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mercoledì 23 aprile 2014

La quarta cosa che non vidi al mattino

Eppure mi ero davvero impegnato, per questo compito. Sono sicuro di aver fatto tutto nel migliore dei modi e non mi meritavo davvero, che finisse così.
Certo, ora non posso essere più sicuro di niente; il caos mi ha ridotto la mente in poltiglia. I ricordi, inaffidabili, sono un turbine di frammenti, e quelli reali che non si distinguono dalle illusioni. Ragion per cui, riparto dall’unica certezza presente: sono fermo, bloccato, trafitto dalla moltitudine di appendici di questo talamo ipertecnologico, che tentano di tenermi in vita.
Subito prima stavo camminando sul pianerottolo; ma sono consapevole che questa immediata consecuzione di tempi esiste soltanto nella mia percezione interiore. Fra il pianerottolo del mio appartamento e questa stanza, piena di sensori e cicalini, immersa in un’ovattata oscurità, si distendono le pieghe di un tempo e di uno spazio non trascurabili.