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martedì 1 luglio 2014

Oltre la nebbia del primo mattino - Capitolo 4

Nota: questo è il quarto capitolo di un racconto, ambientato in un mondo particolare, che potrebbe anche essere il nostro. I dettagli li puoi trovare qui.


Nel silenzio assoluto, i confini della Sfera si espandevano e si ritraevano, seguendo l’imprevedibile fluttuare dei picchi di corrente. Il suo cuore sembrava pulsare ritmicamente, se solo in quel luogo fossero stati applicabili concetti come lo spazio e il tempo. Lo stesso termine geometrico, con il quale ci si riferiva al centro nevralgico della rete informatica delle Colonie, veniva usato dai tecnici come pura astrazione, per dare un nome all’entità della cui manutenzione erano responsabili.
In realtà, nessuno avrebbe mai potuto svolgere direttamente qualunque genere di operazione sulla Sfera; le incombenze dei tecnici costituivano nel sorvegliare l’insieme di condizioni ambientali necessarie al mantenimento di un grappolo di singolarità quantistiche, che potevano esistere solo in un range molto ristretto di parametri fisici. Dalla Sfera dipendeva la capacità di interconnessione dei nodi: senza di essa, la Rete di Luci non sarebbe stata che la mera somma delle sue parti, un cumulo di qubit di ultima generazione del tutto incapaci di interagire in maniera complessa.
Da oltre un secolo le migliori menti delle Colonie erano impegnate in accesi dibattiti e dispute intellettuali, nel tentativo di definire il livello di coscienza e di consapevolezza che pervadeva la Rete di Luci, le cui decisioni venivano elaborate secondo un complesso meccanismo di sommatoria di potenziali d’azione, tipico di una rete neurale. Ma il fatto che quell’insieme potesse definirsi una forma di vita senziente, o al contrario fosse soltanto un calcolatore incredibilmente complesso, non comportava nei fatti alcuna differenza.