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sabato 21 giugno 2014

Oltre la nebbia del primo mattino - Capitolo 3

Nota: questo è il terzo capitolo di un racconto, ambientato in un mondo particolare, che potrebbe anche essere il nostro. I dettagli li puoi trovare qui.


Le onde scure, che si accavallavano in prossimità della costa, carezzavano la linea frastagliata della spiaggia con gelide dita sottili. L’oceano Pacifico, tormentato da insondabili correnti, sussurrava il suo antico canto di brezza e di spuma.
Il vento del sud lambiva la riva rocciosa, entrava nelle brevi vallate, filtrando fra le fronde umide delle Lenghe ed echeggiando nei profondi boschi scuri, abbarbicati sul fianco, subito ripido, delle montagne. Poi saliva impetuoso, portando l’odore del mare fino alle pietraie scoscese ai piedi delle vette candide; e alla fine si perdeva contro il cielo azzurro, strappando alle cime pennacchi di ghiaccio e neve, come fossero fumo.
Marcélo amava quel vento: ne portava l’odore sulla pelle e il fischio nell’anima. Lo sentiva anche adesso, mentre guidava, lungo la strada del porto, il suo piccolo fuoristrada elettrico. Era principalmente per quel vento che non era stato capace, nella sua lunga carriera di scout militare, di lasciare Ushuaia.

Negli anni, la sua esperienza e abilità gli avevano offerto decine di buone occasioni per trasferirsi lontano da quell’estremo avamposto, ma lui non ne aveva voluto sapere, giungendo a congedarsi dall’esercito quando l’unica possibilità di lavorare per i militari avrebbe significato un distaccamento di cinque anni sul continente africano.