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martedì 13 maggio 2014

Il mare non è fatto per il buio

Il villaggio, con i suoi tetti bagnati fradici, scintillava nella luce bassa dell’ultimo pomeriggio. Un sole tardivo si era fatto largo, bucando le nubi basse sopra al mare cupo, contendendo alla pioggia la fine di una domenica di mancata primavera.
I pochi passanti, determinati a non farsi rovinare la festa dal maltempo, ammiccavano soddisfatti ai crescenti squarci d’azzurro, che s’allargavano sopra l’orizzonte; richiudevano gli ombrelli e se li appuntavano al polso, trascinandoli sulle pietre della passeggiata a mare come vecchi cani svogliati. Per terra, alle loro spalle, le punte di alluminio graffiavano e stridevano, saltellando ad ogni interruzione fra le lastre di ardesia, marcando la strada percorsa con strisciate sottili.
Anderline guardava verso il mare, oltre la linea discontinua e ondeggiante degli alberi delle barche alla fonda. Un braccio della bambina era sollevato e trattenuto per il polso dalla stretta guardinga del padre, che ogni tanto la tirava  a sé, per allontanarla dalle evoluzioni di una bicicletta, o dal vagabondare di un cane a cui era stato lasciato troppo guinzaglio.