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martedì 3 giugno 2014

Polvere rossa

Leo e Marika camminavano senza fretta, calpestando con studiata noncuranza gli antichissimi mucchietti di polvere rossa che crescevano in piccoli coni, bassi e instabili, ai lati della pista di terra battuta.
Il sentiero saliva pigramente sul fianco dell'arida collina, costeggiando dall'alto il villaggio; le sue unità abitative, rotonde e bianche, sembravano abbarbicate alla roccia come arselle su uno scoglio.
Più lontano, verso le montagne, le correnti ascensionali sbattevano in alto le rade nuvole di vapore, che spuntavano lentamente dal camino del condensatore e venivano risucchiate sopra l'immensa pianura desertica. Una  coperta rossa, grande come il mondo, punteggiata di minuscole macchie verdastre, là dove le serre idroponiche avevano attecchito.

A Leo piaceva quel tratto di strada: da quando aveva imparato quella parola difficile, facendosi spiegare il significato da suo padre, cercava di scoprire i segni del processo di terraformazione in atto: una nuvola che indugiava in cielo, opponendosi al vento furioso, o un ciuffo d'erba che resisteva per qualche giorno ai margini di un campo di condensazione.