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mercoledì 16 aprile 2014

Luna nuova

Nel buio si è mossa, la piccola luna, e forse sta per svegliarsi.

Vibra leggermente, sospesa a pochi metri dalla sua mamma, cullata da un po’ di vento solare che giunge fino a lei come una dolce brezza. La sua giovane superficie, liscia e dolcemente arrotondata, rotola lenta mentre la polvere di roccia si addensa intorno a lei in vortici giocosi.
La grande luna le sussurra le parole di un antichissimo canto, vibrazioni silenziose nel vuoto che la raggiungono calmandola. Si riaddormenta; dalla massa grinzosa e butterata della madre cascate di sassolini, antiche rocce di Kreep e pezzi di silicati fluttuano lente lungo il cono di polvere, mutevole cordone che unisce la figlia alla madre, e la nutre.
Una falce di luce dardeggia nel cielo; la linea netta dell’ombra arretra veloce sulla faccia della vecchia luna, scoprendo come un sipario antichi crateri, mari ancestrali, immobili memorie di pietra che segnano il suo volto stanco. Un fremito di tenere onde gravitazionali si espande nello spazio quando i raggi del sole colpiscono la tenera palla di roccia, svegliandola.
“Buongiorno, piccolina. Hai dormito bene?”