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sabato 14 giugno 2014

Sassolini Verdi

Lucertola sollevò il piede e si accinse a distendere la gamba, spostando in avanti il peso del corpo, per compiere faticosamente un altro passo. In quella disgraziata giornata, ne aveva già fatti diverse migliaia, arrancando a fianco dell’altro sopravvissuto allo schianto.

Le due serie di orme si snodavano parallele, serpeggiando nella distesa di sabbia verdastra, arroventata dai due soli principali che splendevano in cielo.
In quel punto la sconfortante monotonia del deserto di scaglie rocciose era interrotta dalla protuberanza di una formazione più grande, perfettamente invisibile nell’abbacinante mare di riflessi cangianti che riverberava dal terreno.
Il piede di Lucertola vi sbatté contro, facendogli perdere l’equilibrio e lasciandolo in balia della forza di gravità che, sebbene di molto inferiore a quella terrestre, fu sufficiente a sbatterlo malamente a terra, rovesciandolo sul dorso.
Robson trasalì, mentre il rumore prodotto dalla caduta dell’amico si propagava nell’atmosfera del pianeta e raggiungeva l’impianto acustico del suo casco.
“Ehi, Lucertola!” lo apostrofò, chinandosi sulla figura del compagno. Questi, come uno scarafaggio ribaltato, combatteva con il peso della tuta per mettersi seduto.
“Tutto a posto, amico?”
Una serie di scariche di elettricità coprì in parte la risposta. “… questo pianeta di merda verde!”