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martedì 29 aprile 2014

Radiografia di un racconto (non aprite questo post!)

Quello che state per leggere, se deciderete di farlo, non è un racconto, ma lo diventerà. Per la precisione, si tratta di un racconto sinfonico impressionista, in tre movimenti, ispirato alla celebre composizione di Debussy, della quale prenderà il titolo. 
La Mer, che uscirà nei prossimi giorni, sarà naturalmente composto da tre post:
Il movimento lento, elegiaco, che rappresenta la tristezza e l'attesa, poi quello brioso e potente, dove l'azione travolge la speranza, e infine un lento e tumultuoso finale, in lotta con l'angoscia.

Ci sono almeno due buoni motivi per cui non dovreste leggere quello che segue: uno è che non si tratta di un racconto, ma del suo scheletro, della struttura, l'ambientazione. L'ossatura, insomma, su cui si regge la storia, e a voi interessa quella. Di quella roba lì hai bisogno, lettore.
L'altro motivo è che, se lo fate, il racconto che leggerete sarà più vicino a come io l'ho pensato, non come avreste potuto immaginarlo voi. Farò schiave le vostre menti e le condurrò in catene, riga per riga, esattamente dove voglio che vadano. Siete avvertiti: oltre questa riga, non c'è ritorno.

mercoledì 23 aprile 2014

La quarta cosa che non vidi al mattino

Eppure mi ero davvero impegnato, per questo compito. Sono sicuro di aver fatto tutto nel migliore dei modi e non mi meritavo davvero, che finisse così.
Certo, ora non posso essere più sicuro di niente; il caos mi ha ridotto la mente in poltiglia. I ricordi, inaffidabili, sono un turbine di frammenti, e quelli reali che non si distinguono dalle illusioni. Ragion per cui, riparto dall’unica certezza presente: sono fermo, bloccato, trafitto dalla moltitudine di appendici di questo talamo ipertecnologico, che tentano di tenermi in vita.
Subito prima stavo camminando sul pianerottolo; ma sono consapevole che questa immediata consecuzione di tempi esiste soltanto nella mia percezione interiore. Fra il pianerottolo del mio appartamento e questa stanza, piena di sensori e cicalini, immersa in un’ovattata oscurità, si distendono le pieghe di un tempo e di uno spazio non trascurabili.

mercoledì 16 aprile 2014

Luna nuova

Nel buio si è mossa, la piccola luna, e forse sta per svegliarsi.

Vibra leggermente, sospesa a pochi metri dalla sua mamma, cullata da un po’ di vento solare che giunge fino a lei come una dolce brezza. La sua giovane superficie, liscia e dolcemente arrotondata, rotola lenta mentre la polvere di roccia si addensa intorno a lei in vortici giocosi.
La grande luna le sussurra le parole di un antichissimo canto, vibrazioni silenziose nel vuoto che la raggiungono calmandola. Si riaddormenta; dalla massa grinzosa e butterata della madre cascate di sassolini, antiche rocce di Kreep e pezzi di silicati fluttuano lente lungo il cono di polvere, mutevole cordone che unisce la figlia alla madre, e la nutre.
Una falce di luce dardeggia nel cielo; la linea netta dell’ombra arretra veloce sulla faccia della vecchia luna, scoprendo come un sipario antichi crateri, mari ancestrali, immobili memorie di pietra che segnano il suo volto stanco. Un fremito di tenere onde gravitazionali si espande nello spazio quando i raggi del sole colpiscono la tenera palla di roccia, svegliandola.
“Buongiorno, piccolina. Hai dormito bene?”

domenica 13 aprile 2014

Limerik nella valle

Viaggiando in Val d'Orcia un Coniglio
fotografò un paesaggio di un miglio.
L'azzurro, i riflessi
e fra il grano i cipressi:
rimase incantato, quel coniglio!



sabato 12 aprile 2014

Fractal Chiantishire

Per noi, che in Toscana ci siamo nati e viviamo di nuovo lì, in un modo o in un altro, anche per noi questa nostra terra ha posti non svelati, mai del tutto compresi, inesplorabili.
Luoghi non geografici, ma reali, dove si può andare, si può nascere o scegliere di viverci, una sola o tutte le tue vite. Ma non si conoscono mai, non si comprendono tutti, e non puoi abbracciarli in una volta sola con lo sguardo.
Ci sono le colline coperte di vigne, isole mutevoli, separate da ingannevoli oceani di bruma; e distese di boschi, con dentro i loro castelli, punteggiate da paesi di uomini, con famiglie di pietre, perché è sottile il confine fra una città di alberi e una foresta di persone.

giovedì 10 aprile 2014

L'archivio nell'archivio nell'archivio (...)

Premetto che questo post contiene una dissertazione su una questione di nulla o quasi utilità pratica, scarso interesse intellettivo e del tutto inadatta per essere utilizzata all'interno di una qualsiasi conversazione,  in qualsivoglia circostanza concepibile, specialmente se finalizzata alla socializzazione.
Eccetto, forse, il caso di interazione galante con un essere umano profondamente interessato alla grammatica italiana (o follemente innamorato di voi).
Ciò detto, separo questa introduzione dalla suddetta dissertazione tramite una riga di interruzione, che per il lettore si tradurrà in un "continua a leggere..." e per me rappresenta un efficace velo pietoso steso sul resto, che mi accingo a scrivere. 

martedì 8 aprile 2014

Quell'improvvisa certezza

Arrivano all'improvviso, questi momenti. Quando succede capisci subito che non c'era modo di prepararsi prima. A volte penso che in fondo passiamo la vita ad aspettarli, a domandarci se possiamo fare qualcosa, per essere pronti ad affrontarli, quando capiteranno. 
Quando in una sera qualunque, dopo un giorno di incerta primavera, lo senti tutto ad un tratto, che è arrivato proprio quell'attimo. Sei lì, fra qualche parete che hai imparato a considerare casa, con i suoi oggetti comuni e quell'insieme peculiare di immagini, voci, ed altri suoni, che chiami famiglia. 
Stai lì davanti all'armadio e all'improvviso senti che è diventato impossibile, continuare a fingere; a far finta di niente, a seppellire la tua consapevolezza oltre l'orizzonte di ogni giorno. Sperando che con il tempo, in qualche modo, tutto torni a posto. 

lunedì 7 aprile 2014

Diffidenza

Io non lo amo, questo morbido tepore. Mi si stringe alla pelle, dolce e avvolgente, blandisce la carne con il ritmo lento delle sue carezze fluide, come una brezza leggera.
I miei compagni vi si abbandonano, fluttuando pigramente fra le molte delizie di questo luogo incantevole; gustano il cibo che troviamo in abbondanza, respirando quel profumo subdolo, che scende dal cielo nelle notti calme inondate di luna. Annebbia la mente e popola il sonno con i fantasmi di dolcissimi incubi.
Gli altri vagano per chilometri, felici e leggeri; le madri conducono i piccoli, titubanti e increduli, accompagnandoli di meraviglia in meraviglia. Si compiacciono dei loro occhi sgranati, che osservano ogni cosa, ingordi di stupore, e si struggono di sollievo al ricordo di quei giorni bui dell’esilio fra i ghiacci, le fughe. L’ombra scura che incombeva dall’alto, assetata di morte, poi la fame, e quel freddo implacabile che spacca la pelle in aride piaghe dolorose.
Adesso giocano nell’alba, scorrazzano lenti nei lunghi tramonti, specchiandosi con il sole che annega nell’oceano caldo: saltano felici, schizzando gocce infuocate, e si crogiolano ai raggi morenti in attesa di un sonno tranquillo.
Ma io no. Anche se mangio e dormo, non riposo. Un’inquietudine sottile mi separa, come un velo di nebbia, da tutta questa stridente euforia, che ha conquistato la mia gente, confondendogli la mente.
Io proprio non riesco a lasciarmi andare, ad abbassare la guardia. Anzi, ogni giorno che passa mi convinco che abbiamo fatto male, a venire fin qui. A lasciare il territorio dove siamo nati per scendere così a sud, ad ingozzarci dei frutti di un mare che non ci appartiene, rammollendoci nell’acqua tiepida.
Sarà per questo mio nemico, il cui cadavere marcisce nel mio fianco; come i pensieri, non mi abbandona, e non mi concede riposo. Sarà perché ho vissuto troppo a lungo, abbracciato al gelido sudario della paura, che non riesco a scaldarmi a questo sole.
Sia quello che volete, ma stamani, prima dell’alba, ho preso il largo senza salutare nessuno.
Torno a nord, fra i ghiacci: è lì che deve stare, una balena bianca. 

Questa cosa che avete letto partecipa agli Esercizi di Scrittura della Donna Camél, violandone espressamente la regola numero due (ed era stato detto, porca miseria, che la balena non è un pesce...)
Che roba triste, che figura, Coniglio, la prima volta che ti invitano e già fai una brutta figura.
Dici che ci passano sopra, se gli diciamo che si tratta di una balena mannara?


L'eds di aprile si riassume così:


scrivi una storia triste
mettici un pesce
mettici il bianco
stai dentro due cartelle (3600 caratteri, puoi contarli qui)
scrivi sul tuo blog e metti un link a tutti gli altri
  1. Album di famiglia in un interno – bianco come il bagno nel mese dei lucci
  2. Lamento di una giovane morta
  3. Il soffio della vita
  4. Austinu
  5. Caramelle
  6. Una mano di bianco
  7. Chi s’è mai sognato di mangiare una rondine?
  8. L'agosto del pesce volante e del pettirosso timido
  9. Missisippi
  10. La lista
  11. L'occhio del branzino deve essere bianco