insostenibile alla ragione e, non potendo esistere insieme ad essa, una volta svelate, non costringano invece noi ad annichilirci.

sabato 11 ottobre 2014

Prezzo di mercato

- Un’altra pinta, ragazza!
Lei indugia. In risposta al suo sguardo eloquente, faccio comparire sul tavolo un mucchietto di talleri. Diavolo, me la posso permettere: gli inglesi sono dei gran bastardi, ma pagano bene.
Sono entrato nella bettola poco prima del tramonto, seguendo una rotta confusa fra le baracche lungo il fiume. La luce metallica del cielo sopra l’Atlantico punteggiava di riflessi inquieti la distesa di tetti bassi che digradano verso il basso corso del Charles River, tingendosi di toni ad ogni istante più cupi. Ho scelto questo tavolo, vicino alla finestra, e attraverso i vetri bisunti osservo morire il giorno; mi fa compagnia un boccale pieno di piscio chiaro e schiumoso che qui nelle Colonie si ostinano a chiamare birra. Un uomo potrebbe affogare in un barile di questa roba, prima di riuscire ad ubriacarsi come si deve.

martedì 7 ottobre 2014

Storia delle Colonie - il libro

Storie delle Colonie - Alessandro Corradini & Spartaco Mencaroni & Michele ScarparoCon qualche giorno di ritardo rispetto a Michele Scarparo, anche il Coniglio si è deciso a presentare al grande pubblico la versione finale di “Storia delle Colonie”.

Si tratta di una piccola antologia, nata da un'idea di Alessandro Corradini che ha pubblicato l’originale articolo  "Collasso Globale e Colonie Resilienti"  sul blog  "Effetto Risorse" del professor Ugo Bardi.  Era il 21 maggio del 2014 e Alessandro, AKA il nostro affezionato Panda, non poteva sapere che il suo post veniva letto, da un insonne coniglio, appollaiato su una scomoda seggiola in un reparto di maternità, in attesa del suo secondo piccolo.
Mettete insieme l’effetto di un post visionario, a suo modo inquietante, ma profondamente aperto alla speranza, con l’idea di una nuova vita che sta per venire al mondo: come resistere alla tentazione di immaginarselo, quel mondo, e, per quanto disastrato e distopico, di provare a viverlo?

venerdì 3 ottobre 2014

Lo spacciatore di parentesi

- Stiamo per chiudere.

Il richiamo, poco più di un sussurro, era stato preceduto da un lieve colpetto di tosse, con il quale l’uomo dietro il bancone aveva attirato l’attenzione dell’unico cliente nel negozio. Questi sobbalzò, come se fosse stato sorpreso da un colpo di cannone, ma rimase in silenzio.
Era entrato mezz’ora prima dell’orario di chiusura, dopo aver fatto diverse volte su e giù lungo il tratto di strada, dove l’anonima porticina vetrata di alluminio dorato dava accesso alla “bottega della sintassi”; ogni volta aveva lanciato un’occhiata furtiva all’interno, cercando goffamente di non farsi notare, alla ricerca di un momento in cui la pur rara clientela fosse assente del tutto.
Il proprietario l’aveva notato ben prima che si decidesse, ed aveva capito al volo con chi aveva a che fare: ormai riconosceva al volo quel tipo di clienti. Quell’uomo non faceva eccezione: impacciato, di mezz’età, vestito con una certa leggerezza, ma non sciatto, a suo modo elegante. Entrando, gli aveva rivolto un cenno cortese ed un germoglio di sorriso, che non era sbocciato, e si era messo subito ad osservare gli scaffali degli aggettivi e degli avverbi, con l’aria di chi abbia un’idea precisa di cosa gli serve, ed intenda cercarlo per conto suo.
L’aveva lascito fare: dopo anni, aveva capito come trattarli, quei tipi li. Per prima cosa, bisognava rispettare i loro tempi; poi però, quasi sempre, ci voleva un aiuto, qualcosa che li costringesse a rompere il guscio. A fare la domanda che avevano incastrata in gola.
- Se vuole dirmi di cosa ha bisogno, sono sicuro di poterla aiutare.

martedì 30 settembre 2014

L'evoluzione della specie

- Stavolta hai esagerato, Charles!
Robertson pronunciò quel secco biasimo senza nemmeno curarsi di abbassare il tono della voce. In circostanze normali, come padrone di casa,si sarebbe guardato bene dal rivolgersi aspramente ad uno dei suoi ospiti, durante un ricevimento: ma quelle non erano affatto circostanze normali.

Il giovane naturalista, con i suoi discorsi, aveva passato ogni limite imposto non solo dall'etichetta, ma anche dal buon senso: e il fatto che il signor Robertson fosse chinato sul corpo esanime della povera signorina Penrose, sorretta da altri quattro gentiluomini, nello sforzo di stimolarla con un'essenza per riportarla alla coscienza, era lì a dimostrarlo.

lunedì 29 settembre 2014

Amore irrazionale

“credi davvero che la luna non sia più lì, se non la stai guardando?”
A. Einstein

Le onde scure di marea si ritraggono lente, lasciando spazio all’aria. Nello spazio vuoto lasciato dall’angoscia che cala, i muscoli del torace si allentano, l’aria torna a riempire i polmoni. Decine di minuscole, imprecisate contratture dolorose si sciolgono mentre il mio corpo, annodato e rattrappito da ore, si rilassa poggiandosi contro la parete: lei è lì, dorme serena nel suo letto, attraversato da una falce azzurra di luce notturna, ignara della mia presenza.
Il suo petto, danzando al ritmo dolce e regolare del suo sonno, rischiara di certezza quell’angolo buio e umido di palude, sepolto al centro della mia mente: sento i pensieri viscosi che scivolano all’indietro, per rintanarsi nei grovigli dove la ragione non arrivava, pronti a spuntare appena avrò distolto lo sguardo da quel corpo. Solo all’idea di lasciare la stanza, di non avere più davanti agli occhi la sua figura reale, getta un’ombra di dubbio, nella quale si insinua nuovamente quell’idea fissa, l’ossessione che mi divora costantemente.
E se non esistesse più?

sabato 27 settembre 2014

Il disegno

Sedevamo alle due estremità di una vecchia panchina, sotto l’impalcatura dei rami stanchi di un vecchio faggio; quell’angolo ombroso del parco, digradante verso il lago sul retro della villa, era il luogo che lui amava di più e dove trascorreva ormai la maggior parte del suo tempo. Le giornate si accorciavano e anche quel giorno la fine del pomeriggio era calata improvvisa come l’ombra di un rapace. A tratti si levavano le  intense folate di un vento tagliente, che già non apparteneva all’estate.
 Ero andato a trovare il professor Lanniret subito dopo pranzo, come accadeva quasi tutte le settimane dal giorno del suo pensionamento. Non lo facevo per compassione, o per un interesse materiale: la compagnia del mio anziano maestro continuava ad illuminare il mio intelletto di un chiarore che non mi era dato scorgere altrove.  La signora Lanniret era venuta con le tazze del tè, fermandosi il tempo indispensabile per informarsi sul mio stato di salute, poi aveva sistemato la coperta sulla carrozzella del marito, ed era rientrata all’interno della dimora. Dopo la sua partenza, per lunghi minuti, il professore era rimasto in silenzio, fissando con aria triste le ultime foglie ramate del faggio che volteggiavano in preda del vento, nella luce intensa del tramonto, assumendo bizzarre tinte violacee in controluce.
- Ognuna di quelle foglie – disse all’improvviso, come per riprendere una conversazione  da poco interrotta - segue una traiettoria prestabilita. Lo immaginava, Bechet?

venerdì 26 settembre 2014

Presentazione e aperitivo conigliesco

Sabato 11 ottobre, a partire dalle 18.30, lo Swiss Bar di Carrara, in Via Verdi 13, ospiterà un evento bizzarro: la presentazione di una raccolta  di racconti del famigerato Coniglio Mannaro, che ha improvvisamente deciso di schiudere le porte del suo rifugio e dare in pasto al mondo i suoi scritti.  Incuriositi? Ma cos'è sto Coniglio? Come fa a scrivere? E perché dovrebbe tenere dei racconti nella tana?Ecco qualche risposta, tutte tratte da un'intervista che sono riuscito a strappargli, nel blog dove vive: spartacomencaroni.blogspot.it  (Sì, tecnicamente il blog sarebbe mio: ma ormai lo considera casa sua).
D. Coniglio, presentati...R. Il Coniglio Mannaro è quella parte di ognuno di noi che si è persa in un posto magico e guarda da lontano il cielo e la sua luna. Dalla sua tana continua a raccontare storie fantastiche e frammenti di sogni, a volte fingendo di voler tornare indietro. I suoi racconti nascono quasi sempre sotto la luce della luna, che è l’unica capace di rendere visibile il mondo che gli si agita dentro al petto. Tutti loro assomigliano ad un viaggio, o ad una musica dolce; qualcosa che inizia, poi tu chiudi gli occhi, ti lasci andare, e non sei più là.

giovedì 25 settembre 2014

Sogni, in realtà.

Sarà il fatto che eravamo partiti dall'idea di un sogno tangibile, che lascia al risveglio una traccia delicata.
Sarà la determinazione di Elisa Elena Carollo, che trasuda quasi da ogni riga del suo blog, nel realizzare il suo, di sogno.
Sarà che la sua interpretazione del monologo che avevo scritto per mia figlia rende perfettamente quell'atmosfera di sospensione, ovattata, indistinta e quasi reale (a proposito: scusa, Elisa, per tutti quegli aggettivi da mandare a memoria!)
Sarà quel che volete, ma questa interpretazione mi ha commosso.




Il testo originale, da cui è tratto il più breve testo dello splendido lavoro di Elisa Elena Carollo, lo trovate qui.
Ed ora, è indispensabile che vediate tutte le altre...

domenica 21 settembre 2014

Come un popolo di silenziosi giganti

È così grande, la fantasia delle nuvole, quando cambiano, di ora in ora, o fra due battiti di ciglia. Capricci bizzarri, di luce e di vento, ne mutano la sostanza e le forme, scandiscono i toni, tinteggiano altri colori, rimescolano infiniti profili. 
Quante sono, le nuvole, e di quanti tipi; cumuli compatti, intere città di vapore, solide schiere di colossali nembi cupi. Ci sono cirri striati, screziati di tramonti,  che sbandati dal vento, lanceolati e sanguigni, si conficcano nel velo cinereo di un banco compatto, sullo sfondo, come piccole gemme morbide incastonate nel cielo.

venerdì 19 settembre 2014

Il Pescatore

Nota: questo post nasce dall'ispirazione che mi ha fornito un post di Iara R.M., che contiene la suggestiva descrizione di un momento, e alcune interessanti considerazione riguardo all'imperfezione della realtà. Comunque va, vi suggerisco di leggerlo.

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno,
non si guardò neppure intorno.

F. De André – Il pescatore


L’ultima volta che l’ho visto per strada, il Pescatore stava conducendo il suo carrello lungo il marciapiede sconnesso della provinciale, nel mezzo della discesa che porta fuori città. Lo avevo incrociato alcuni minuti prima, mentre salivo in direzione opposta, verso il centro, alla vana ricerca di un bar aperto. Il primo chiarore scialbo di una giornata uggiosa rincorreva le nuvole sfilacciate nel cielo caliginoso; quella luce inconsistente si rifletteva sulle facciate anonime dei palazzi di periferia, generando miraggi rettangolari sul parabrezza punteggiato di minuscoli cadaveri.

lunedì 15 settembre 2014

Come bocciare un Coniglio

Di recente il Coniglio ha detto la sua sulla questione dei consigli di scrittura, che tanto imperversano per il web e altrove. In quella sede, il leporide si è dichiarato piuttosto allergico alle regole di questo genere, ma ha riconosciuto il valore prezioso che il confronto con le esperienze e il percorso degli altri hanno nella crescita, umana e tecnica ,che deve necessariamente intraprendere chi vuole davvero imparare a scrivere per comunicare agli altri quello che ha dentro.
Sì perché il mestiere dello scrittore è soprattutto un lavoro relazionale, presuppone l'empatia, l'intuito, la capacità di leggersi dall'esterno, vedere con occhi altrui ciò che si vuole comunicare e trovare le parole per giungere in profondità verso l'altro.

sabato 13 settembre 2014

Conigli e consigli

Di recente, per varie ragioni, mi incontro con il concetto di "regole" o "consigli" per chi scrive. L'argomento è molto seguito da vari blogger, alcuni dei quali, a me vicini, hanno avuto il pregio di trattarlo in modi piuttosto originali, aggiungendo un prezioso contributo personale ad un argomento che altrimenti avrebbe avuto per me ben poche attrattive.
Per segnalare qualche esempio molto creativo, si sono le ottime trovate di Michele Scarparo, che sul suo bel blog "scrivere per caso" si è occupato in diversi modi di questo argomento. Michele ha, a mio giudizio, un talento particolare per conciliare metodo e creatività (o follia), e quando parla di regole la fa a modo suo, in modo generativo: si veda la serie di racconti di stampo surreale e molto spesso sarcastici, scritti a partire dai consigli di scrittura dell'agenzia letteraria "sul romanzo", con cui ci ha deliziato per tutto l'anno scorso. O la tornata attuale, dedicata ai consigli dei grandi autori che Michele interpreta con riflessioni, critiche e condivisioni di esperienze personali (e, perché no, inventandosi altre storie). 

Ma con i consigli per gli appassionati di penna e tastiera si è divertita in modo altrettanto originale, anche Elisa Elena Carollo, che in un post sul suo Drama-Queen si è cimentata con i 22 consigli di scrittura di Stephen King, intrecciando in maniera davvero acuta e divertente il mondo della letteratura con quello del teatro (cosa che, devo dire, la nostra reginetta del proscenio fa molto spesso).